Venerdì Santo

(Gv 18,1-19,42) Dio è capace di vincere la morte, il peccato, il male, la cattiveria e di donarci una vita nuova, risorta

 

Che cosa rimane ora davanti ai nostri occhi, dopo l'annuncio evangelico della Passione? Rimane un Crocefisso; una Croce innalzata sul Golgota, una Croce che sembra segnare la sconfitta definitiva di Colui che Verità e Vita come Dio, via come uomo aveva portato la luce a chi era immerso nel buio, di Colui che aveva parlato della forza del perdono e della misericordia, che aveva invitato a credere nell'amore infinito, più grande di ogni peccato, di Dio per ogni persona umana. Disprezzato e reietto dagli uomini usando il loro libero-arbitrio non per amare, davanti a noi sta "l'uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia" (Is 53,3). Ma guardiamo bene quell'uomo crocefisso tra la terra e il Cielo, contempliamolo con un sguardo di fede più profondo, e scopriremo che la Croce non è il segno della vittoria della morte, del peccato, del male ma è il segno luminoso dell'amore, anzi della vastità dell'amore di Dio, di ciò che non avremmo mai potuto chiedere, immaginare e sperare: Dio nell'incarnazione umana si è piegato su di noi, si è abbassato fino a giungere nell'angolo più buio della nostra vita per tenderci la mano quando la passione accadrà anche a noi e tirarci a sé, portarci fino a Lui nella felicità del Cielo. La Croce ci parla dell'amore supremo di Dio per ciascuno di noi e ci invia qui convenuti a rinnovare, oggi, la nostra fede nella potenza di questo amore, a credere che in ogni situazione anche drammatica della nostra vita, della storia, del mondo, Dio è capace di vincere la morte, il peccato, il male, la cattiveria, e di donarci una vita nuova, risorta. Nella morte in croce del Figlio di Dio, c'è il germe di una nuova speranza di vita anche nel rischio atomico di una distruzione mondiale oggi possibile, come il chicco che muore dentro la terra. Risuona l'invito che Dio ci rivolge attraverso le parole di sant'Agostino: "Abbiate fede! Voi verrete da me e gusterete i beni della mia mensa, come è vero che io non ricusato d'assaporare i mali della vostra mensa… Vi ho trasmesso la mia vita fin dal Battesimo …Come anticipo vi ho elargito la mia morte, quasi a dirvi: Ecco, io vi invito a partecipare della mia vita, della mia passione…È una vita, una passione dove nessuno muore, una vita veramente beata, che offre un cibo incorruttibile, un cibo che ristora e mai viene meno. La meta a cui vi invito, ecco… è l'amicizia con il Padre e lo Spirito Santo, è la cena sacrifcale eterna, è la comunione eucaristica con me …è partecipare della mia vita" (Discorso 231,5). Fissiamo liturgicamente il nostro sguardo su Gesù Crocifisso, stringiamo quello che personalmente portiamo sempre con noi e chiediamo nella preghiera: Illumina, Signore, il nostro cuore, perché possiamo seguirti sul cammino della Croce, fa' morire in noi l'"uomo vecchio", legato all'egoismo, al male, al peccato, rendici "uomini sempre più nuovi", uomini e donne santi, trasformati e animati anche nella passione dal tuo amore e dall'attesa della felicità eterna, del Cielo.

 

 

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