Dominica secunda in quadragesima
Dominica sécunda in quadragesima
di Eremita
Questa Parola è immensa, perché ci rivela chi è Gesù Cristo e chi siamo noi. Non è un racconto lontano, non è una scena da contemplare come spettatori: è una Parola per la nostra vita, oggi.
Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li porta su un alto monte. Non salgono da soli: è Cristo che li prende. Questo è già un annuncio per noi. La fede non nasce perché tu sei buono o perché cerchi Dio; nasce perché Cristo ti prende, ti chiama, ti conduce in disparte. È Lui che ti ha chiamato nella Chiesa, è Lui che ti ha portato dentro un cammino, anche quando tu non capivi nulla. Lui ti prende così come sei: con i tuoi peccati, con le tue paure, con le tue chiusure.
E sul monte avviene qualcosa di sconvolgente: Gesù si trasfigura. I discepoli vedono per un istante la gloria di Dio dentro la carne di Cristo. Questo è il centro del cristianesimo: Dio ha preso una carne come la tua e la mia, e dentro questa carne brilla la gloria. Non è una spiritualità astratta, non è una morale: è Dio che entra nella nostra storia concreta.
Il suo volto brilla come il sole. Le sue vesti diventano candide. È un anticipo della risurrezione. Perché Cristo mostra la gloria ai discepoli prima della croce. Anche a noi il Signore, a volte, concede di vedere la sua luce: un momento di fede forte, una convivenza, una liturgia in cui senti che Dio è vivo, una parola che ti tocca. E tu dici: è bello stare qui. Come Pietro: «Facciamo tre capanne». Vorresti fermare quel momento, non scendere più, non tornare alla tua storia concreta: alla moglie, al marito, al lavoro, alle difficoltà.
Ma la fede non è restare sul monte. La fede è seguire Cristo anche quando scende verso Gerusalemme, verso la croce. Pietro vuole fissare la gloria, ma non ha ancora capito che la gloria di Cristo passa attraverso la croce. E questo è anche il nostro problema: vogliamo un Dio che ci dia consolazioni, che risolva i problemi, che ci faccia stare bene. Ma il Signore ci conduce dentro un cammino pasquale: morte e risurrezione.
Appaiono Mosè ed Elia: la Legge e i Profeti. Tutta la storia converge su Cristo. Tutto ciò che Dio ha fatto con Israele arriva qui. E arriva una nube luminosa che li copre. La nube nella Scrittura è la presenza di Dio. E dalla nube si sente la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l'amato. Ascoltatelo».
Ascoltatelo. Non dice: ammiratelo. Non dice: costruite per lui. Dice: ascoltatelo. Perché la nostra salvezza passa dall'ascolto. E ascoltare non è sentire con le orecchie: è obbedire. È lasciarsi mettere in crisi dalla Parola. È accettare che Cristo entri nella tua vita concreta e la cambi.
Quando i discepoli sentono la voce, cadono con la faccia a terra pieni di paura. Anche noi abbiamo paura quando Dio si avvicina veramente. Perché la sua presenza smaschera le nostre idolatrie, le nostre sicurezze. Ma Gesù si avvicina, li tocca e dice: «Alzatevi, non temete». Questo è meraviglioso. Dio non viene per schiacciarti. Viene per rialzarti. Ti tocca dentro la tua realtà concreta, dentro il tuo peccato, e ti dice: non temere.
E quando alzano gli occhi non vedono più nessuno, se non Gesù solo. Questo è il cammino della fede: restare con Gesù solo. Non le emozioni, non le consolazioni, non i segni straordinari. Gesù solo. Anche quando non senti nulla, anche quando tutto è oscuro, Gesù è con te.
Poi scendono dal monte. Sempre si scende dal monte. La fede non ti toglie dalla vita, ti rimanda nella vita. Ma ora scendi con una luce dentro: hai visto la gloria di Cristo. Anche se torni alle tue debolezze, ai tuoi limiti, alle tue lotte, sai che la tua storia è nelle mani di Dio.
E Gesù dice di non parlare della visione finché non sia risorto. Perché tutto si capisce solo alla luce della Pasqua. Solo quando vedranno Cristo risorto capiranno che la croce non era una sconfitta ma la via alla gloria.
Questa Parola annuncia una cosa decisiva: la tua vita, così com'è, con le sue contraddizioni, è chiamata alla gloria. Cristo vuole trasfigurare la tua storia, il tuo matrimonio, la tua solitudine, il tuo lavoro. Non scappando dalla realtà, ma entrando nella realtà con Lui. E il Padre continua a dirci oggi: ascoltatelo. Ascolta Cristo dentro la Chiesa, nella Parola, nella liturgia, nei fratelli. Anche quando ti conduce per vie che non capisci.
Perché il destino dell'uomo non è la morte, non è il fallimento, non è il peccato. Il destino dell'uomo è la trasfigurazione. È diventare luce in Cristo. E questo comincia già ora, dentro la nostra storia concreta, se lasciamo che la sua Parola ci guidi e ci trasformi.
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