'Non teniamo Dio in quarantena ma chiediamogli di fermare la pandemia'

Nico Spuntoni, in "La Nuova Bussola" – 2 Dicembre  2021

«Stiamo cercando di tenere Dio il più lontano possibile dalla pandemia in quanto tale, come se temessimo di contagiarlo». Padre Serge-Thomas Bonino (nella foto in basso), decano della Facoltà di Filosofia all'Angelicum e segretario della Commissione teologica internazionale per un decennio, usa un'immagine ad effetto per descrivere l'assenza di Dio nel dibattito pubblico sull'evento che da quasi due anni sta monopolizzando le nostre vite: la pandemia di Covid-19. E' davvero un fenomeno che si svolge in un campo, quello biofisico, in cui la Provvidenza non c'entra? Il domenicano, uno dei più autorevoli teologi al mondo, ne ha parlato in quest'intervista.

 

Pensa che, durante quasi quasi due anni di emergenza sanitaria, abbiamo pregato il Signore 'come si deve'?

Da quando è scoppiata la pandemia abbiamo pregato per chiedere al Signore di darci forza a sopportare questa situazione e ad essere solidali gli uni con gli altri. Tutto giusto, però abbiamo chiesto più di rado al Signore di mettere la Sua mano per fermare la pandemia. Questo ci rivela che anche nella mentalità dei cristiani prevale l'idea che Dio possa agire dentro di noi, ma non agisce nel mondo se non tramite l'uomo. Di fronte alla pandemia, Dio viene considerato non come il Creatore e Padrone del cosmo ma al massimo come il compagno di viaggio che sostiene la nostra speranza nella lotta contro il male. Ma questo è un approccio gnostico che relega la salvezza alla sfera soggettiva.

 

Eppure nel Messale Romano, tra le Messe e le orazioni per diverse necessità si trovano ancora quelle destinate, ad esempio, a chiedere la pioggia.

Spesso si critica la preghiera per la pioggia. È chiaro che chi prega per la pioggia non si aspetta che si crei improvvisamente una nube ed inizi un temporale! Ma esistono tanti fattori che intervengono per produrre gli eventi fisici e non possiamo escludere la possibilità che Dio possa orientare i fenomeni naturali in modo da produrre a un dato momento la pioggia. Nel caso della pandemia, se crediamo che Dio è anche Creatore del mondo materiale, Egli può orientare l'azione delle cause che producono un fenomeno fisico, pur rispettando le leggi della natura. Non usa la bacchetta magica, ma la Provvidenza ha tanti altri mezzi per orientare da dentro le cose.

 

Non crede che oggi non solo i fedeli, ma la teologia stessa abbia un certo timore ad affermare questo concetto?

La preghiera cristiana suppone che Dio possa agire nel mondo biofisico in cui viviamo. Questa convinzione richiede una metafisica ed una teologia in cui l'azione divina viene presentata come possibile. Invece se ci chiudiamo in una visione del mondo soltanto retta dall'approccio scientifico, scadiamo nel riduzionismo. Le scienze dicono cose giuste, ma non dicono tutto sull'essere. In "Infanzia di Gesù", Benedetto XVI ha scritto che «Dio è Dio e non si muove soltanto nel mondo delle idee». Quindi, non è soltanto Colui che può cambiare il nostro sguardo sulla realtà e i nostri rapporti personali. D'altra parte, se Dio non può agire sulla realtà materiale allora non possiamo spiegare perché credere nella Resurrezione e la trasformazione del cosmo alla fine dei tempi.

 

A proposito di Ratzinger: questo confinamento di Dio al regno della soggettività per escluderlo da quello della natura non è speculare al tentativo - ripetutamente denunciato dal Papa emerito - di relegarlo nella sola sfera privata per estirparlo da quella pubblica?

Sono due cose un po' diverse, ma non del tutto slegate perché in questo momento la sfera pubblica, nella società secolarizzata in cui viviamo, ha adottato la scienza come unico punto di riferimento che viene ritenuto vero e accettabile da tutti. La scienza metodologicamente prescinde dall'azione di Dio e quindi se la prendiamo come unico riferimento del discorso pubblico, è chiaro che escludiamo Dio. Abbiamo dimenticato che c'è un altro sguardo possibile sui fenomeni, uno sguardo metafisico e teologico che non cancella lo sguardo scientifico, ma va più avanti ed è più profondo.

 

Dall'altra parte della barricata c'è chi considera il Covid come una punizione divina per un motivo piuttosto che per un altro. Che ne pensa di queste tendenze?

Questa visione di Dio che permette le catastrofi come forma di punizione è stata usata nel passato in un modo non giusto: non possiamo dire che una persona si è contagiata perché ha commesso peccato! Non siamo al posto di Dio e non siamo in grado di individuare i motivi precisi delle sue azioni e delle sue permissioni rispetto al male. Tuttavia, è sbagliato eliminare qualsiasi interpretazione teologica della pandemia in chiave morale-intenzionale. L'idea generale che ciò che succede nel mondo biofisico ha un significato è irrinunciabile per la teologia. Non possiamo dire che tutto ciò che avviene nel mondo biofisico è casuale. Nella teologia classica, il male che ci affligge ha a che fare con le conseguenze del passato e può in un certo senso essere interpretato come una pena. Purtroppo ormai è diffusa questa idea che Dio può essere soltanto buono - nel senso del buonismo -. La punizione non è più vista come un atto di giustizia (quindi un atto buono) ma esclusivamente come una forma di violenza ed attribuirla ad un Dio buono diventa inaccettabile. Mentre nella teologia classica la giustizia fa parte della bontà. Adesso la giustizia viene ritenuta un male necessario, ma non lo è: piuttosto, è una manifestazione della perfezione di Dio e quindi l'ordine giusto che si impone anche tramite la punizione.

 

Paradossalmente, l'idea della pandemia come una punizione contro l'uomo, abbandonato dalla religione, è stato riproposta dagli ambientalisti.

Ciò significa che la nozione di punizione, uscita dalla porta, è rientrata dalla finestra. È una questione antropologica fondamentale dell'uomo nel suo rapporto con l'universo. L'uomo ha bisogno di dare un senso a ciò che succede nel mondo biofisico. La differenza è che nella visione cristiana c'è sempre una relazione tra persona e persona e quindi il giudice che punisce, lo fa per motivi intenzionali; mentre la divinità della natura è una divinità cieca. Non so se l'umanità ci ha guadagnato molto nel passaggio dalla giusta prova permessa da Dio alla vendetta di Gaia.

 

Perché, oggi è molto più difficile rendere accettabile per gli stessi cristiani l'idea di una natura che si ribella all'uomo quando l'uomo si ribella a Dio?

Perché tocca la questione più difficile della dottrina cattolica, quella del peccato originale: se siamo esposti a questo tipo di disagi è per via della rottura dell'uomo con Dio. Secondo la dottrina del peccato originale, l'uomo e la natura non sono stati creati per vivere in uno stato di opposizione, come quello attuale. L'uomo è stato creato in Paradiso, vale a dire in uno stato di comunione di vocazione con il cosmo. Dopo il peccato è stato cacciato in un mondo in cui la natura gli è diventata ostile. Esisteva, quindi, una comunione tra uomo e natura che era legata a quella tra uomo e Dio. Ma se viene rotto il primo anello, si rompe anche il secondo, cioè quello tra uomo e natura. È un tema onnipresente nella Bibbia: ogni volta che l'uomo si separa da Dio, la natura diventa nemica dell'uomo. È un tema importante nella teologia cattolica. Ci sono teologi che vogliono ridurre il tema della giustizia originale e del peccato originale ad un mito. Ma è molto di più: esprime in forma mitica una verità fondamentale.

 

A proposito di giustizia originale, scontiamo il fatto che persino una parte della teologia contemporanea non creda più nella nozione di caduta dell'uomo?

La visione moderna è segnata dalla dottrina dell'evoluzione secondo cui l'uomo si crea a poco a poco. Però, se Dio avesse creato l'uomo nello stato in cui siamo oggi sarebbe un problema per la bontà di Dio perché significherebbe che ci avrebbe messo nei guai sin dall'inizio. La dottrina del peccato originale cerca di dare una risposta a questa problematica, sostenendo che la situazione in cui siamo non è quella dell'uomo uscito dalle mani di Dio ma è una situazione che ci siamo creati noi stessi. Faccio un'analogia con i demoni: la tradizione cattolica dice che i demoni non sono stati creati demoni, vale a dire cattivi, ma angeli perché altrimenti significherebbe che Dio sarebbe responsabile della loro cattiveria. Hanno commesso un peccato, e quindi sono diventati demoni da angeli che erano.

 

Quindi, qual è l'interpretazione teologicamente più corretta da dare agli eventi di questi ultimi due anni?

Non sappiamo le ragioni profonde (sempre sagge e buone) per cui Dio ha permesso questa pandemia, ma sappiamo che esistono. In linea generale sappiamo che Dio non è assente e che una prova come questa è un invito alla conversione, a prendere sul serio il fatto che la vita non è un dono scontato e che dobbiamo viverla nel modo giusto, consegnandoci alla Provvidenza paterna di Dio

 

 

 

 

 

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INTERVISTA AL DOMENICANO BONINO

«Non teniamo Dio in quarantena: chiediamogli di fermare la pandemia»

ECCLESIA02-12-2021

«Dall'inizio della pandemia preghiamo per chiedere al Signore di darci forza di sopportarla, ma più di rado gli chiediamo di mettere la Sua mano per fermarla. Dio è considerato non come il Creatore del cosmo, ma come il compagno di viaggio. Eppure Egli può orientare l'azione delle cause che producono un fenomeno fisico, pur rispettando le leggi della natura. E la preghiera cristiana suppone che Dio possa agire nel mondo biofisico in cui viviamo». Intervista a padre Serge-Thomas Bonino, decano di Filosofia all'Angelicum. 

 

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«Stiamo cercando di tenere Dio il più lontano possibile dalla pandemia in quanto tale, come se temessimo di contagiarlo». Padre Serge-Thomas Bonino (nella foto in basso), decano della Facoltà di Filosofia all'Angelicum e segretario della Commissione teologica internazionale per un decennio, usa un'immagine ad effetto per descrivere l'assenza di Dio nel dibattito pubblico sull'evento che da quasi due anni sta monopolizzando le nostre vite: la pandemia di Covid-19. E' davvero un fenomeno che si svolge in un campo, quello biofisico, in cui la Provvidenza non c'entra? Il domenicano, uno dei più autorevoli teologi al mondo, ne ha parlato in quest'intervista.

 

Pensa che, durante quasi quasi due anni di emergenza sanitaria, abbiamo pregato il Signore 'come si deve'?

Da quando è scoppiata la pandemia abbiamo pregato per chiedere al Signore di darci forza a sopportare questa situazione e ad essere solidali gli uni con gli altri. Tutto giusto, però abbiamo chiesto più di rado al Signore di mettere la Sua mano per fermare la pandemia. Questo ci rivela che anche nella mentalità dei cristiani prevale l'idea che Dio possa agire dentro di noi, ma non agisce nel mondo se non tramite l'uomo. Di fronte alla pandemia, Dio viene considerato non come il Creatore e Padrone del cosmo ma al massimo come il compagno di viaggio che sostiene la nostra speranza nella lotta contro il male. Ma questo è un approccio gnostico che relega la salvezza alla sfera soggettiva.

 

Eppure nel Messale Romano, tra le Messe e le orazioni per diverse necessità si trovano ancora quelle destinate, ad esempio, a chiedere la pioggia.

Spesso si critica la preghiera per la pioggia. È chiaro che chi prega per la pioggia non si aspetta che si crei improvvisamente una nube ed inizi un temporale! Ma esistono tanti fattori che intervengono per produrre gli eventi fisici e non possiamo escludere la possibilità che Dio possa orientare i fenomeni naturali in modo da produrre a un dato momento la pioggia. Nel caso della pandemia, se crediamo che Dio è anche Creatore del mondo materiale, Egli può orientare l'azione delle cause che producono un fenomeno fisico, pur rispettando le leggi della natura. Non usa la bacchetta magica, ma la Provvidenza ha tanti altri mezzi per orientare da dentro le cose.

 

Non crede che oggi non solo i fedeli, ma la teologia stessa abbia un certo timore ad affermare questo concetto?

La preghiera cristiana suppone che Dio possa agire nel mondo biofisico in cui viviamo. Questa convinzione richiede una metafisica ed una teologia in cui l'azione divina viene presentata come possibile. Invece se ci chiudiamo in una visione del mondo soltanto retta dall'approccio scientifico, scadiamo nel riduzionismo. Le scienze dicono cose giuste, ma non dicono tutto sull'essere. In "Infanzia di Gesù", Benedetto XVI ha scritto che «Dio è Dio e non si muove soltanto nel mondo delle idee». Quindi, non è soltanto Colui che può cambiare il nostro sguardo sulla realtà e i nostri rapporti personali. D'altra parte, se Dio non può agire sulla realtà materiale allora non possiamo spiegare perché credere nella Resurrezione e la trasformazione del cosmo alla fine dei tempi.

 

A proposito di Ratzinger: questo confinamento di Dio al regno della soggettività per escluderlo da quello della natura non è speculare al tentativo - ripetutamente denunciato dal Papa emerito - di relegarlo nella sola sfera privata per estirparlo da quella pubblica?

Sono due cose un po' diverse, ma non del tutto slegate perché in questo momento la sfera pubblica, nella società secolarizzata in cui viviamo, ha adottato la scienza come unico punto di riferimento che viene ritenuto vero e accettabile da tutti. La scienza metodologicamente prescinde dall'azione di Dio e quindi se la prendiamo come unico riferimento del discorso pubblico, è chiaro che escludiamo Dio. Abbiamo dimenticato che c'è un altro sguardo possibile sui fenomeni, uno sguardo metafisico e teologico che non cancella lo sguardo scientifico, ma va più avanti ed è più profondo.

 

Dall'altra parte della barricata c'è chi considera il Covid come una punizione divina per un motivo piuttosto che per un altro. Che ne pensa di queste tendenze?

Questa visione di Dio che permette le catastrofi come forma di punizione è stata usata nel passato in un modo non giusto: non possiamo dire che una persona si è contagiata perché ha commesso peccato! Non siamo al posto di Dio e non siamo in grado di individuare i motivi precisi delle sue azioni e delle sue permissioni rispetto al male. Tuttavia, è sbagliato eliminare qualsiasi interpretazione teologica della pandemia in chiave morale-intenzionale. L'idea generale che ciò che succede nel mondo biofisico ha un significato è irrinunciabile per la teologia. Non possiamo dire che tutto ciò che avviene nel mondo biofisico è casuale. Nella teologia classica, il male che ci affligge ha a che fare con le conseguenze del passato e può in un certo senso essere interpretato come una pena. Purtroppo ormai è diffusa questa idea che Dio può essere soltanto buono - nel senso del buonismo -. La punizione non è più vista come un atto di giustizia (quindi un atto buono) ma esclusivamente come una forma di violenza ed attribuirla ad un Dio buono diventa inaccettabile. Mentre nella teologia classica la giustizia fa parte della bontà. Adesso la giustizia viene ritenuta un male necessario, ma non lo è: piuttosto, è una manifestazione della perfezione di Dio e quindi l'ordine giusto che si impone anche tramite la punizione.

 

Paradossalmente, l'idea della pandemia come una punizione contro l'uomo, abbandonato dalla religione, è stato riproposta dagli ambientalisti.

Ciò significa che la nozione di punizione, uscita dalla porta, è rientrata dalla finestra. È una questione antropologica fondamentale dell'uomo nel suo rapporto con l'universo. L'uomo ha bisogno di dare un senso a ciò che succede nel mondo biofisico. La differenza è che nella visione cristiana c'è sempre una relazione tra persona e persona e quindi il giudice che punisce, lo fa per motivi intenzionali; mentre la divinità della natura è una divinità cieca. Non so se l'umanità ci ha guadagnato molto nel passaggio dalla giusta prova permessa da Dio alla vendetta di Gaia.

 

Perché, oggi è molto più difficile rendere accettabile per gli stessi cristiani l'idea di una natura che si ribella all'uomo quando l'uomo si ribella a Dio?

Perché tocca la questione più difficile della dottrina cattolica, quella del peccato originale: se siamo esposti a questo tipo di disagi è per via della rottura dell'uomo con Dio. Secondo la dottrina del peccato originale, l'uomo e la natura non sono stati creati per vivere in uno stato di opposizione, come quello attuale. L'uomo è stato creato in Paradiso, vale a dire in uno stato di comunione di vocazione con il cosmo. Dopo il peccato è stato cacciato in un mondo in cui la natura gli è diventata ostile. Esisteva, quindi, una comunione tra uomo e natura che era legata a quella tra uomo e Dio. Ma se viene rotto il primo anello, si rompe anche il secondo, cioè quello tra uomo e natura. È un tema onnipresente nella Bibbia: ogni volta che l'uomo si separa da Dio, la natura diventa nemica dell'uomo. È un tema importante nella teologia cattolica. Ci sono teologi che vogliono ridurre il tema della giustizia originale e del peccato originale ad un mito. Ma è molto di più: esprime in forma mitica una verità fondamentale.

 

A proposito di giustizia originale, scontiamo il fatto che persino una parte della teologia contemporanea non creda più nella nozione di caduta dell'uomo?

La visione moderna è segnata dalla dottrina dell'evoluzione secondo cui l'uomo si crea a poco a poco. Però, se Dio avesse creato l'uomo nello stato in cui siamo oggi sarebbe un problema per la bontà di Dio perché significherebbe che ci avrebbe messo nei guai sin dall'inizio. La dottrina del peccato originale cerca di dare una risposta a questa problematica, sostenendo che la situazione in cui siamo non è quella dell'uomo uscito dalle mani di Dio ma è una situazione che ci siamo creati noi stessi. Faccio un'analogia con i demoni: la tradizione cattolica dice che i demoni non sono stati creati demoni, vale a dire cattivi, ma angeli perché altrimenti significherebbe che Dio sarebbe responsabile della loro cattiveria. Hanno commesso un peccato, e quindi sono diventati demoni da angeli che erano.

 

Quindi, qual è l'interpretazione teologicamente più corretta da dare agli eventi di questi ultimi due anni?

Non sappiamo le ragioni profonde (sempre sagge e buone) per cui Dio ha permesso questa pandemia, ma sappiamo che esistono. In linea generale sappiamo che Dio non è assente e che una prova come questa è un invito alla conversione, a prendere sul serio il fatto che la vita non è un dono scontato e che dobbiamo viverla nel modo giusto, consegnandoci alla Provvidenza paterna di Dio

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