CORPO E SANGUEE DEL SIGNORE

CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

Anno A (Gv 6,51-58) “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”

   Gesù ci ha spiegato a quale pane Dio uno trino, mediante il dono della manna, voleva preparare il popolo della Nuova Alleanza, della Nuova Storia di Amore [ … ]

   Il Figlio di Dio Padre nello Spirito Santo, essendosi fatto carne, poteva diventare Pane, ed essere nutrimento del suo popolo, di noi che siamo in cammino in questo mondo, verso la terra promessa del Cielo.

   Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. La Domenica, Giorno del Signore, è l’occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi un dovere imposto dall’esterno, un peso sulle nostre spalle.

   Al contrario, partecipare alla Celebrazione domenicale, cibarsi del Pane eucaristico e sperimentare la comunione dei fratelli e delle sorelle in Cristo è una necessità, un bisogno grave per il cristiano, è una gioia, solo così il cristiano può trovare l’energia necessaria per il cammino personale e comunitario che dobbiamo percorrere ogni settimana.

   Un cammino, peraltro, non arbitrario: la strada che Dio uno trino ci indica nella sua parola va nella direzione iscritta nell’essenza stessa dell’uomo e della donna.

   La Parola di Dio uno trino, andare con Cristo significa per l’uomo e la donna realizzare se stessi; smarrirli equivale smarrire se stessi.

  Il Signore, uno trino, non ci lascia soli in questo cammino. Egli è con noi¸ anzi, Egli desidera condividere la nostra sorte fino ad immedesimarsi con noi [ … ]

   Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in Lui” (Gv 6,56).

Come non gioire di una tale promessa? Abbiamo sentito però che a quel primo annuncio, la gente, invece di gioire, cominciò a discutere e a protestare [ … ]

   Per la verità, a quell’atteggiamento s’è ripetuto tante volte nel corso della storia. Si direbbe che, in fondo, la gente non voglia avere Dio uno trino così vicino, così alla mano, così partecipe delle sue vicende.

   La gente lo vuole grande e, in definitiva anche noi speso lo vogliamo un po’ lontano da noi. Si sollevano allora questioni che vogliono dimostrare, alla fine, che una simile vicinanza sarebbe impossibile [ … ]

   In verità abbiamo bisogno di un Dio uno trino vicino. Di fronte al mormorio di protesta, Gesù avrebbe potuto ripiegare su parole rassicuranti: “Amici, avrebbe potuto dire, non preoccupatevi! Ho parlato di carne, ma si tratta soltanto di un simbolo. Ciò che intendo è solo profonda comunione di sentimenti”.

   Ma no, Gesù non ha fatto ricorso a simili addolcimenti. Ha mantenuto ferma la propria affermazione, tutto il realismo, anche di fronte alla defezione di molti suoi discepoli (Gv 6,66).

   Anzi, Egli si è dimostrato disposto ad accettare persino la defezione degli stesi suoi discepoli, pur di non mutare in nulla la concretezza del suo discorso [ … ]

   Abbiamo bisogno di un Dio uno trino che si dà nelle nostre mani e che ci ama. Nell’eucaristia Cristo è realmente, sostanzialmente presente tra noi. La sua non è una presenza statica. Eì una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a sé.

   Cristo ci attira a sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di tutti noi una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli e la comunione con il Signore è sempre anche comunione con le sorelle e i fratelli. E vediamo la bellezza di questa comunione che la Santa Eucaristia ci dona.

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