Sistema liberante la filosofia classica, sistema oppressivo la filosofia moderna

Stefano Fontana – Ed. Fede – Cultura, 2021

 

Questo libro presenta il sistema del sapere filosofico. La parola sistema oggi è denigrata, incute paura ed è stata messa al bando. Il sistema è paragonato ad una rigida ideologia artificiale costruita per ingabbiare l'esistenza e la libertà. Oggi si ama la complessità, l'articolazione, la molteplicità dei percorsi e delle prospettive. Si ama il dubbio, il problema, la novità. Tutte cose fluide che nel sistema starebbero – così si pensa – molto strette.

Ma per negare il sistema occorre pur fare un discorso sistematico, con una propria coerenza interna. Sistematicità significa coerenza di senso e fuga dalla contraddizione. Per sapere che c'è una certa molteplicità, bisogna conoscerla come tale, e per farlo occorre adoperare uno sguardo non molteplice ma unitario. Se dico: questa è una molteplicità, la molteplicità non è più molteplice ma diventa una cosa sola: appunto la molteplicità. Il molteplice richiede l'unitario, non si distingue per unire ma si unisce per distinguere. Se la molteplicità è un insieme di parti, essa presuppone il tutto, appunto l'insieme. Viceversa è impossibile considerarla una molteplicità. Se fosse pura dispersione non sarebbe nemmeno conoscibile.

La stessa cosa si può dire per il dubbio o per un nuovo problema che sorga davanti a noi. Perché questo sia possibile occorre che si parta da un sistema da mettere in dubbio, in contrasto con il quale il dubbio emerge come avente un senso. Il sistema di cui si dubita conferisce senso al dubbio. D'altro canto il dubbio nasce quando si ha un nuovo sistema che conferisce al dubbio una sua plausibilità non occasionale, non contingente, non accidentale: non si dubita per caso, né per un tic, né per interesse immotivato, si dubita perché la si pensa in un certo modo, ossia alla luce di un nuovo sistema. Chi dubita di un sistema ha già un nuovo sistema alternativo in mente.

Non è che il metafisico sia sistematico e lo storicista non lo sia, che il teologo sia sistematico e l'ateo o il nichilista no, che chi si appella alla natura sia sistematico e chi invece all'esperienza no. Kant non era meno sistematico di Aristotele e Heidegger non è meno sistematico di Kant. La sistematicità, come coerenza interna tra le parti del discorso, come quadro di senso, è necessaria anche per dire che non esiste un senso. Né vale dire che l'asistematico si esprime solo con l'azione e non con i discorsi. Anche l'azione risponde ad un senso, ha una causa e risponde ad un fine, a meno che uno non agisca a caso, ma allora saremmo su un altro piano.

Dalla sistematicità non si può prescindere, i conflitti e le dispute sono sempre tra sistemi, tra quadri, tra tradizioni coerenti, tra visioni d'insieme. Il negatore di questo stato di necessità di solito diventa addirittura più sistematico di chi si sforza di argomentare un sistema. Oggi l'accusa di essere sistematico risulta essere una offesa infamante, una specie di condanna per eresia. Per condannare l'eretico, però, bisogna avere un sistema da difendere che l'eretico, appunto, voleva disarticolare. L'eretico, da parte sua, non si limita a negare un punto del sistema, ma l'intero sistema contestato, sicché anche in ogni lotta tra ortodossia ed eresia c'è una disputa tra sistemi.

Il ribelle che, come dice Ernst Jünger, prende la "via del bosco" per fuggire al sistema scientifico e collaudato dell'oppressione, la fa perché ha in mente un altro sistema e, per usare il suo gergo, la via del bosco lo contrappone sistematicamente allo "stare sulla nave". La ribellione non è mai solo da, ma è anche per. È per un mondo che si contrappone ad un altro mondo. È una lotta tra mondi, ossia tra sistemi.

Quando Cartesio volle superare il sistema aristotelico, fuggendo da esso tramite il dubbio, finì per costruire un altro sistema fondato sul cogito. E quando poneva il sistema aristotelico in dubbio, aveva già in mente il nuovo sistema fondato sul cogito. Quando Robespierre fuggì il sistema dell'ancien régime creò un altro sistema molto più sistematico. La sistematicità delle Summae fu odiata dagli umanisti, ma il manuale di architettura di Leon Battista Alberti era molto più rigido. Perfino la storia, così continuamente diversa e quindi antisistematica per principio, fu sistematizzata da Hegel, il quale era molto critico verso il sistema della teologia protestante a lui precedente. Niente più antisitematico del sistema hegeliano e niente più sistematico di esso.

Il problema, allora, non è il sistema, dato che anche chi se ne vuole liberare lo fa creando altri sistemi. Il problema decisivo è se il sistema nasce dalla realtà o dall'artificiosità della mente umana. La città medievale era un sistema avente un senso che nasceva dalla realtà e dalle necessità dell'esperienza, mentre la città rinascimentale progettata a tavolino piegava la necessità naturale alla mente sistematica dell'architetto. Le utopie vogliono fuggire dalla sistematicità del reale, ma poi ingabbiano il reale nella loro sistematicità paranoica, compresa – spiace dirlo  per rispetto all'autore - Utopia di Tommaso Moro. Il sistema che nasce dall'essere non è funzionalista, invece tutti i sistemi che nascono dalla sua negazione sono funzionalisti, ossia motivati non da esigenze di verità ma di operatività. Dalla tecnica non emerge una liberazione dal sistema, emerge il peggior sistema.  Il sistema dell'economia reale viene superato dalla finanza che, volendolo superare, giunge ad un sistema molto più costrittivo e pericoloso. Il sistema "della famiglia" era considerato troppo stretto da chi ha costruito il sistema "delle famiglie", che però si dimostra opprimente e violento.

L'essere e la natura delle cose hanno un carattere sistematico, altrimenti sarebbero un mucchio di oggetti sparsi a caso. All'assenza di un senso nelle cose non corrisponde una assenza del senso in quanto tale, ma corrisponde il senso posto da qualcuno. Se non c'è natura c'è artificio. Non ci si può liberare dal sistema, si può percorrere la strada di un sistema liberante o di un sistema opprimente. La verità, come l'essere, è sistematica nel senso liberante del termine. L'opinione soggettiva e la coscienza intesa come infallibile danno vita a sistemi oppressivi. La filosofia classica è un sistema liberante, la filosofia moderna, intesa come categoria e non come periodo storico, finisce per essere – più o meno – un sistema oppressivo.

Queste brevi riflessioni spiegano la scelta di questo libro, che è sistematico. Esso espone in modo semplice e con intento introduttivo e propedeutico rivolto a tutti, il sistema del sapere suddiviso in ontologia, gnoseologia, teologia, antropologia, morale e politica. Sono sei moduli di un unico quadro d'insieme. I moduli si sostengono a vicenda e si richiamano per formare una impalcatura coerente. Il lettore viene così sostenuto nel pensare che un senso c'è. Un senso che ha valore prima di tutto perché non dipende da lui ma sta nelle cose, e poi perché è un senso completo, non di questo o di quel frammento ma di un insieme. Il lettore comprende così che si può anche sbagliare, anzi che certamente in molti casi si sbaglia, ma se c'è un ordine ci si può anche riprendere. Se invece il sistema è artificiale non si sbaglia mai e la coscienza che partorisce la verità è infallibile. In questo caso il senso è perduto, perché non esiste nemmeno un criterio per sapere quando si sbaglia senso. Lo riconosce dolorosamente il prigioniero della propria coscienza.

Il sistema, secondo questo significato realistico, deve esserci già all'inizio. Non come una serie di proposizioni evidenti di per sé, una enciclopedia squadernata davanti ai nostri occhi. Ma nel senso che il tutto non può nascere dalla somma progressiva delle parti. Esso deve essere già presente al principio, anche se in modo confuso e, per usare una bella parola cara ai filosofi e ai poeti, aurorale. Per sapere che una parte è una parte, serve il tutto di cui è parte. Lo sguardo non si apre al tutto poco alla volta, è già aperto al tutto fin dal primo istante e, così, può accogliere e conoscere tutto ciò che è.  Basta che una cosa sia e subito può essere conosciuta. È per questo che senza lo sguardo metafisico aperto originariamente al tutto, ossia all'essere in universale, il sistema è impossibile. Più precisamente, è impossibile il sistema fondato sulla realtà, mentre si apre subito la possibilità del sistema fondato sulla nostra paranoia mentale. I giochi si fanno sempre all'inizio e il primo passo è quello che segna il cammino in via definitiva. Va quindi da sé che tutto questo libro è a carattere metafisico. È questo il collante che tiene insieme i sei moduli, è questa la cornice del quadro. O meglio: del sistema.

 

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