Congresso di Astana.

Francesco Lamendola, da "Accademia Adriatica di Filosofia" – 9 giugno 2021

    

Che cosa succede intorno agli idoli smantellati delle divinità di una religione, dopo che essa è stata sopraffatta dall'esterno, e abbandonata dai suoi fedeli? Senza dubbio la domanda si pone in termini differenti: 1) se si adotta il punto di vista dell'antropologia comparata, o se 2) si adotta il punto di vista cattolico; e inoltre se, a) ci si pone in una prospettiva scientista e materialista o se, b) ci si pone in una prospettiva spirituale ed olistica. La differenza fra il primo e il secondo punto di vista è che nel primo tutte le religioni si equivalgono e rispondono alle stesse dinamiche storiche, psicologiche, sociali, ecc.; mentre nel secondo c'è una sola religione vera, il cristianesimo, nella quale opera un elemento soprannaturale, e tutte le altre sono false religioni, per cui non è possibile porre le une e l'altra sullo stesso piano e considerarne le manifestazioni come storicamente e sociologicamente equivalenti. La differenza fra la terza e la quarta prospettiva è che nella terza si considera qualsiasi culto, qualsiasi divinità e qualsiasi simulacro come realtà immanenti, che si possono studiare in maniera esauriente con la sola ragione naturale e, anzi, che di devono studiare con i soli criteri della scienza moderna (e sottolineiamo moderna), quantitativi e meccanicisti, in base ai quali ogni fenomeno può essere perfettamente compreso e spiegati, e non c'è in essi alcunché di misterioso, cioè nulla che ecceda la ragione naturale; mentre nella quarta si ammette che nelle false religioni è presente un elemento inafferrabile e invisibile, ma reale ed efficacemente operante, di segno preternaturale e più precisamente infero; mentre nella sola religione del vero Dio agiscono forze ed entità soprannaturali, dirette a guidare la ragione umana verso il riconoscimento della realtà ultima, nonché a illuminare, sostenere, incoraggiare e fortificare le anime, una volta che esse si siano incamminate verso la meta e dopo che, per opera del Battesimo, siano entrate nello stato di grazia rispetto al loro Creatore, aprendosi così, e consegnandosi sempre di più, al suo Volere e al suo Amore. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che noi adotteremo il punto di vista 2), ossia quello cattolico, e la prospettiva b), ossia quella che si mantiene aperta sulla realtà misteriosa e luminosa del soprannaturale, ma anche su quella, a sua volta misteriosa, talvolta però inquietante e persino paurosa, del preternaturale.

 

 

 

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 Che ne è stato dei falsi dèi e dei loro simulacri? Tra pregiudizi scientisti e il Congresso di Astana: la battaglia spirituale fra "la vera religione di Cristo" e i culti pagani ispirati dal diavolo con le sue legioni infernali!

 

 

 

La domanda, dunque, riguardava il destino degli idoli delle false religioni, dopo il loro smantellamento. Ora, in tutte le false religioni, ma specialmente in alcune, agiscono delle forze infere, poiché nel migliore dei casi esse trattengono l'intelligenza e la volontà dell'uomo lontane dal Vero, che  è anche il Bene, e nel peggiore le attirano verso il male. In particolare, tale elemento infero è facilmente riconoscibile in quei culti e in quei cerimoniali che, sotto le specie di adorazione di false divinità, si pascono di crimini atroci, riconosciuti come tali anche dalla ragione naturale non illuminata dalla grazia, quali l'uccisione rituale di vittime innocenti, particolarmente di bambini o di ragazze vergini, cui sovente fa seguito un pasto cannibalesco con le tenere carni ancora calde delle vittime, e l'assunzione del loro sangue da parte dei sacerdoti e dei semplici fedeli. Bisogna ancora fare una distinzione fra quei culti nei quali il sacrificio umano, specie di bambini, è finalizzato alla propiziazione della fertilità della Terra, e quindi all'abbondanza del raccolto, come avveniva in molte religioni antiche dell'area mediterranea (fenici, cartaginesi) e anche centro-europea (celti, germani), e quelle ove il sacrificio umano, e specialmente l'offerta sacrificale del cuore e del sangue, sono sì, finalizzati alla conservazione dell'ordine cosmico, e in particolare al mantenimento della luce e del calore del Sole, e tuttavia assumono caratteristiche e soprattutto dimensioni tali da configurarsi quasi come fini a se stessi, in una spirale distruttiva sempre più cieca e crudele, fino ad assumere i tratti di una vera ossessione del sangue, nel qual caso la demonologia cattolica non esita a ravvisare gl'indizi assai probabili di una vera e propria infestazione demoniaca a carattere collettivo. E tale fu, senza dubbio, la religione degli antichi messicani, specialmente degli aztechi, della quale è stato detto, a ragione, che le sue esigenze spingeva quel popolo a sostenere incessanti guerre di aggressione contro tutti i popoli vicini, onde assicurarsi le migliaia e migliaia di vittime necessarie a sostenere incessantemente i riti di sangue. Infine vi sono delle religioni, se così le vogliamo chiamare, o piuttosto dei culti, nei quali l'elemento demoniaco non solo è presente in modo del tutto esplicito, ma è il fine stesso dell'atto di adorazione dei fedeli. A parte alcuni piccoli gruppi del mondo mediorientale, come la setta degli Yezidi, o come la confraternita indiana dei Thugs, adoratori di Kalì la Nera e perennemente a caccia di vittime umane da sacrificarle, nel mondo moderno il gruppo più consistente è quello, variegato e tenebroso, degli adoratori di Satana, i quali, pur chiedendo il riconoscimento del proprio culto da parte delle autorità pubbliche alla pari con tutte le altre fedi religiose, ostentando un volto relativamente mite e rispettoso delle leggi, in realtà, a meno che si tratti di solenni buffoni, praticano la messa nera, l'omicidio rituale, forme di cannibalismo, di necrofilia e di sadismo pedofilo, perché considerano i bambini alla stregua di fonti di energia da assumere tramite la tortura, il dissanguamento e l'assunzione delle sostanze chimiche prodotte nel sangue della vittima da fortissime emozioni negative come l'angoscia, il terrore e la  disperazione (si confrontino tali aspetti della messa nera con le cosiddette Pasque di Sangue attribuite ad alcuni gruppi di ebrei talmudici, fenomeno storico del quale si è occupato anche lo studioso ebreo Ariel Toaff).

 

 

 

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È un mondo misterioso e inquietante, quello del preternaturale. Bisogna saperlo avvicinare in punta di piedi, con la mente sgombra dai pregiudizi della cultura moderna, e prepararsi a registrare cose che, secondo il paradigma scientista, non dovrebbero neppure esistere; oppure è meglio rinunciare a comprenderlo!

 

 

 

Dunque, prendiamo un caso storicamente ben documentato: quello della sanguinaria religione degli antichi messicani, dopo il crollo dell'impero azteco e l'avvento della dominazione spagnola. Sappiamo che, nei primi anni dopo la conquista, gli spagnoli, molto scarsi di numero, procedettero con una certa gradualità e cautela nell'abolizione della religione pagana, limitandosi a proibire tassativamente i sacrifici umani; ma per alcuni anni, specialmente nei luoghi più isolati, gl'indigeni seguitarono a costruire gli idoli delle loro antiche divinità, o si preoccuparono di nascondere quelli già esistenti, in modo da metterli al riparo dalla distruzione. Gli spagnoli, infatti, e specialmente i frati francescani e domenicani, che si occuparono dell'evangelizzazione delle nuove popolazioni, erano persuasi che non vi fosse una differenza netta ed univoca fra una divinità e il suo feticcio, e che in quest'ultimo gl'indigeni immaginassero presenti alcune facoltà del dio stesso, sicché giunsero abbastanza presto alla decisione di far sparire tutte le statue, gli arredi e le decorazioni utilizzate nelle cerimonie pagane, perché altrimenti non sarebbero mai riusciti ad estirpare definitivamente gli antichi culti. A tali misure gli indigeni reagirono sia nascondendo in grotte e in località inaccessibili le statue e gli arredi sacri (che spesso erano d'oro, e quindi attiravano l'avidità dei bianchi), sia per mezzo di sacerdoti che impersonavano le divinità stesse, o che ricevevano da esse una parte dei loro poteri: sacerdoti chiamati ixitpla, i quali officiavano, curavano, insomma tenevano in vita, sia pure in misura ridotta e in regioni periferiche e difficilmente accessibili, le forme dell'antica religione.

 

 

 

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Bergoglio verso il Congresso di Astana? Essendo le false religioni ispirate dal diavolo, come si può unire la preghiera al vero Dio a quella rivolta, in realtà, ai demoni?

 

 

 

Scriveva Serge Gruzinski in un classico molto ben documentato, anche se caratteristico di una certa antropologia auto-fustigatoria molto in voga partire dagli anni '60 del secolo scorso, per la quale non c'è cosa che la cultura europea abbia fatto, nei cinque continenti, che non sia stata inficiata dall'ignoranza, dal pregiudizio o dalla cattiveria: La guerra delle immagini. Da Cristoforo Colombo a Blade Runner (titolo originale: La guerre des images, Librairie Fayard, 1990; traduzione dal francese di Donatello Bello, Milano, Sugarco Edizioni 1991, pp. 69-71; 76):

 

Nel 1519, all'arrivo degli spagnoli, Montezuma incaricò il proprio figlio Axayácatl di trasportare Hutzilopochtli, Tezactlipoca  e Topiltzin (Quetzalcoatl) nella grotta di Tencuyoc, a Culhuacan, mentre, in tutt'altro luogo, veniva nascosta la dea Xantico; nel 1522, o a partire dal 1520, quando Cortés consegnò Città del Messico alla guida di Alvarado, un Huitziplochtli e molti altri "idoli" furono instradati a Culhuacan  e da lì a Xaltocan e poi a Xiloptepec, prima di finire in una grotta del Peñol de Tepecingo. Con una barca, Huitzilopochtli raggiunse Culhuacan, in "grandi e pesanti pacchi", l'uno nero e l'altro blu, i colori del dio.

 

All'indomani della caduta di Città del Messico, gli idoli del Templo Mayor subirono un identico destino. Altri idoli, Cihuacoatl, Thlepoctli, Tlatlahuquiu, Tezcalipoca, Tepahua e forse Hutizilopochtli lasciarono Città del Messico per la vicina città di Azcapotzalco, meno sorvegliata, i cui santuari clandestini  accoglievamo le offerte della autorità locali.  A richiesta dei signori di Tula e di Città del Messico furono in seguito riportati a spalla ("tamemes") sino alla capitale.  Di lì in poi, se ne perdono le tracce.  Un certo numero di dèi sarebbe stato riunito a Tula, novanta chilometri a nord della capitale, nella città degli antichi toltechi, la cui prestigiosa cultura ossessionava ancora la memoria indigena. La grande effigie di Tlaloc, venerata dalle popolazioni della vallata di Città del Messico e di Puebla, venne nascosta "tra pietre nel mezzo della vegetazione" nella sierra di Tlalocatepetl, in cui rimase sino al ritrovamento nel 1539. Le sierre offrono rifugio alle ingombranti statue e alle "cose del demonio", tamburi d'oro, trombe di pietra, specchi divinatori, maschere cerimoniali, oggetti rituali di ogni tipo. Alcune fidatissime famiglie ricevettero in deposito i pacchi divini, le relative "parures" e i mantelli decorati di pietre verdi  ("chalchuyes"). Più riparati dagli sguardi, gli appartamenti delle donne servirono, talvolta, a nascondere le statue.  Nei palazzi della nobiltà sconfitta, gli oratori nascondevano collezioni spesso impressionanti di idoli: ne furono trovato una quarantina, presso il cacicco di Texcoco, tra cui due Quetzalcoatl, un Cuzcacoatli, due Xipe, un Coatl, cinque Tecoatl, un Tecoacuilli, un Tlaloc, tre Chicomecoatl, due templi in miniatura, di cui uno dedicato a Quetzalcoatl.

 

Si potrebbe tuttora redigere la geografia dei nascondigli che, all'epoca, non erano segreti quanto oggi si suppone. In seno all'aristocrazia, circolava una ridda di voci  più o meno precise e fondate; si sapeva come, qui e là, i discendenti di antichi dignitari avessero nascosto o conservassero le effigi e numerosi oggetti cerimoniali di grandissimo valore. I sacerdoti che al tempo della Conquista erano consiglieri di Montezuma, i loro figli che vent'anni più tardi facevano parte della corte del signore di Città del Messico, don Diego Huanitzin, e lo steso don Diego, sembravano conoscere che fine avessero fatto gli "idoli di tutta la terra".

 

Fratello di Montezuma, don Diego apparteneva all'aristocrazia che collaborò, spontaneamente e non, con il potere spagnolo. Prima di accedere al governo di Città del Messico, alla fine del 1530, aveva saputo impedire ai francescani, che l'avevano trovato, di impadronirsi di un Huitzilopochtli. Il principe che gli spagnoli avevano reinsediato sui resti del trono "mexica" non era irreprensibile. Ma poiché i principali sospettati mantennero il silenzio, nonostante la tortura, don Diego sfuggì all'azione giudiziaria. In compenso don Carlos, signore di Texcoco fu meno fortunato: l'Inquisizione episcopale lo consegnò al rogo nel 1539. Lo si accusava, tra l'altro, della detenzione di idoli. (…)

 

Nel corso del primo anno a Tlaxcala, prima della chiusura dei santuari indigeni, i francescani ebbero modo di provare l'ostilità dell'anico clero. Uno degli addetti ai templi, indossate le "parures" e gli emblemi di Ometochtli, il "dio divino", uscì un giorno dal santuario per attraversare il mercato, tenendo tra le labbra alcune lame di ossidiana. Era scortato da una folla affascinata dall'inusuale spettacolo, preceduta dal"demonio o dalla sua figura", un essere dall'andatura "selvaggia e spaventosa", in effetti – come proclama lo stesso prete – l'"ixiptla" del dio venuto a ricordare a tutti l'osservanza delle ancestrali credenze.

 

Leggendo le rare fonti rimaste, ci si convince che qui e là, "ixiptla" viventi si sostituissero alle effigi distrutte, scomparse o nascoste. Nel corso del decennio 1530-40, non pochi indiani  rivendicano un potere e una identità che ne fanno degli uomini-dèi, appartenenti alla stirpe di quegli esseri singolari che, alla guida di Quetzalcoatl, avevano per secoli determinato il cammino delle comunità.

 

 

 

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L'impero azteco e la sanguinaria religione degli antichi messicani? Per le entità non umane, il tempo non ha lo stesso significato che ha per gli uomini: e cinque secoli sono come niente, se c'è qualcuno che conosce chi evocare, e sa come farlo!

 

 

 

Dunque, la domanda che ci siamo posti è se gli idoli di una religione non solo falsa, ma crudele, e con forti tratti demoniaci (cari antropologi progressisti e buonisti, fate finta di non aver sentito: non stiamo parlando per i vostri delicatissimi orecchi antirazzisti), vadano mai davvero in pensione, a meno di essere materialmente distrutti. Perché se per caso avessero ragione certi popoli primitivi, certe antiche culture, e gli oggetti sacri di una religione, non importa quanto falsa, anzi proprio perché falsa, fossero impregnati di energie preternaturali, allora sarebbero pur sempre capaci di esercitare un influsso reale sugli esseri umani, purché vi fosse chi sa come usarli e come invocare in maniera appropriata le forze (infere) che tali immagini rappresentano. E anche questa è decisamente  un'affermazione temeraria, per non dire irricevibile da parte dell'antropologia e della storiografia moderne: come si potrebbe ammettere un simile idea, nel contesto di una cultura, come quella moderna, fermamente votata allo scientismo e al materialismo? Eppure, chi ha visto da vicino come operano certi stregoni dell'Africa; e chi ha potuto assistere a certi fenomeni preternaturali, legati alla magia nera e al satanismo, sa che certe cose, impossibili da spiegare per la ragione strumentale e calcolante, nondimeno esistono, e solo il pregiudizio scientista si ostina a negarli, semplicemente perché teme di fare brutta figura riconoscendo che vi sono molte più cose fra la terra e il cielo, come dice Shakespeare per bocca di Amleto, di quante ne possa spiegare tutta la loro scienza. E tuttavia, obietterà il nostro scettico interlocutore, è molto improbabile che quegli idoli, per quanto ben nascosti dagli ultimi sacerdoti aztechi, esistano ancora, o siano tuttora conosciuti; e ancor più improbabile che i cerimoniali legati al loro culto siano stati tramandatiti nell'arco di cinque secoli, generazione dopo generazione, da una ristretta cerchia di adepti capaci di mantenere il più rigoroso silenzio nei confronti di qualsiasi estraneo (questa, del resto, è la situazione descritta da David Herbert Lawrence nel suo romanzo Il serpente piumato del 1926). Ma siamo sicuri che queste obiezioni siano risolutive? Nessuno può dire che succede se un oggetto magico, un amuleto, un idolo, vengono risparmiati dal tempo in qualche luogo segreto; e nessuno è in grado di dire cosa succede se realmente una ristretta cerchia di persone riesce a conservare e tramandare, custodendolo gelosamente, un patrimonio rituale segreto, sfuggiti all'occhio di tutti e anche a quello delle autorità che a suo tempo si preoccuparono di sradicarlo per sempre. Una cosa è certa: quando si operano dei cerimoniali religiosi a sfondo cruento, quando si celebrano sacrifici di sangue e si invocano gli "dèi", che poi altro non sono se non dèmoni, affinché scendano sulla terra e assecondino le richieste dei loro fedeli, si mettono in movimento delle forze preternaturali che non conoscono le normali barriere dello spazio e del tempo. Pertanto è possibile, possibilissimo, che le "finestre" che vengono così aperte sull'altra dimensione, rimangano aperte a tempo indeterminato, anche per secoli e secoli: fino a quando non arriva qualcuno che conosce le formule e che sa in che modo evocare quelle forze che già conobbero il loro momento di splendore – orrido splendore – e poi sono rimaste acquattate nell'ombra, per un tempo anche lunghissimo, in attesa di ritornare. Abbiamo già parlato di ciò a proposito della cosiddetta cospirazione Stargate, mirante a far ritornare i nove dèi di Eliopoli; e più ancora per gli strani e inquietanti esperimenti magici eseguiti nel 1946 nel deserto della California da un singolare personaggio come l'ingegnere missilistico James Parsons, prima seguace e poi rivale del mago e satanista Aleister Crowley, al fine di evocare la dea Babalon (cfr. il nostro articolo: Forse "loro" stanno tornando; o erano già qui?, pubblicato sul sito della Accademia Nuova Italia il 30/01/21).

 

 

 

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Quando si operano dei cerimoniali religiosi a sfondo cruento, quando si celebrano sacrifici di sangue e si invocano gli "dèi", che poi altro non sono se non dèmoni, affinché scendano sulla terra e assecondino le richieste dei loro fedeli, si mettono in movimento delle forze preternaturali che non conoscono le normali barriere dello spazio e del tempo!

 

 

 

Per le entità non umane, il tempo non ha lo stesso significato che ha per gli uomini: e cinque secoli sono come niente, se c'è qualcuno che conosce chi evocare, e sa come farlo. Vi sono dei portali che dovrebbero rimanere sempre chiusi, perfino quelli che si aprono quando si fanno delle "comuni" sedute spiritiche, come ben sa chi, dopo avervi partecipato, è stato vittima di un'aggressione diabolica; figuriamoci se quelle forze, o quelle entità, sono state a suo tempo attirate da riti cruenti, ossia dallo scorrere del sangue umano. Un po' come accade al leone che abbia assaggiato, anche una sola volta, il gusto della carne umana, esse resteranno sempre in agguato, spiando l'occasione per manifestarsi nuovamente, e non certo con intenzioni pacifiche. Vuoi vedere che i frati spagnoli che andavano a caccia degli idoli per distruggerli, bruciandoli o abbattendoli, non erano poi quei rozzi e fanatici superstiziosi che la leggenda nera antispagnola e anticattolica ha sempre raffigurato? Vuoi vedere che essi sapevano molto bene quale fosse la posta in gioco, quali le forze in campo, e avessero le idee abbastanza chiare su come si combatte e si vince una battaglia spirituale come quella fra la vera religione di Gesù Cristo e i culti pagani ispirati o suggestionati dal diavolo con le sue legioni infernali? È un mondo misterioso e inquietante, quello del preternaturale. Bisogna saperlo avvicinare in punta di piedi, con la mente sgombra dai pregiudizi della cultura moderna, e prepararsi a registrare cose che, secondo il paradigma scientista, non dovrebbero neppure esistere; oppure è meglio rinunciare a comprenderlo.

 

Un'ultima osservazione. Siamo inorriditi dal Congresso di Astana perché, essendo le false religioni ispirate dal diavolo, come si può unire la preghiera al vero Dio a quella rivolta, in realtà, ai demoni?

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