La nuova Ester

La nuova Ester

Altra figura anticipatrice di Maria è la regina Ester, che intercede, a rischio della propria vita, per la salvezza del suo popolo. Alla sua vicenda sono legati un intero libro dell’Antico Testamento e la festa di Purim: un esempio di come Dio rovesci le sorti della storia

Oggi ci occupiamo della regina Ester, altra figura anticipatrice della Madonna. C’è un intero libro dell’Antico Testamento dedicato a Ester e alla storia che la coinvolge. Intanto voglio sottolineare questo aspetto: quello relativo alla vicenda di Ester e alla liberazione che il popolo di Israele ottiene tramite la sua intercessione, non è “solo” un libro della Scrittura, ma è anche una festa ebraica, la festa di Purim, che viene celebrata il 14/15 del mese di Adar, cioè più o meno, secondo il nostro calendario, tra la fine di febbraio ed entro la fine di marzo, ed è preceduta da un giorno di digiuno. È importante questa sottolineatura, perché questa festa ci dà una chiave di lettura ulteriore della vicenda di Ester e accende delle luci importanti sulla mediazione di Maria Santissima come prefigurata in Ester.

Purim, questa festa, significa “le sorti”. Perché le sorti? Perché quando leggiamo il libro di Ester la chiave di lettura fondamentale è il rovesciamento delle sorti: si parte da un decreto di sterminio del popolo ebraico che il re Assuero, istigato dal malvagio Aman, emette; poi c’è un rovesciamento grazie all’intercessione della regina Ester; non solo il popolo viene salvato, ma è Aman a subire ciò che aveva pensato per il popolo ebraico, cioè l’uccisione.

È interessante questa festa, perché nella tradizione ebraica è un po’ la festa che insegna letteralmente che, come dicono alcuni saggi ebraici, Dio prepara il rimedio prima della malattia. Ogni volta che Dio permette la malattia, non semplicemente quella fisica ma una grande prova, come nel caso del libro della regina Ester (il rischio serissimo di essere eliminato, corso fino all’ultimo secondo dal popolo di Israele), Dio aveva già preparato la soluzione. Questa soluzione l’aveva preparata in questa donna. Sappiamo che il re Assuero aveva ripudiato, aveva respinto la regina Vasti e l’aveva sostituita con la regina Ester, che aveva presso di lui un particolare ascendente a motivo della sua bellezza.

Ora, questa chiave di lettura è importantissima, perché ci fa capire come la lettura del libro di Ester e della festa di Purim parlano dello stesso soggetto; questa chiave richiama un passo fondamentale che abbiamo trattato più volte, cioè quello di Genesi 3. Se ricordate, lì l’ordine risulta apparentemente invertito: abbiamo la caduta e poi abbiamo la donna e la sua stirpe che schiacceranno la testa del serpente. Perché apparentemente? Noi non dobbiamo pensare che Dio corra ai ripari di fronte a un imprevisto, come se Dio non avesse previsto che i progenitori sarebbero caduti nel peccato. Dio lo aveva previsto, è onnisciente, e nella sua onniscienza sa anche quelle che saranno le libere scelte degli uomini, le libere corrispondenze degli uomini, senza predeterminarle. Pre-saperle non equivale a predeterminarle. E dunque, in realtà, quel passo significa che Dio non avrebbe permesso la caduta se non avesse già pensato in qualche modo il rimedio: la donna e la sua stirpe, che avrebbero schiacciato la testa del serpente, erano state pensate prima della caduta.

Nel libro di Ester abbiamo la stessa logica: Dio non avrebbe permesso l’influenza nefasta di Aman sul re Assuero e non avrebbe permesso questo decreto di sterminio, unito alla paura del popolo di Israele di sparire dalla faccia della terra, se non avesse già pensato il rimedio. E anche in questo caso il rimedio è in una donna, la regina Ester. Questa prima sottolineatura è importantissima.

Nel libro di Ester esistono due capitoli 1. Perché? Perché il primo cap. 1, i cui i versetti sono suddivisi in lettere anziché in numeri, è accettato dalla Settanta, cioè dalla traduzione greca della Bibbia, mentre non è presente nella Bibbia ebraica. In questo cap. 1, che troviamo solo nella versione greca, abbiamo il sogno di Mardocheo, che ci permette di collocare la vicenda del libro. Cosa vede Mardocheo? Sogna due enormi draghi che avanzano e che sono pronti a dare battaglia e chiamano tutti i popoli della terra «per combattere contro il popolo dei giusti. Ecco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra! Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire e levarono a Dio il loro grido. Ma dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. Apparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi. Mardocheo allora si svegliò» (1f-1l).

Il contesto di quanto viene narrato nel libro di Ester è contenuto per figure in questo sogno. Ci sono due draghi che radunano le nazioni della terra perché facciano sparire il popolo giusto. Ma a un certo punto, in questa tenebra appare una piccola fonte che poi diventa un grande fiume e le sorti (da cui la festa di Purim) si rovesciano: gli umili vengono esaltati, i superbi vengono divorati. Qui sentiamo ancora una volta il sottofondo del Magnificat, con il rovesciamento delle sorti: Dio abbatte i superbi e innalza gli umili; gli affamati vengono saziati, invece i ricchi se ne vanno a mani vuote. È proprio il linguaggio che troviamo nel Magnificat, che è fortemente radicato in questi testi dell’Antico Testamento.

Al cap. 2 si intuisce che la piccola fonte che diventa un grande fiume è la regina Ester. Ester diventa regina dopo che viene ripudiata la regina Vasti. Al versetto 2,17 leggiamo: «Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed essa trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini». Che cosa richiama questo lessico? È evidente che questo linguaggio è in tutto simile a quello dell’Annunciazione, dove l’Angelo dice a Maria di non temere «perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1, 30). Quindi il legame tra la regina Ester e la nuova regina, Maria, tra colei che ha trovato grazia presso il re Assuero e colei che ha trovato grazia presso l’Altissimo, presso Dio, non è così remoto.

È interessante che in questo versetto 17 si dica che ha trovato grazia perché il re l’ha amata di più. Cioè, l’espressione è: «Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed essa trovò grazia». Questo è un principio importantissimo: non è la grazia che si trova nella persona a suscitare l’amore di Dio, ma è perché Dio ama la persona che essa ha grazia. La grazia è l’effetto, non è la causa dell’amore di Dio. E dunque un grandissimo amore di Dio ha prodotto una grandissima grazia in Maria. Maria Santissima ha trovato grazia presso Dio più di ogni altra creatura, perché Dio l’ha amata più di ogni altra creatura. E quindi l’amore di Dio ha riversato in lei una pienezza di grazia unica e l’ha posta al di sopra di ogni altra creatura. È importante mantenere questa linea di comprensione.

La sezione centrale è il cap. 4, dove Ester accetta di intercedere, su richiesta di Mardocheo, che era suo zio, per la salvezza del suo popolo. Mardocheo le dice: «Non pensare di salvare solo te stessa» (4, 13) senza il tuo popolo. Ed Ester dice a Mardocheo: «Va’, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, non mangiate e non bevete per tre giorni, notte e giorno. Anche io, con le mie ancelle, digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!» (4, 16). Perché comparire davanti al volto del re senza essere stati convocati era passibile di pena di morte. Quindi Ester corre lo stesso rischio del suo popolo, mette a repentaglio la sua vita per salvare il suo popolo mediante l’intercessione presso il re.

Facciamo notare prima di tutto che è vero che è solo Ester a presentarsi al cospetto del re, ma Ester richiede la partecipazione del suo popolo: non perché il suo popolo abbia la sua stessa grazia, ma perché il suo popolo è chiamato a sostenere la sua missione con il digiuno. Anche questo è interessante, perché richiama il modus operandi della Santissima Vergine nella storia della salvezza. Pensiamo alle apparizioni degli ultimi due secoli: praticamente sempre la Madonna richiede al suo popolo di partecipare a quello che solo lei può fare, cioè alla sua mediazione singolare e onnipotente, e chiede di partecipare mediante il digiuno, la penitenza e la preghiera. Dunque, c’è un forte parallelismo, un forte richiamo.

È in virtù di questa intercessione che le sorti si rovesciano: coloro che dovevano essere sterminati vengono salvati, mentre lo sterminatore viene sterminato. Ora, questo è un aspetto interessante perché, come abbiamo accennato, questo rovesciamento delle sorti lo vediamo già in Genesi 3, dove il tentatore che ha vinto sui progenitori viene vinto dalla donna e dalla sua stirpe. E lo ritroviamo nell’ultimo libro, l’Apocalisse, dove troviamo la donna vestita di sole che calpesta il potere del drago. Il drago – che insieme alle due bestie tenta di sterminare il nuovo popolo di Dio, il popolo cristiano – viene sconfitto, viene sterminato; sappiamo che le due bestie verranno gettate nell’abisso e legate per sempre; al demonio, cioè al drago, verrà lasciato ancora un tempo, ma poi a sua volta verrà sconfitto dalla Donna con il Bambino. Dunque, Ester si colloca in mezzo a queste due polarità dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Anche la festa di Purim, come viene ancora oggi celebrata dagli ebrei, è di grande aiuto per capire il senso della vicenda legata alla regina Ester. Il 14 e il 15 di Adar, come dicevo, sono i giorni dedicati alla festa di Purim e vengono anticipati, il giorno 13, da un digiuno. Vedete questa conferma; è un digiuno che viene chiamato Taanit Ester, “il digiuno di Ester”. È interessante questa dizione: non è un digiuno qualsiasi, è il digiuno di Ester, a cui il popolo ebraico ancora oggi partecipa e lo fa, attenzione, precisamente con quello stesso scopo di sostenere, di essere partecipe alla salvezza del popolo stesso. È un digiuno penitenziale e per certi versi di intercessione. L’aspetto fondamentale della festa di Purim è che essa deve essere connotata da una grandissima gioia: una gioia che si esprime soprattutto in banchetti; nel racconto del libro di Ester i banchetti sono centrali. La stella polare del senso di questa festa è proprio il rovesciamento improvviso delle sorti, inatteso, quasi insperato ormai. Un rovesciamento delle sorti che fa gioire tanto quanto prima si era avvertita la paura.

Questo banchetto di Purim particolarmente copioso e festoso è messo tutt’oggi in relazione, nella festa ebraica, con il banchetto escatologico, il famoso banchetto al cospetto di Dio, di cui si parla nel libro dei Proverbi (al cap. 9) e nei Vangeli: Gesù fa riferimento al Regno dei cieli come a un banchetto. Questa idea è fondamentale: il banchetto di Purim anticipa il banchetto escatologico. Perché? Nella tradizione ebraica, nel regno del Messia, due saranno le cose che rimarranno: 1) la Torah, perché la dedizione di tutti sé stessi alla Torah e alla Parola di Dio non è qualcosa che è legato solamente al tempo: la bellezza, la beatitudine che procura lo studio della Torah è legata anche alla realtà escatologica. Quindi lo studio e la dedizione alla parola di Dio è qualcosa che permane per sempre. Ma la Torah nella prospettiva ebraica non è l’unica cosa che rimarrà. 2) Rimarrà il rotolo di Ester. Interessante. Non ci saranno i profeti. Cosa vuol dire che rimarrà il rotolo di Ester? E perché rimane? Perché questo banchetto eterno sarà un banchetto connotato dal trionfo, dal rovesciamento delle sorti, dall’essere scampati all’ultimo secondo, dall’essere per sempre salvi, mentre i nemici saranno per sempre condannati. Dunque, vedete questo aspetto molto bello, questo collegamento tra il banchetto di Purim e il banchetto celeste. Quando verrà il Messia, rinnoverà il mondo. Nell’ebraismo c’è soprattutto questa idea: quando verrà il Messia, quando Israele si sentirà salvato dall’avvento del Messia, rimarranno la Torah e il libro di Ester. Perché? Perché con l’avvento del Messia sempre si ricorderà la distruzione dei nemici di Israele e la sua salvezza. Il Messia porta questo: la salvezza di Israele e la distruzione dei suoi nemici.

Capite l’importanza estrema che ha allora questo testo per il cristianesimo, anche alla luce di quella che continua ad essere la tradizione ebraica di questa festa; è una festa molto sentita nel mondo ebraico. Ci sono alcune pratiche molto belle. C’è la lettura del rotolo della regina Ester, durante la quale vengono fatti partecipare soprattutto i bambini: mentre viene letto e cantato questo libro, ogni volta che viene nominato Aman, il cattivo, loro devono fare dei versi, tipo il buh; poi hanno delle raganelle da suonare ogni volta che viene nominato questo nome, come ad essere partecipi, fin da bambini, di questo dramma: schierarsi dalla parte del bene e rigettare il male. Questo è il senso di questo espediente. Poi ci sono dei mitzvot, cioè dei precetti particolari di questa festa, tra cui questo banchetto particolarmente festoso, particolarmente ricco.

Vediamo adesso la lettura cristiana del libro di Ester e della festa di Purim. È piuttosto evidente. C’è l’idea fondamentale di comprendere il ruolo di Maria Santissima proprio nel momento in cui la Chiesa e il popolo cristiano sembrano destinati allo sterminio. Uno sterminio che può venire, come nel contesto di Ester, dal coalizzarsi delle nazioni contro la Chiesa, istigate dal drago: una lettura attualissima. Qui riecheggia il Salmo 2: Quare fremuérunt gentes, «perché le genti fremono» e si uniscono contro il Cristo, il Messia? Questo riunirsi delle nazioni contro il Messia è il riunirsi delle nazioni contro la Chiesa. Ricordate la visione di Apocalisse 12: c’è il fiume che viene vomitato dal drago e che cerca di travolgere la Donna e il Bambino; il Bambino viene portato in salvo, ma la guerra si rivolge contro la discendenza della Donna, cioè contro i cristiani, contro la Chiesa.

Nei momenti più bui, più disperati, Dio affida la salvezza del suo popolo a una donna. Avevamo già visto questa insistenza nella figura di Giuditta, con il tornare e ritornare di queste parole: Dio ha tagliato la testa di Oloferne per mano di donna; Dio ha dato la salvezza per mano di donna. Qui troviamo lo stesso concetto: Dio salva, nella situazione più critica, quando le nazioni cospirano per inghiottire per sempre la Chiesa, Dio affida la salvezza a mano di donna, all’intercessione della nuova Ester, della nuova regina, che chiama il suo popolo a partecipare.

Dunque, comprendete l’importanza di questo testo, che insieme a quello di Giuditta, insieme alla figura della Regina Madre, ci fa comprendere come nella storia della salvezza, nell’AT, viene sottolineato questo modo di agire di Dio, di affidare a una donna – nel caso di Ester di una donna che ha trovato grazia presso il re, come la Madonna ha trovato grazia presso Dio – la salvezza. In riferimento a Maria, non si tratta “solamente” di portare in grembo e partorire il Messia, il Figlio di Dio, ma di essere parte del piano di Redenzione, dello stesso piano del Messia. È Cristo che ci salva, è Cristo che sulla croce rovescia le sorti, sconfigge il nemico, è Cristo che alla fine dei tempi tornerà per spazzare via l’Anticristo, l’assalto finale dell’Anticristo; è così anche nell’attesa messianica, eppure questo non è la negazione dell’intervento della Donna, ma ne è il presupposto. Cioè, non è un aut-aut, o è il Messia o è la Donna, o è il Messia o è la nuova regina Ester, o è il Messia o è Giuditta, ma le due cose vanno insieme.

Nell’attesa del Messia da parte di Israele noi già vediamo questa Donna: l’abbiamo visto in Genesi 3, l’abbiamo visto nella profezia di Isaia 7 sulla vergine che concepirà, l’abbiamo visto nella profezia di Michea, poi nella figura di Giuditta e in quella di Ester; dunque questo ruolo salvifico di Maria con Cristo è anticipato, è annunciato. Precisamente nell’AT anticipiamo, prepariamo la venuta di Cristo, il Redentore; analogamente e in virtù di questo, anticipiamo e preannunciamo la venuta di colei che andrà a svolgere un ruolo fondamentale nella salvezza della Chiesa, degli uomini. Un ruolo che è già in atto, quello di Maria Santissima, un ruolo che ha una sua decisività sicuramente fino alla fine della storia, ma soprattutto in quei momenti più difficili e bui, in cui il nemico sembra poter trionfare, dicendo “ho vinto, ho sterminato la Chiesa, ho sterminato il popolo”. Proprio in quel momento, come nella festa di Purim, le sorti si rovesciano. E ancora una volta questo, lo sottolineo, la Chiesa lo canta tutte le sere al Vespro: il Magnificat non è un ricordo del cantico di Maria, non è solo un ricordare le imprese compiute da Dio, ma è un sapere che quel Dio che travolge il faraone, che rovescia le sorti con la regina Ester, agisce e agirà nella storia nello stesso modo. Il Magnificat è la conferma che la Chiesa crede profondamente in questo rovesciamento delle sorti e lo fa precisamente richiamando il canto di una donna, della nuova regina Ester.

Vedete la bellezza di questi testi. Tra gli obiettivi di queste catechesi c’è anche quello di far capire che non è assolutamente vero che le Scritture parlano poco della Madonna: siamo noi che non le sappiamo più leggere; ma se noi utilizziamo la lettura che ne danno i Padri, i dottori della Chiesa, i grandi santi, il magistero, ci rendiamo conto che le Scritture parlano veramente con sovrabbondanza di Maria Santissima, soprattutto nella sua connessione a Cristo e alla Redenzione degli uomini.

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