'Io credo'

Luisella Scrosati, in "La Nuova Bussola" – 5 Dicembre 2021

Ecco la trascrizione della video lezione di catechismo numero 1: l'adesione della Fede è una adesione certissima, più di qualsiasi altro atto dell'uomo. La parola Amén. L'atto di fede come combinazione di intelletto, volontà e grazia. I tre gradi del Credo

 

Benvenuti in questo nuovo tratto di strada che percorreremo insieme, "L'ora di dottrina", nella quale cercheremo di esporre i misteri della Fede in modo organico, così da cogliere non sono la verità, parte per parte, ma la connessione delle verità di Fede e ciò che scaturisce da queste stesse verità.

 

Nella tradizione classica la Fede viene esposta – e così fa anche il Catechismo della Chiesa Cattolica - per quattro grandi pilastri:

 

1- Il Credo, simbolo della fede

 

2- La vita sacramentale della Chiesa

 

3- La vita morale, cioè i 10 Comandamenti

 

4- La vita della Preghiera

 

Come detto, appunto, noi cercheremo di intersecare questi quattro aspetti e di coglierne i collegamenti, tenendo come binario principale gli articoli così come sono esposti sia nel simbolo apostolico che in quello niceno-costantinopolitano. Abbiamo scelto questo tipo di percorso in quanto questa è una strada collaudata da secoli e secoli di insegnamento della Fede nella tradizione della Chiesa.

 

Iniziamo questa prima puntata proprio con la prima parola del simbolo che è: "Io credo", nel simbolo apostolico, o semplicemente, "Credo", in quello niceno-costantinopolitano, ovvero quello che recitiamo tutte le domeniche alla Santa Messa.

 

Questa parola "Credo" nel nostro tempo, e soprattutto nella nostra cultura permeata di relativismo, è diventata sinonimo di opinione, ovvero si usa in espressioni come "io penso che, io ritengo che, mi pare che", eccetera... Dunque, sicuramente la parola "credo" non viene usata, oggi, per indicare una certezza assoluta, un qualcosa che non è soggetto a possibilità di revisione o di fluttuazione da parte nostra, una verità universale.

Dobbiamo, perciò, dare una spolverata a questa parola per coglierne il suo significato più autentico e, per fare questo, ci rivolgiamo alle Scritture, in particolare dell'Antico Testamento, ma anche poi la modalità con cui il Nuovo Testamento la recepisce.

Ebbene, la "parolina chiave", diciamo così, che ricorre molte volte nelle scritture e che indica questa adesione totale di Fede, siamo abituati ad utilizzarla soprattutto in ambito liturgico: la parola 'amén.

Come per tutte le parole della lingua ebraica, c'è una "parola radice", ovvero un insieme di due o tre lettere, che, in base a come viene vocalizzata, assume significati diversi.

 

Questa modalità di creare termini a partire da una unica radice permette ad una parola di avere un ventaglio semantico molto ampio che arricchisce la parola stessa, permettendo di coglierne diversi aspetti di significato. La parola 'amén è proprio una di queste "parole radice".

 

1 -La prima parola (che deriva dalla radice ןמֵאָ) è 'amán.

 

'Amán indica l'atto di educare, di allevare, di portare al petto un bambino. Il pregio di questa prima accezione è quello di calarci nella situazione reale, potremmo dire "esistenziale" dell'atto di Fede, che è quella di una relazione tra un bambino ed il proprio genitore. Il genitore prende l'iniziativa e quindi, appunto, il genitore prende, alleva, educa il proprio bambino, fino a portarselo al petto per nutrirlo, nel caso della madre, e per proteggerlo, nel caso del padre. E' così che Dio che si rivela all'uomo.

 

L'atto di Fede, dunque, si colloca in questa dimensione, ovvero la dimensione di un rapporto da parte di un genitore accudente da cui viene la nostra vita, che prende l'iniziativa, che ci porta a sé ed il bambino che entra in questa dinamica. Quindi lo sfondo della parola 'amén, dell'atto di fede, del nostro dire Credo, è uno sfondo relazionale.

 

2- La seconda parola è 'amén.

 

'Amén, con questa seconda vocalizzazione, è un avverbio che significa "Certamente", "In verità".

 

Il caso più noto è nei Vangeli, quando incontriamo Gesù che dice: "In verità, in verità vi dico...", ove la traduzione latina è appunto: "Amén, Amén, dico vobis..."

 

Ecco che, allora, possiamo introdurre un secondo significato molto importante: la risposta a Dio che si rivela, non è una risposta di tipo opinionistico, come si diceva appunto al principio della lezione. Non si riferisce perciò a quella gamma di "mi pare, mi sembra, penso che..." a cui siamo abituati oggi. La risposta a Dio che si rivela è una risposta di certezza, di accoglienza e di piena adesione a Colui che mi rivela certe cose.

 

Quindi l'adesione della Fede - come dice San Tommaso - è una adesione non certa, ma certissima, ovvero ha un grado di certezza superiore a qualsiasi altro atto dell'uomo.

 

La fede non conosce la fluttuazione, che invece viene dalla nostra debolezza. Di per sé l'atto di Fede non conosce e non può conoscere esitazioni, fluttuazioni e incertezze. Questo significato di certezza, di fermezza, di stabilità ce lo dà inoltre il fatto che questa parola significa anche pilastro o stipite della porta, cioè qualcosa appunto che è fermo e stabile.

 

3- La terza parola è 'èmet.

 

Infine da questa radice viene anche la parola 'èmet, che vuol dire verità; quindi vi è un riferimento anche ad un contenuto di verità a cui diamo l'adesione della nostra intelligenza.

 

Fatta questa "spolverata", per spostare la parola "Credo" dal contesto relativistico odierno, al suo contesto proprio, che è quello della fede di Israele, della fede della Chiesa. Ora, cerchiamo di capire "che cos'è l'atto di Fede" e come lo possiamo definire.

 

Le definizioni sono importanti perché si possono fissare nella memoria ed una volta fissate nella memoria, su queste definizioni possiamo riflettere; viceversa ciò che non resta nella memoria, non resta nell'uomo. Questo è un punto importante da recuperare, perché anche la memorizzazione fa parte della trasmissione della Fede.

 

C'è una definizione che il Catechismo della Chiesa Cattolica recupera dalla Somma teologica di San Tommaso d'Aquino. Siamo al numero 155, in riferimento alla secunda secundae, quaestio 2, articulus 9.

 

"Credere è un atto dell'intelletto, che sotto la spinta della volontà, mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina".

 

Questa definizione fa vedere come l'atto di Fede sia un atto della persona; infatti si parla di intelletto e di volontà, che sono le due facoltà spirituali della persona umana. In secondo luogo si parla della grazia di Dio che interviene a muovere la volontà.

 

Andiamo con ordine:

 

1. La Fede è un atto dell'intelletto, ovvero, attiene alla nostra intelligenza.

Si può dire che la sede propria dell'atto di Fede sia l'intelletto, il quale - secondo san Tommaso - dà il proprio consenso alla verità divina. In altre parole, l'intelligenza esprimere un consenso alla verità di Dio e a tutte quelle verità che Dio rivela, ovvero, c'è un contenuto della Fede a cui l'intelletto acconsente ed in virtù di questo consenso poi indaga e penetra.

 

2. L'intelletto è spinto dalla volontà.

Questo è un punto importante: le verità di Fede sono verità che superano la ragione umana. Quindi, si può dire che l'intelletto non aderisce in virtù dell'evidenza di una certa verità, non aderisce a quella verità in virtù di una mediazione logica o di un ragionamento, ma lo fa perché è spinto dalla volontà.

 

3. La volontà, a sua volta, è mossa dalla Grazia.

È la grazia di Dio che muove e attira la volontà dell'uomo – perché Dio è il Sommo Bene e la volontà dell'uomo è desiderio di Bene - e la volontà dell'uomo spinge l'intelletto ad aderire alla verità che viene rivelata, cioè a Dio che è verità e alle verità che provengono da Dio.

 

Quindi abbiamo questa dinamica: vediamo la grazia di Dio preveniente, poi è adiuvante, cioè accompagna il processo, ed infine è perfezionante, portandolo a compimento.

In sintesi, le due facoltà dell'uomo, la volontà e l'intelletto, in questo processo restano libere, ma da sole non potrebbero arrivare all'atto di Fede se non ci fosse la grazia di Dio. E, d'altra parte, la nostra adesione è un atto dell'intelletto.

 

Quando si sente dire che la Fede non è una questione di intelletto o di intelligenza, è sbagliato. Certo, non è solo questo, perché è la volontà che si muove e muove l'intelletto ed è la Grazia che muove la volontà. Eppure l'elemento dell'intelletto c'è.

 

Ora capiamo anche perché la Fede è più certa di ogni certezza umana, perché aderisce non ad una verità evidente, non alla conclusione di un ragionamento logico corretto, ma aderisce alla prima verità che è Dio stesso, il quale non può ingannarsi e non può ingannare.

 

A questo punto si apre un ambito molto bello che ha come riferimento sempre un testo di San Tommaso (riferimento alla Secunda secundae, quaestio 2, articulus 2).

 

La strutturazione di cosa sia l'atto di fede.

 

Questa strutturazione viene fatta attraverso tre espressioni latine molto brevi, che hanno il pregio di poter essere facilmente memorizzate.

 

1- Credere Deo. Significa Credere a Dio.

La "ragione formale" dell'atto di fede è che Dio sta parlando, cioè si rivela, ed io credo al contenuto della Sua rivelazione perché credo a Lui. In questo passaggio noi non siamo portati a credere a Dio perché l'abbiamo visto, perché abbiamo fatto un'indagine nostra, ma Gli crediamo in virtù della Sua autorità, semplicemente perché è Lui stesso a rivelarcelo e a rivelarsi. Perciò, il primo movimento è verso Dio, ovvero la ragione formale della Fede è che Dio rivela, è l'adesione alla Veritas prima. Questa è anche la ragione per cui nella Fede non possiamo scegliere noi a cosa credere e a cosa non credere, perché il "Credo" non è basato su di noi, ma su Dio che rivela.

 

2- Credere Deum. Significa Credere Dio.

Dio è anche "oggetto materiale" e non solo "ragione formale" della nostra Fede; Dio stesso è un contenuto della nostra Fede. San Tommaso dice: "Se consideriamo materialmente le cose accettate dalla Fede, oggetto di queste verità non è soltanto Dio, ma molte altre cose. Queste però non vengono accettate dalla Fede se non in ordine a Dio". Nel nostro Credo infatti, non diciamo solamente "Credo in un solo Dio", ma enunciamo anche altri contenuti della nostra fede.

 

3- Credere in Deum. Significa Credere in Dio.

Indica un movimento, un andare dentro, una penetrazione. Ovvero, noi aderiamo totalmente a Dio e crediamo nelle verità che Egli ci rivela, dice san Tommaso: "in quanto l'uomo viene aiutato nel cammino verso la fruizione di Dio dalle opere di Lui".  Il fine proprio della Fede non è fermarsi alla verità creduta, ma è fruire di Dio. Ovvero unirsi a Dio, aderire a Dio.

 

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RICAPITOLIAMO LA LEZIONE

 

- Abbiamo recuperato l'elemento di certezza, proprio dell'Amén biblico, cioè della Fede biblica.

 

- Abbiamo visto la definizione della Fede e come essa coinvolga l'uomo nel suo intelletto e nella sua volontà, ma come allo stesso tempo sia un atto soprannaturale perché mosso da Dio.

 

- Abbiamo visto l'articolazione della Fede, quindi la Fede come adesione a Dio che si rivela; il perché crediamo a Dio stesso e a tutte le verità di Fede ed, infine, il fine ultimo del nostro atto di Fede.

 

PER APPROFONDIRE

 

- Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) §§ 153-165

 

- Catechismo tridentino, §§ 9-14.

 

- Summa Theologiae, II-II, q. 1, aa. 1-5; q. 2, aa. 1-2

 

- M. Schmaus, Dogmatica cattolica, I, §§ 21-25.

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