IV Domenica di Avvento

 

Questo episodio cioè la visita di Maria con Elisabetta dopo l'Annunciazione, non rappresenta un semplice gesto di cortesia, ma raffigura con grande semplicità l'incontro dell'Antica con la Nuova Alleanza o storia di amore di Dio con l'umanità. Le due donne, entrambe incinte, incarnano l'attesa e soprattutto l'Atteso cioè il Figlio del Padre presente, con la natura divina e la natura umana nel grembo verginale di Maria per opera dello Spirito Santo e che nascerà verginalmente cioè senza dolori e ferite da parto poiché tutto viene straordinariamente da Dio.

L'anziana Elisabetta simboleggia Israele che attende il Messia, mentre la giovane Maria porta in sé l'adempimento di tale attesa, a vantaggio di tutta l'umanità.  Nelle due donne si incontrano e si riconoscono prima di tutto i frutti dei loro grembi, Giovanni e Cristo. L'esultanza di Giovanni nel grembo di Elisabetta già al sesto mese è il segno del compimento dell'attesa: Dio sta per visitare il suo popolo. Nell'Annunciazione l'arcangelo Gabriele aveva parlato a Maria della gravidanza di Elisabetta (Lc 1,36) come prova della potenza di Dio: la sterilità, nonostante l'età avanzata, si era trasformata in fertilità. Elisabetta, accogliendo Maria, riconosce che si sta realizzando la promessa di Dio all'umanità cioè l'Incarnazione del Figlio del Padre nello Spirito santo. L'espressione "benedetta tu fra le donne" rimanda nell'Antico Testamento a Giaele e a Giuditta, due donne guerriere che si adoperano per salvare Israele. Ora invece è rivolta a Maria, quindicenne giovinetta pacifica che sta per generare il Salvatore del mondo. Così anche il sussulto di gioia di Giovanni purificato dalla colpa originale ancora nel grembo di Elisabetta (Lc 1,44) richiama la danza che il re Davide fece quando accompagnò l'ingresso dell'Arca dell'Alleanza in Gerusalemme (1 Cor 15,29). L'Arca, che conteneva le tavole della Legge, la manna e lo scettro di Aronne (Eb 9,4), era il segno della presenza spirituale di Dio in mezzo al suo popolo. IL nascituro Giovanni esulta di gioia davanti a Maria, Arca della nuova Alleanza, della Nuova Storia di Amore, che porta in grembo Gesù, non un segno ma la realtà del Figlio di Dio fatto uomo, realtà che continua nella presenza eucaristica al momento della Consacrazione quando pane e vino vengono transustanziati nel sacrificio sacramentale della sua presenza reale, non semplicemente un segno. E nell'Eucarestia almeno della domenica continua il mistero dell'Incarnazione e anche il ruolo di Maria come Madre di Dio.

Nel messaggio dell'8 dicembre in una presunta apparizione la Madre di Dio ha detto, tra le altre cose: "Non divagate di qua, di là, per sentire cosa? Per sapere cosa? Quello che non fa piacere né a voi e né a me". Purtroppo si sta diffondendo che concepimento e nascita verginale sono mitologie non vere teologie. Matteo nel suo Vangelo con la genealogia termina dicendo che "Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo". In tutta la genealogia è indicata sempre la paternità sul femminile, solo in Maria la maternità e Giuseppe dovrà fare da padre senza esserlo stato con il suo seme maschile. "Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto davanti alla difficoltà di fargli da sposo, da padre senza esserlo stato. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa e di fare da padre di Gesù nel concepimento e nella nascita verginale. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu come padre lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta Isaia: "Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele" cioè Dio nella visibilità umana reale.

Giuseppe non aveva nessun dubbio verso Maria, ma la difficoltà del ruolo di padre e con la missione di padre dovette salire dalla Galilea, dalla città di Nazaret in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria inserendola nella famiglia come sua sposa che era incinta dal 25 marzo ed eravamo in dicembre. E mentre si trovavano in quel luogo a Betlemme, si compirono per lei i giorni del parto nella modalità verginale cioè senza doglie e ferite. San Girolamo, che ha tradotto la Bibbia in latino, lo spiega così: come Dio fece passare dal mar rosso il popolo ebreo tra due ali di acqua senza che i loro piedi si bagnassero, un miracolo divino, così la nascita verginale di Gesù dal grembo materno senza le doglie e le ferite da parto. L'incarnazione nell'accoglienza di Maria è tutta opera di Dio. Paolo dirà: nato da donna. E Luca: "Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio". Possiamo pensare la sofferenza di Giuseppe di non poter fare molto e la gioia di Maria di fronte alla piena realizzazione delle promesse davanti, con Giuseppe, a quel bambino con le braccia aperte come sarà sulla croce e in modo incruento in ogni messa.

Sempre nel messaggio della presunta apparizione:" Io voglio darvi una fede sicura, la grazia della verità santa. Io, vi affido al mio Cuore Immacolato, vi porto alla gloria del Padre, alla felicità del Figlio, nella speranza di un cammino sicuro, fedele, continuativo…Non divagate di qua, di là, per sentire cosa? Per sapere cosa? Quello che non fa piacere né a voi e né a me".

Prepariamoci con la novena, con una confessione speciale, con atti di carità alle più comunioni natalizie ravvivando anche con gli auguri rapporti fraterni, di amicizia soprattutto con chi condivide la stessa fede nel Dio eucaristicamente con noi.

 


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