Peccati contro la speranza

Luisella Scrosati, in "La Nuova Bussola" – 3 Aprile 2022

Oggi vediamo I PECCATI CONTRO LA VIRTÙ DELLA SPERANZA.

Come riferimento abbiamo sempre la Somma Teologica, la II-II, quaestio 20 e 21, e parliamo dei due peccati principali contro la Speranza: la DISPERAZIONE DELLA SALVEZZA E LA PRESUNZIONE DELLA SALVEZZA, ovvero la presunzione di salvarsi senza merito. Questi due peccati contro la Speranza appartengono ai SEI PECCATI CONTRO LO SPIRITO SANTO; gli altri sono: impugnare la verità conosciuta, invidia della grazia altrui, ostinazione dei peccati e impenitenza finale. Questi sono i peccati contro lo Spirito Santo che, dice Gesù nel Vangelo, non verranno perdonati.

 

1. DISPERAZIONE DELLA SALVEZZA

 

Per capire cosa significa disperare della salvezza, dobbiamo richiamare cosa sia la speranza.

La speranza è quella virtù teologale che risiede nella volontà (e non nell'intelletto, dove aderisce la fede), e che ci porta verso Dio, perché Dio è la nostra beatitudine e vuole darci i mezzi per raggiungere questa beatitudine. La speranza aderisce a Dio in quanto bene sommo e nutre una incrollabile fiducia di poterlo raggiungere, perché sa che Dio vuole salvarci e darci i mezzi per la salvezza, tra i quali c'è il perdono dei peccati per coloro che chiedono perdono a Dio e si pentono. Questo è un mezzo fondamentale per raggiungere Dio come nostra beatitudine.

 

- Che cosa è dunque il moto della disperazione?

 

È ritenere che Dio non perdoni o non dia i mezzi per raggiungerlo o ancora non dia il bene della Grazia santificante. La disperazione va in qualche modo a colpire questo aspetto in due modi: Dio come nostra beatitudine, il quale appunto non è più sperato e atteso come nostra beatitudine; Dio che non può o non vuole concederci i mezzi per raggiungerlo e nello specifico il perdono dei peccati.

 

Questo è il sunto del primo articolo. Nel secondo articolo invece San Tommaso si chiede se la disperazione sia possibile senza l'incredulità. Si potrebbe pensare che la persona che cade nella disperazione, in fondo, non crede che Dio sia la sua beatitudine e che Dio possa o voglia salvarlo. In verità con maggior precisione san Tommaso ci dice che la disperazione non è tanto l'incredulità in astratto sul fatto che Dio non possa o non voglia perdonare nella Chiesa - questa è propriamente l'eresia di Novaziano, nel III secolo - ma si pone a livello concreto. San Tommaso dice:

 

"Perciò uno, pur avendo la vera fede in astratto, può mancare in un moto dell'appetito riguardante il particolare, una volta che il suo giudizio particolare è stato corrotto da un abito, o da una passione" (q. 20, a. 2).

 

E dunque conclude che nella disperazione, la fede può anche non venir meno.

La persona che cade nella disperazione della salvezza, infatti, è quella che nel suo caso concreto, nel particolare, crede che Dio non la voglia o non la possa perdonare. Il peccato in questo caso non è un peccato di fede in generale, ovvero che Dio non perdoni genericamente, ma nel particolare: che Dio non perdoni proprio lui, nella sua situazione.

 

- Quali sono queste passioni che si radicano nell'anima e che, pur facendo conservare la fede, corrompono il giudizio particolare, fino a portare alla disperazione?

 

"Ora, noi siamo condotti a non gustare i beni spirituali, e a non considerarli grandi beni, specialmente dal fatto che il nostro affetto è guastato dall'amore dei piaceri materiali, e in particolare dai piaceri venerei. Vediamo infatti che l'uomo sente disgusto per i beni spirituali, e non li spera come altrettanti beni ardui, per l'attaccamento a codesti piaceri. E da questo lato la disperazione nasce dalla lussuria" (q. 20, a. 4).

 

Quando le passioni della lussuria, della gola e dell'avarizia mettono radici nella persona, la disperazione è in agguato su questo versante, perché l'uomo non è più attirato dai beni spirituali, dalla beatitudine che è Dio, ma da ciò che gli procura piacere.

 

"Si è invece portati a considerare un bene arduo come irraggiungibile a motivo di un eccesso di avvilimento; il quale, quando domina nell'affetto di un uomo, gli fa sembrare di non poter più aspirare a un bene qualsiasi. E poiché l'accidia è una tristezza che avvilisce l'animo, ne viene che in questo modo la disperazione nasce dall'accidia. – Ma che sia possibile raggiungere la beatitudine costituisce l'oggetto proprio della speranza: infatti il bene e l'arduo appartengono anche ad altre passioni. Perciò la disperazione nasce più specialmente dall'accidia" (q. 20, a. 4).

 

San Tommaso ci dice che l'accidia - ovvero quello che i padri ritenevano il più temuto dei demoni, il demone meridiano - si attacca all'anima, la risucchia, la fa cadere in una prostrazione ed in una tristezza tale per cui l'anima dispera di raggiungere la beatitudine.

 

2. PRESUNZIONE DI SALVARSI SENZA MERITO

 

Che cos'è la presunzione?

San Tommaso nella quaestio 21 parla dell'eccesso di speranza, anche se propriamente non è possibile eccedere nelle virtù teologali.

Ma quando san Tommaso usa questo termine, vuole intendere una speranza disordinata. Nell'articolo primo della quaestio 21 afferma che la presunzione esiste secondo due tipologie e modalità.

 

- La prima è meno direttamente legata alla virtù della speranza ed è un ECCESSO DELLA FIDUCIA NELLE PROPRIE CAPACITÀ, per raggiungere un bene che invece sorpassa le capacità dell'uomo. Nel nostro caso, sarebbe come dire che l'uomo conta sulle proprie virtù, sulle proprie opere, sulle proprie capacità, per raggiungere il bene infinito che è Dio. È una presunzione, perché Dio eccede le capacità dell'uomo.

 

- Il secondo tipo di presunzione - che invece attiene propriamente alla speranza - riguarda la possibilità di RAGGIUNGERE UN BENE MEDIANTE LA MISERICORDIA DI DIO, MA PERSEGUENDO COME BENE UNA COSA CHE BENE NON È.

 

"Invece in rapporto alla speranza, con la quale uno si appoggia alla potenza di Dio, ci può essere presunzione per il fatto che uno persegue come un bene raggiungibile mediante la potenza e la misericordia di Dio, una cosa che tale non è: come quando uno spera di ottenere il perdono senza pentimento, o la gloria senza i meriti" (q. 21, a. 1).

 

E così poi precisa:

 

"La presunzione della misericordia divina implica sia la conversione a un bene transitorio, in quanto nasce dal desiderio disordinato del proprio bene, sia l'allontanamento dal bene eterno, in quanto attribuisce alla potenza di Dio ciò che ad essa non si addice; infatti l'uomo in tal modo si allontana dalla verità divina" (q. 21, a. 1, ad 3).

 

- Che cosa si attribuisce a Dio che a Lui non si addice?

 

Il perdono senza pentimento. Presumere che Dio perdoni al peccatore non pentito, non significa avere una speranza più forte nella misericordia di Dio, ma significa avere una speranza disordinata, ovvero attribuire a Dio ciò che a Dio non va attribuito.

 

La presunzione dunque è un peccato in quanto è una speranza sregolata:

 

"Ora, la presunzione è un moto dell'appetito: poiché implica una speranza sregolata. Ed è conforme a un concetto sbagliato, come anche la disperazione. Infatti come è falso che Dio non perdoni chi è pentito, o che non muova a penitenza i peccatori, così è falso che egli conceda il perdono a chi persevera nel peccato, e che elargisca la gloria a coloro che cessano dal ben operare: convinzione questa con la quale si accorda l'atto della presunzione. Quindi la presunzione è peccato" (q. 21 a. 2).

 

E poco dopo precisa ulteriormente, che si tratta di un disordine, non di un eccesso della speranza:

 

"La presunzione non implica un eccesso di speranza, per il fatto che uno spera troppo da Dio, ma perché spera da Dio quello che non è degno di Dio. E questo equivale a sperare troppo poco da lui: poiché è sminuire in qualche modo la sua virtù"  (q. 21 a. 2, ad 2).

 

Perché si sminuisce la virtù di Dio? Perché si pretende di ottenere da Dio qualcosa che non è un bene (il perdono senza pentimento).

 

Un'ultima precisazione la troviamo nell'articolo quarto. Così come la disperazione si sviluppa a causa di alcune passioni che avvinghiano l'anima, anche per la presunzione abbiamo delle passioni che si legano all'anima e la conducono a questo peccato contro la speranza.

 

- Quali sono queste passioni?

 

La prima presunzione, quella causata da un eccesso di fiducia in se stessi, "deriva chiaramente dalla vanagloria: infatti dal desiderio che uno ha di ottenere molta gloria, segue il tentativo di compiere cose superiori alle proprie forze".

 

"La seconda presunzione, invece, si fonda in modo disordinato sulla misericordia e sulla potenza di Dio, da cui si spera di ottenere la gloria senza i meriti, e il perdono senza il pentimento. E tale presunzione nasce direttamente dalla superbia: nel senso che in questo modo uno stima se stesso fino al punto di pensare che Dio non lo punisca o non lo escluda dalla gloria neppure se pecca" (q. 21, a. 4).

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