Ratzinger al capezzale dell'anziano fratello malato grave

Le congetture sulla possibilità di un non ritorno a Roma e le ragioni familiari sulla promessa di non voler essere assente come quando morì la sorella nel '91

Nico Spuntoni in "La Nuova Bussola" 20-6-2020

Il diciottenne Joseph, identificato come prigioniero di guerra nonostante avesse disertato, fece ritorno a casa nel giorno della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù del 1945. Esattamente un mese dopo toccò a Georg - di ritorno dall'Italia dopo tre anni passati in giro per l'Europa - tornare a bussare alla porta della casa contadina di Hufschlag. Un ritorno insperato, festeggiato dai due fratelli intonando al piano l'inno ecclesiastico tedesco "Grande Dio, noi Ti lodiamo". Le vite dei due Ratzinger sono andate sempre in sincronia, come due note musicali suonate assieme.

Lo ha dimostrato ancora una volta il coraggioso viaggio intrapreso in piena pandemia dal 93enne papa emerito per raggiungere a Ratisbona il fratello 96enne gravemente ammalato. Benedetto XVI mancava dalla Germania da nove anni e non metteva piede in Baviera dal 2006, anno dell'emozionante Visita Apostolica nei luoghi della sua infanzia. All'epoca, l'allora pontefice regnante confessò la nostalgia per la terra tanto amata e non nascose una certa amarezza al pensiero che quella sarebbe potuta essere la sua ultima volta nella roccaforte cattolica di Germania.

Ma il Signore ha voluto diversamente: il papa emerito è atterrato giovedì all'aeroporto di Monaco poco dopo mezzogiorno ed è stato subito trasportato al Seminario diocesano di Ratisbona, sua residenza durante questo soggiorno e vicina alla casa in Luzengasse di monsignor Georg, su un pulmino della Malteser International. Lo stesso servizio che i volontari tedeschi dell'organizzazione legata all'Ordine di Malta offrono agli anziani con difficoltà di deambulazione desiderosi di recarsi a visitare i familiari malati e dunque un'immagine che rende l'idea dell'immedesimazione di questo "pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra" con le sofferenze comuni a migliaia di suoi connazionali.

All'arrivo, nonostante la strada transennata dalla polizia tedesca, si è creato un drappello di fedeli che lo ha accolto festosamente, sventolando la bandiera biancoceleste della Baviera. Il papa emerito li ha ringraziati, salutando con la mano da dietro il vetro del finestrino. Con lui ci sono il segretario personale, monsignor Georg Gänswein, il nuovo vicecomandante della Gendarmeria Vaticana, Davide Giulietti, uno dei quattro "angeli" dell'associazione laicale Memores Domini che lo assistono nel monastero della Mater Ecclesiae, il medico personale, due gendarmi ed un infermiere.

Nel tragitto tra Monaco e Ratisbona ha avuto anche la compagnia del vescovo Rudolf Voderholzer - da lui nominato nel 2012 - con cui poi si è fermato a cena. Il portavoce della diocesi, Clemens Neck, ha dichiarato che il papa emerito era raggiante dopo aver rivisto il fratello, ma ha anche spiegato che non ci sarà alcuna apparizione pubblica perché è volontà dei Ratzinger far rimanere questa visita esclusivamente privata. In Seminario Benedetto XVI dorme nella stessa camera della Visita Apostolica del 2006 che è stata utilizzata successivamente soltanto dal cardinal Gerhard Ludwig Müller in occasione dei suoi soggiorni a Ratisbona.

Nella struttura vivono 28 candidati al sacerdozio ed altri pochi prelati che però non condividono i pasti con il papa emerito, accudito dalla consacrata dei Memores Domini in una sala da pranzo attigua alla stanza da letto dove mangiano anche monsignor Gänswein e gli altri membri della delegazione vaticana. Dall'elezione del 2005 ed anche dopo la rinuncia del 2013, era l'ex maestro di cappella dei Piccoli cantori del duomo di Ratisbona a recarsi con una certa frequenza in Vaticano per stare in compagnia del fratello minore con il quale, nonostante la cecità e le difficoltà di deambulazione, trascorreva piacevolmente le giornate tra preghiere, musica e la pomeridiana passeggiata fino alla grotta di Lourdes nei giardini vaticani. Il peggioramento della sua salute e lo scoppio della pandemia mondiale ha costretto i due ad una forzata ed inconsueta lontananza che il papa emerito ha voluto interrompere con il primo viaggio all'estero da quando ha rinunciato al soglio pontificio.

E' comprensibile, quindi, l'agitazione di monsignor Georg che, pur essendo gravemente malato, ha passato la mattina con la sveglia in mano per controllare l'orario in attesa dell'arrivo. Ieri mattina Benedetto XVI si è recato di nuovo a fare visita al fratello ed ha celebrato una Santa Messa della quale, raccontano i testimoni, da fuori al Seminario erano udibili i canti intonati. Il papa emerito si è mostrato "esausto" per il viaggio ma "incredibilmente felice" per aver potuto incontrare di nuovo Georg nonostante qualche difficoltà di comunicazione perché, come riferito da una fonte a Christoph Renzikowski di Cna, "uno sente male, l'altro ha problemi a parlare".

Ieri la Bild, il tabloid più venduto in Europa, ha scritto che Ratzinger potrebbe rimanere in Germania e non fare ritorno in Vaticano. Un'ipotesi avanzata anche dal vaticanista americano Edward Pentin che in un tweet ha svelato il ritorno immediato a Roma del veicolo dell'Aeronautica Militare italiana su cui aveva viaggiato il papa emerito. Lo stesso Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha detto che il soggiorno durerà "il tempo necessario", sulla stessa linea di quanto già dichiarato anche da Neck secondo cui "nessuno conosce l'ora e il giorno" in cui verrà richiamato alla Casa del Padre, in riferimento alle condizioni di salute di monsignor Georg.

Non è un mistero che Ratzinger aveva immaginato di terminare i suoi giorni in "tranquillità" - come ama ripetere - proprio nell'amata Baviera e precisamente a Pentling, sobborgo di Ratisbona dove possiede ancora una casa nel verde e in cui aveva progettato di trasferirsi con il fratello maggiore una volta rassegnate le dimissioni da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Un progetto coltivato con premura da entrambi, al punto che Georg - già ottantenne - si recava ogni giorno nell'abitazione prendendo l'autobus e una volta tornato a Ratisbona chiamava il fratello cardinale per rassicurarlo che tutto era in ordine.

San Giovanni Paolo II, che lo considerava insostituibile, rifiutò sempre le dimissioni del suo "custode della dottrina della fede", trattenendolo a Roma e costringendo a rinviare quel proposito, definitivamente accantonato con l'elezione del 2005. La casa di Pentling è la stessa dove nel 1991 si spense improvvisamente Maria, sorella amatissima che grazie al suo lavoro giovanile in un negozio consentì ai due fratelli di iscriversi al seminario di Traunstein nel lontano 1937 senza mandare in rovina le spese familiari.

La sua scomparsa è stato probabilmente il trauma più doloroso nella vita del papa emerito: i tre Ratzinger avevano l'abitudine, conservata per anni, di ritrovarsi annualmente in Baviera in occasione della festa di Ognissanti e visitare la tomba dei genitori nella commemorazione dei defunti. Quell'anno, però, problemi di salute impedirono al prefetto dell'ex Sant'Uffizio di partire insieme a Maria che, arrivata nella casa di Ratisbona di Georg, fu colpita da una grave emorragia cerebrale e morì quella sera stessa. Joseph non riuscì a salutare per l'ultima volta in vita la sorella che aveva dedicato 34 anni al suo servizio e dovette limitarsi a celebrare il funerale nella famosa cattedrale gotica.

Quella morte, ha raccontato monsignor Georg, rese il rapporto fraterno ancora più profondo ed è dunque presumibile che Benedetto XVI non abbia voluto correre il rischio di rivivere un trauma simile a quello vissuto 29 anni fa. Il desiderio di stare di nuovo in compagnia di colui che è sempre stato "un punto di orientamento e di riferimento" nella sua vita ha spinto il papa emerito, una volta consultato il suo successore, a sfidare la lontananza, la vecchiaia e la pandemia. D'altra parte, ben lontano dall'identificarsi con quel nomignolo di "carabiniere della Chiesa" con cui i suoi detrattori - usandolo in senso dispregiativo - lo bollarono già negli anni Ottanta, Ratzinger è sempre stato uno spirito libero che di sé ha riconosciuto un'"irrequietezza congenita".

Un tratto distintivo non estraneo al fratello maggiore che nonostante l'età avanzata e le difficoltà di deambulazione ha continuato a rifiutare di trasferirsi a Roma perché "gli affitti sono molto alti ed è difficile trovare un buon appartamento", auspicando invece che il fratello potesse venire regolarmente da lui nella mai dimenticata Baviera. E Joseph, che già da potente cardinale a capo dell'ex Sant'Uffizio nella sua terra si presentava scherzosamente come "il fratello minore del famoso direttore del coro", lo ha accontentato nell'ultima tappa del pellegrinaggio sulla terra.  


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