San Giuseppe,il Santo che parla ad ogni uomo

San Giuseppe è modello per i padri, gli sposi, i lavoratori, i sofferenti, i sacerdoti... Ma perché è necessario spiegare che era giovane quando sposò Maria? E quali sono le sue apparizioni principali? Intervista a Ermes Dovico, autore di San Giuseppe, maestro per ogni stato di vita

San Giuseppe, maestro per ogni stato di vita: così si intitola il libro pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana, il quale propone una raccolta di articoli sul Santo Custode del Redentore (già pubblicati sul nostro sito) più un'appendice con alcune preghiere e importanti apparizioni giuseppine, per conoscere meglio una figura fondamentale nel piano della Redenzione. Una figura spesso dimenticata o emarginata. Eppure esiste una vera e propria teologia giuseppina, sviluppata tra gli altri dal noto e compianto josefologo padre Tarcisio Stramare OSJ (1928 – 2020) che ben mette in risalto il ruolo di san Giuseppe nella storia della salvezza, proponendolo quale modello attuale di esemplare virtù. Autore del libro è Ermes Dovico, firma della Bussola, con cui vogliamo riprendere alcuni aspetti del santo patriarca nella solennità a lui dedicata.

Quando e come nasce l'idea del libro?

Il libro nasce nell'autunno 2020 quando una parrocchiana di padre Tarcisio Stramare, già collaboratore all'impianto teologico dell'esortazione apostolica Redemptoris Custos di san Giovanni Paolo II, mi propone l'idea di una rubrica su san Giuseppe, riprendendo gli insegnamenti della teologia giuseppina trasmessi dallo stesso padre Tarcisio. Poco dopo papa Francesco ha indetto l'Anno di San Giuseppe, in occasione del 150° anniversario della sua proclamazione a patrono della Chiesa da parte del beato Pio IX. Insomma, una felice "coincidenza".

Perché si può dire che san Giuseppe sia "maestro per ogni stato di vita"?

San Giuseppe racchiude in sé una molteplicità di vocazioni, in primis quelle di sposo e padre, essendo stato chiamato da Dio al matrimonio con la Vergine Maria e a fare da padre a Suo Figlio. Rappresenta un modello sia per i laici che per i sacerdoti, ma anche per le persone che si trovano nella sofferenza morale e fisica, in ragione delle circostanze della sua vita. È esempio per i lavoratori – infatti Pio XII lo ha proclamato loro patrono – in quanto fu lui ad avvicinare Gesù al banco di lavoro facendo sì che Egli assumesse il lavoro stesso, purificandolo e santificandolo quale mezzo per estendere il Regno di Dio. Giuseppe è anche modello per i contemplativi: avendo in casa Gesù, il suo amore per Dio cresceva continuamente.

San Giuseppe sposo e vergine giovane: sottolinearne la giovinezza è requisito indispensabile per la sua figura di "ministro della salvezza"?

Sì. Che san Giuseppe, al momento dello sposalizio con Maria, fosse un giovane nel pieno delle sue forze e facoltà appare evidente e, se pensiamo al progetto di Dio Padre su di lui, anche conveniente: è chiaro che non sarebbe stato opportuno affidare i Suoi tesori più preziosi – Gesù e Maria – a un vecchio che non si sarebbe potuto prendere cura di loro. Infatti, dai Vangeli sappiamo che Giuseppe ha provveduto a garantire nutrimento e protezione, custodendo l'onore di Maria e mettendo in salvo Gesù, adempiendo tutti gli altri compiti di sposo e padre. È sempre Giuseppe che assieme a Maria iscrive Gesù, nostro Salvatore, nell'anagrafe degli uomini, gli dà il Nome e fa in modo che il Figlio adempia i riti dell'Antica Alleanza. Padre Tarcisio sottolineava l'importanza di restituire a Giuseppe la sua giovane età anche nell'arte sacra, in quanto essa rappresenta un mezzo privilegiato di catechesi.

Esiste un rapporto strettissimo tra san Giuseppe, l'Eucaristia e il sacerdote. Quanto è importante riscoprire questa relazione?

Lo è molto. Diversi santi e papi hanno sottolineato il parallelo tra l'antico Giuseppe, il figlio di Giacobbe venduto dai suoi fratelli, e il nuovo Giuseppe, lo sposo di Maria, di cui il primo è figura. Come all'antico Giuseppe il faraone aveva affidato l'amministrazione di tutti i suoi beni, così, al nuovo Giuseppe, Dio Padre ha affidato appunto i suoi tesori più grandi: Gesù e Maria. Ancora, come l'antico Giuseppe aveva custodito il grano per sfamare il popolo nel tempo della carestia, così san Giuseppe ha custodito nella sua casa Gesù, il Pane vivo disceso dal cielo, onorandolo, amandolo e rispettandolo nel modo che conviene al Figlio di Dio. Il sacerdote deve quindi trattare l'Eucaristia con la stessa riverenza e amore con cui Giuseppe trattava Gesù.

Purezza e castità sono valori oggi profondamente in crisi. In che modo può aiutarci san Giuseppe?

La castità rappresenta l'espressione del dominio di sé e della libertà autentica dell'uomo. San Giuseppe, per la sua purezza, è modello di virilità virtuosa: ciò gli ha permesso di adempiere la volontà di Dio su di lui e sui beni che gli erano stati affidati, quindi la sua missione di sposo e di padre. Sant'Agostino, infatti, esalta la paternità di san Giuseppe «perché tanto più vero padre, quanto più casto padre». All'esempio di san Giuseppe si contrappongono i "modelli" odierni di un mondo predominato dalla pornografia, dal libertinaggio sessuale, da leggi umane e abitudini quali divorzio e convivenze, che, oltre a rendere schiavo l'uomo, creano disordine nella società, attentando al disegno originario di Dio sul matrimonio e di conseguenza sulla famiglia.

Quali sono le apparizioni più importanti di san Giuseppe?

Io ne ho scelte quattro, di cui tre riconosciute dalla Chiesa: l'apparizione del 1660 in Francia, a Cotignac, oggi nota meta di pellegrinaggio; quella a Knock (1879), in Irlanda; e quella del 13 ottobre 1917 a Fatima, in cui san Giuseppe benedice il mondo con Gesù Bambino. La quarta che ho scelto, invece, non è ancora riconosciuta (ad oggi vige il giudizio, non definitivo, di non constat): si tratta della mariofania di Ghiaie di Bonate (1944), in provincia di Bergamo, dove la Vergine apparve alla piccola Adelaide Roncalli presentandosi come Regina della Famiglia. Durante la nona apparizione, la bambina vede quattro animali che pregano: un asino, una pecora, un cane e un cavallo, simboli rispettivamente della pazienza, della mitezza, della fedeltà e del silenzio. Ad un tratto il cavallo, simbolo anche del capofamiglia, abbandona la preghiera e si reca in un campo di gigli, cominciando a calpestarli. Sarà san Giuseppe a richiamare dolcemente l'animale, ponendo fine al danno. Questa apparizione sottolinea l'importanza del ruolo del padre nel riunire la famiglia con la preghiera, per preservarne l'armonia.

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