I 95 anni di Benedetto XVI, il teologo amico di Dio

"La teologia di Ratzinger/Benedetto XVI si colloca nelle file di grandi teologi papi come Leone Magno e Gregorio Magno. È una teologia che tende a ritrovare una filosofia che cerca, anche con la ragione, di rispondere alle grandi domande esistenziali: domanda di Dio e la vita giusta. È una teologia che conduce all'amicizia con Dio". Oggi il Papa emerito compie 95 anni. Gli auguri della Bussola e del suo amico e assistente universitario padre Stephan Otto Horn in questa intervista
Nico Spuntoni, in "La Nuova Bussola" – 16 Aprile
Il 16 aprile 1927, nella cittadina bavarese di Marktl am Inn vicina al confine austriaco, nasceva Joseph Aloisius Ratzinger. Era un Sabato Santo, esattamente come oggi. Quattro ore e mezza dopo il neonato era già stato battezzato nella chiesa locale. I due genitori, i devotissimi Joseph e Maria, si convinsero sin da subito che quella circostanza temporale fosse "piena di significato" e che, dunque, il loro terzogenito avesse ricevuto "un privilegio che racchiude una particolare speranza e anche una particolare disposizione che si sarebbe svelata nel corso del tempo". Avevano ragione. Oggi il 265esimo pontefice regnante nella storia della Chiesa Cattolica Romana, dal 2013 papa emerito, compie 95 anni. Un traguardo importante che La Nuova Bussola Quotidiana vuole celebrare con un'intervista ad uno dei più cari amici di Benedetto XVI: il religioso salvatoriano padre Stephan Otto Horn che fu prima suo allievo, poi suo assistente universitario a Ratisbona ed infine coordinatore dello Schülerkreis, il circolo degli ex studenti del professor Ratzinger.

Padre Horn, può raccontarci come ha conosciuto l'attuale papa emerito?
Fu il mio ex professore di dogmatica a Passau, Alois Winklhofer, ad attirare la mia attenzione sul fatto che il professor Joseph Ratzinger era appena stato nominato alla cattedra di dogmatica e storia dogmatica a Ratisbona, nell'autunno del 1969. Lo stimava molto. Su mia richiesta, il professor Ratzinger acconsentì ad un colloquio. In quell'occasione, gli dissi che il professor Schmaus di Monaco era stato il mio supervisore.

Il dogmatico neotomista monacense Michael Schmaus che da correlatore ricusò il lavoro di abilitazione di Ratzinger, provocandogli una grande sofferenza all'epoca.
Solo molto più tardi ho scoperto che anni prima Schmaus voleva impedire a Ratzinger l'abilitazione. Tuttavia, il professor Ratzinger mi ha subito accettato come candidato all'abilitazione. Per inciso, Schmaus e Ratzinger avevano già fatto pace, quindi non si può parlare di ostilità tra i due.

Negli anni Settanta Lei è diventato l'assistente di Joseph Ratzinger all'Università di Ratisbona. Come è arrivato ad assumere questo ruolo e che tipo di professore era l'attuale papa emerito?
Posso solo immaginare i motivi per cui il professor Ratzinger mi abbia scelto come suo secondo assistente due anni dopo. Uno dei suoi motivi potrebbe essere perché avevo già conseguito un dottorato e quindi ero in grado di aiutare meglio i giovani studiosi arrivati da altri continenti e culture a stabilirsi con noi.

Già nei suoi primi insegnamenti a Bonn, il giovanissimo professore era un affascinante insegnante accademico che aveva trovato un nuovo "tono". Si diceva già all'epoca che, non appena entrava nell'aula magna, diveniva molto silenzioso. Si diceva, inoltre, che lui stesso fosse più felice quando il pubblico - che proveniva anche da altre facoltà - posava le penne e si metteva ad ascoltare. Poi seppe che li aveva colpiti esistenzialmente e ravvivò la loro fede. A Ratisbona sono rimasto particolarmente colpito dai colloqui in cui guidava i suoi dottorandi. Ogni volta che presentavano qualcosa della loro ricerca, lasciava sempre la voce agli altri abilitati o dottorandi e solo dopo presentava lui stesso le sue osservazioni. Quindi, allo stesso tempo, apriva un nuovo ciclo di discussioni. Questo creava un'atmosfera di libertà e allo stesso tempo lo sforzo di trovare la giusta interpretazione per cercare la verità.

Come è nato lo Schülerkreis e perché ha senso ancora oggi?
Dopo che il nostro insegnante è diventato arcivescovo di Monaco-Frisinga, solo di rado ha potuto incontrare l'ultimo gruppo di dottorandi a Ratisbona. Durante questo periodo ci fu uno slancio dall'esterno per riunirsi di persona insieme ai gruppi di dottorandi di Bonn, Münster, Tubinga e Ratisbona. Il cardinale Ratzinger acconsentì e suggerì che questo circolo si incontrasse con lui e altri professori una volta all'anno. In tal modo riprese una pratica che aveva praticato con i suoi studenti di dottorato a Tubinga e poi a Ratisbona. Abbiamo potuto conoscere importanti scienziati e discutere con loro argomenti di attualità. Così il nostro orizzonte si è allargato. Abbiamo continuato questi incontri a Castel Gandolfo dopo che il nostro maestro è diventato Papa. Ora, pubblicando le discussioni di tali incontri, siamo anche diventati di pubblico dominio. Di recente è nato un "Nuovo Circolo Studentesco" da noi fondato con l'approvazione di Papa Benedetto. Questo Nuovo Schuelerkreis segue sempre più le nostre orme sotto la guida del Cardinale Kurt Koch. Ci sono giovani teologi cattolici e ortodossi che attingono particolarmente dalle fonti della teologia di Joseph Ratzinger/Papa Benedetto e lavorano con noi per garantire che la sua teologia sia resa fruttuosa per il presente e il futuro.

Nell'ultima lettera scritta dopo l'uscita del report sugli abusi nell'arcidiocesi di Monaco, il papa emerito ha detto che l'essere stato presentato come un bugiardo lo ha colpito profondamente. Quanto è importante la questione della verità nel pensiero teologico di Ratzinger?
Quelle parole si riferiscono al recente pregiudizio nei confronti della sua persona, che nel frattempo è stato smascherato come del tutto ingiusto. Alla base delle critiche contro di lui può esserci il fatto che Joseph Ratzinger non seguisse le opinioni prevalenti, ma gli insegnamenti di fede di sempre della Chiesa. Allo stesso tempo, si è sempre preoccupato di mantenere viva la questione della verità su Dio e la questione dell'etica valida nella società.

Qual è l'eredità più significativa che Joseph Ratzinger affida alla Chiesa?
La sua teologia in particolare, che lo colloca nelle file di grandi papi teologi come Leone Magno e Gregorio Magno, sarà un'eredità importante per la Chiesa. È una teologia che attinge dalla Scrittura e dalle grandi decisioni dei Padri della Chiesa, ma anche dalla ricchezza di grandi studiosi - uomini e donne con la loro teologia e misticismo. È una teologia che tende a ritrovare una filosofia che si pone e cerca di rispondere in modo nuovo alle grandi domande esistenziali: la domanda di Dio e la vita giusta. È dunque una teologia che, nello stesso tempo, conduce all'amicizia con Dio. Questa ricerca della verità per una conoscenza più profonda nella discussione di teologia e filosofia attraversa tutti i suoi scritti. Può dare nuovi impulsi oggi e domani e sviluppare una vera fertilità.

Commenti

Post popolari in questo blog

Anglicani

I peccati che mandano più anime all'inferno

Nata per il paradiso. La straordinaria vita di Laura Degan giunta in cielo a sette anni dopo cinque di tumore