V Domenica di Quaresima
V Domenica di Quaresima (Gv 11, 1-45) "Io sono la risurrezione e la vita"
Si tratta dell'ultimo grande "segno" compiuto da Gesù, dopo il quale i sommi sacerdoti riunirono il Sinedrio e deliberarono di ucciderlo; e decisero di uccidere anche lo stesso Lazzaro, che era la prova vivente della divinità di Cristo Sognore della vita e della morte.
Anzitutto l'evangelista insiste sulla sua amicizia con Lazzaro e le sorelle Marta e Maria. Egli sottolinea che a loro "Gesù voleva molte bene" (Gv 11,5), e per questo volle compiere il grande prodigio.
"Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato, ma io vado a svegliarlo" "Gv 11,11) – così parlò ai discepoli, esprimendo con la metafora del sonno il punto di vista di Dio sulla morte fisica: Dio la vede appunto come un sonno, da cui ci si può risvegliare.
Gesù ha dimostrato un potere assoluto nei confronti di questa morte [ … ] In verità è proprio così: la morte del corpo è un sonno da cui Dio ci può ridestare in qualsiasi momento.
Questa signoria sulla morte non impedì Gesù di provare sincera com-passione per il dolore del distacco.
Vedendo giungere Marta e Maria e quanti erano venuti a consolarle, anche Gesù "si commosse profondamente, si turbò e infine "scoppiò in pianto" (Gv 11,33.35).
Il cuore di Gesù è divino-umano: in Lui Dio e Uomo si sono perfettamente incontrati, senza separazione e senza confusione.
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