Natale cancellato, è il 'regime inclusivo' ma non nel cuore dei credenti

Marco Gervasoni, in "La Nuova Bussola" – 1 Dicembre 2021

Natale e Ue_commissario Helena Dalli

Nel fine settimana scorso abbiamo appreso due notizie tipo cane morde uomo: che in Italia l'informazione è poco pluralista ma che la si vorrebbe ancora meno, nelle parole di un senatore a vita ed ex premier, e che l'Unione Europea si vergogna delle proprie radici cristiane, tanto da vietare l'utilizzo della parola Natale o dei nomi troppo legati a quella strana religione chiamata cristianesimo.

 

Il registro è chiaramente sarcastico, così come grottesca è la retromarcia della Commissaria all'Uguaglianza (Helena Dalli, nella foto in alto, a destra), dicastero che già dal nome ricorda la Repubblica giacobina del Terrore o l'Unione sovietica, che ha ritirato il documento perché privo di alcuni "standard qualitativi" dell'Ue, come se il problema fosse quello e non l'enormità della proposta.

 

Non ci illudiamo. Torneranno alla carica. Anzi, alla carica sono già. In fondo quel documento era piccola cosa, raccomandando ai funzionari dell'Ue l'uso di un determinato linguaggio già presente, rispetto alla situazione reale, all'interno dell'Europa e anche fuori. Già da tempo, ad esempio, si rischia di essere cacciati o sanzionati da alcune università statunitensi o inglesi se si parla di Natale a lezione, mentre i presepi in Francia decisi dai singoli comuni sono spesso chiusi d'autorità dai magistrati "per disturbo alla quiete pubblica". Inoltre, tutti ricordiamo lo scorso anno come si fosse innescato, anche in Italia, un dibattito se fosse "sicuro" in pandemia festeggiare il Natale e molti avevano asserito che no, meglio la salute del mero corpo che quella dello spirito, della comunità e della tradizione.

 

E non è solo questione di Ue. Nel Regno Unito, scrive Celia Walden sul Telegraph di lunedì, "Natale è già stato cancellato da anni", dai documenti dei vari governi, tutti conservatori, "per non offendere le minoranze religiose", mentre una mail di qualche giorno fa di un funzionario del Parlamento a tutti i membri citava "un avviso dell'Ufficio di Gabinetto", cioè di Boris Johnson, "che non dovremmo usare la parola Natale perché il governo intende essere inclusivo e alcune religioni non lo celebrano".

 

Non solo l'Ue contro il Natale, ma anche il conservatore Johnson, quindi. Sull'Ue tuttavia è presto detto. Nel momento in cui essa ha rifiutato e continua a rifiutare le radici giudaico-cristiane, la deriva non può che essere quella. Se consideri che il cristianesimo non faccia parte della tua tradizione, esso non occupa alcun ruolo particolare: possiede lo stesso statuto dell'islam e di altre religioni. Fino al momento, non troppo lontano, in cui i fedeli di Maometto supereranno di numero quelli di Cristo.

 

Ci sembrano perciò sprovveduti coloro i quali si dichiarano ardentemente europeisti, persino federalisti, e poi alzano giusti lai contro il documento della signora maltese - tale la nazionalità della Commissaria. La realtà è che se volete l'Ue, l'Ue è questa: come la Rivoluzione francese per Clemenceau era un "blocco", da cui non si poteva separare una parte buona da una cattiva, così non puoi avere la "sovranità europea" senza l'ideologia del regime diversitario e inclusivo.

 

I nostri ardenti "sovranisti europei" dovrebbero capire che l'Ue, prima ancora di essere un progetto politico ed economico, è un progetto culturale, continuazione delle utopie del razionalismo illuministico continentale del Settecento, della Rivoluzione francese, delle utopie socialiste dell'Ottocento (quanto sansimonismo c'è in ogni respiro dell'Ue!) e della socialdemocrazia del Novecento. Secondo alcuni studiosi, come Legutko, i punti di contatto tra il progetto Ue e quelli del comunismo sarebbero poi altrettanto evidenti. Questa è l'Ue, bellezza, cosa ben diversa da come la immaginavano De Gasperi, Adenauer, Schuman, ma anche De Gaulle, Thatcher e Craxi - Jean Monnet no, la voleva esattamente così, scristianizzata, secolarizzata e laicizzata.

 

E tuttavia, magari fosse solo l'Ue, come si è visto citando il caso inglese. Essa è l'effetto più che la causa di una trasformazione culturale e finanche antropologica, che non si combatte certo moltiplicando i colpi di tweet indignati contro Bruxelles.

Marco Gervasoni

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