Corpo e Sangue del Signore

 

Gesù ci ha spiegato a quale pane Dio, mediante il dono della manna, voleva preparare il popolo della Nuova Alleanza, della Nuova Storia di Amore. Il Figlio di Dio, essendoci fatto carne, poteva diventare Pane e Vino, ed essere così nutrimento del suo popolo, di noi che siamo in cammino in questo mondo, verso la Vita oltre la morte cioè verso la promessa del Paradiso. Abbiamo bisogno di questo pane per affrontare le non poche fatiche e le stanchezze, le stanchezze del viaggio, soprattutto della morte di questa vita. Ogni domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia, necessaria per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo, non osservando il quale è il peccato  più grave, non è quindi un dovere imposto dall'esterno, un peso sulle nostre spalle. Al contrario, partecipare alla Celebrazione domenicale, cibarsi in grazia di Dio del Pane eucaristico e sperimentare la fonte della comunione dei fratelli e sorelle in Cristo è un bisogno per ogni cristiano con la sua famiglia, è una gioia, così il cristiano può trovare l'energia necessaria per il cammino che dobbiamo percorrere nel lavoro ogni settimana. Un cammino, peraltro, non arbitrario: la strada che Dio ci indica nella sua Parola va nella direzione iscritta nell'essenza stessa di ogni uomo. La parola di Dio o via della fede e la via della ragione vanno insieme. Seguire la Parola di Dio, andare con Cristo significa per ogni uomo realizzare sé stesso; smarrirla equivale a smarrire sé stesso. Il Signore non ci lascia soli in questo cammino. Egli è con noi; anzi, Egli desidera condividere la nostra sorte fino ad immedesimarsi con noi. " Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui" (Gv 6,56). Come non gioire di una tale promessa? Abbiamo sentito però che, a quel primo annuncio, la gente, invece di gioire, cominciò a discutere e a protestare. Per la verità, quell'atteggiamento s'è ripetuto tante altre volte nella storia fino ad oggi. Si direbbe che, in fondo, la gente non voglia avere Dio così vicino, così alla mano, così partecipe delle sue vicende terrene in vista della vita oltre la morte. La gente lo vuole grande in questo mondo e, in definitiva anche noi spesso, soprattutto in questo clima secolarizzato, lo vogliamo un po' lontano da noi. Si sollevano allora questioni che vogliono dimostrare, alla fine, che una simile vicinanza sarebbe impossibile. In verità abbiamo sempre bisogno di un Dio vicino. Di fronte al mormorio di protesta, Gesù avrebbe potuto ripiegare su parole rassicuranti: "Amici, avrebbe potuto dire, non preoccupatevi! Ho parlato di carne di sangue, ma si tratta soltanto di un simbolo. Ciò che intendo è solo una profonda comunione di sentimenti". Ma no, Gesù non ha fatto ricorso a simili addolcimenti. Ha mantenuto ferma la propria affermazione, tutto il suo realismo coglibile anche con la ragione, anche di fronte alla defezione di molti suoi discepoli (Gv 6,66). Anzi si è dimostrato disposte ad accettare persino la defezione degli stessi suoi apostoli, pur di non mutare in nulla la concretezza, il realismo del suo discorso. Abbiamo bisogno di un Dio vicino, realmente presente tra noi nella particola, perfino nei frammenti. La sua non è una presenza statica. È una presenza dinamica, che progressivamente ci afferra per farci suoi, per assimilarci a sé; suo Corpo, Chiesa per la salvezza del mondo. Cristo nella sua regalità su tutti e tutto ci attira a sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi di noi una cosa sola con Lui non solo personalmente ma anche socialmente. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli e la comunione con il Signore è sempre anche comunione con le sorelle e i fratelli non solo a livello privato ma anche pubblico. E vediamo la bellezza di questa comunione che la Santa Eucaristia ci dona.

Vorrei farvi presente alcuni contenuti della sequenza di san Tommaso a Urbano IV che si trovava ad Orvieto per avviare la celebrazione del "Corpus Domini". Si tratta del dogma eucaristico pregato. Quando san Bonaventura, altro famoso teologo, sentì la sequenza di san Tommaso bruciò la propria proposta.

È il sacramento più elevato e sostanzioso di tutti, perché in esso è presente l'Uomo-Dio stesso nel suo darsi sanguinante in croce, non sanguinante in Corpo, in Sangue, in Anima e Divinità.

"Veramente fu donato agli apostoli in fraterna e sacra cena. Lode piena e risonante, gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito". Occorre incentivare nella nostra anima una lode, la più perfetta di cui siamo capaci, affinché possiamo avvicinarci al Santissimo Sacramento e adorare Gesù, che si trova sostanzialmente dietro il "velo" degli accidenti del pane e del vino. "È il banchetto del nuovo Re, nuova Pasqua, nuova legge; e l'antico è giunto al termine". Il rito della Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha posto fine a quello dell'Antica Legge, che era una prefigurazione di esso. Sì, una volta essendo venuto al mondo colui che era simbolizzato, non ha più alcun senso celebrare il simbolo. Il culto della Sinagoga nell'Antico Testamento era volto all'attesa del Salvatore, e i suoi riti Lo simbolizzavano. Nel nuovo rito, nella celebrazione dell'Eucaristia cui partecipiamo anche in questa domenica, Nostro Signore Gesù Cristo in persona viva si immola non in modo cruento. Ora essendo presente colui che era simbolizzato, non ha più senso il simbolo. Il rito rifiuta il vecchio: "Fate questo in memoria di me".

E noi sacerdoti "obbedienti al suo comando, consacriamo il pane e il vino, ostia, sacrificio di salvezza". Ogni sacerdote, agendo in riferimento al sacramento dell'Ordine in persona di Cristo di fronte ai fedeli, può dire "obbediente al suo comando" avviene il più grande dei miracoli -e il più frequente di essi – della Storia dell'umanità: la transustanziazione. Cioè alla Consacrazione, la sostanza del pane e del vino rimanendo gli accidenti, le apparenze, cede il posto alla sostanza del Corpo, del Sangue e della Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo davanti al quale rimanere in ginocchio. "Tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura". Realmente, attraverso la nostra intelligenza non potremmo mai arrivare a penetrare in questo mistero così sacro, cuore della nostra fede con la Trinità. E neppure i demoni, che nonostante decaduti sono di natura angelica, e pertanto superiore alla nostra, riescono a discernere nelle apparenze del pane e del vino l'Uomo-Dio, ma fanno di tutto per dissacrare nelle messe nere. Soltanto la fede ci fa penetrare in questo mistero sacro. "Mangi carne, bevi sangue; ma rimane Cristo intero in ciascuna specie". Questa è una verità di Fede, che la Teologia cattolica ci spiega. Guardando il vino e l'ostia consacrati, potremmo essere portati a immaginare che la carne sta soltanto nell'eucaristia pane e frammenti, e il vino soltanto nell'eucaristia vino. Tuttavia, la dottrina ci dice che la nostra fede lo assimila che il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Cristo si trovano pienamente tanto nell'ostia quanto nel vino consacrati. "Chi ne mangia non lo spezza, né separa, né divide: intatto lo riceve". Un'altra delle impressioni erronee che possono pervadere l'anima è questa: nel vedere il ministro dividendo l'ostia si può pensare che Nostro Signore non sia più intero in ciascuna delle parti. Non è vero; da un mistero sacro, Nostro Signore Gesù Cristo si trova sostanzialmente in modo integrale in tutte le frazioni visibili.

"La Santa Comunione è l'ultima grazia di amore, ed in essa Gesù Cristo si unisce in modo spirituale e veramente al fedele, per produrre la perfezione della sua Vita e della sua Santità". "siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono: mai è consumato".

Un'altra verità di fede: se un milione di persone comunicassero allo stesso tempo, come è già accaduto, tutti riceveranno uno soltanto e lo stesso Gesù, senza qualsiasi frazione del suo Corpo, del suo Sangue, della sua Anima e della sua Divinità. Tutti lo ricevono per intero. Ed ecco ancora un mistero: nel ricevere Nostro Signore Gesù Cristo, non possiamo consumarLo, poiché, quando si disfanno le specie sacre nel nostro organismo, Egli lascia il nostro corpo senza toccarlo, santificando la nostra anima e concedendoci vigore persino nella salute.

"Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca. Vita ai buoni, morte agli empi (anche i politici che approvano l'aborto): nella stessa comunione ben diverso è l'esito!".

Colui che comunica in stato di grazia, riceve un influsso di vita e di forza spirituale e persino corporale. Tuttavia, poveri coloro che si avvicinano a questo Sacramento in stato di peccato mortale". L'odore della morte si impadronisce ancor più dell'anima e dell'organismo stesso. Quanta cura dobbiamo avere al fine di non avvicinarci all'Eucaristia senza essere completamente preparati. Cerchiamo prima il confessionale, sappiamo inginocchiarci con umiltà e chiediamo perdono dei nostri peccati.

"Ecco il pane degli angeli, pane di noi pellegrini". Il Sacramento dell'Altare (non di una tavola!) è la realizzazione degli antichi segni: "Vero pane dei figli: non deve essere gettato. Con i simboli è annunciato, in Isacco dato a morte, nell'agnello della Pasqua, nella manna data i padri".

Le ultime strofe lodano il Buon pastore che ci nutre e ci custodisce, e ci fa futuramente partecipi del Banchetto Celestiale: "Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi".  "Tu che tutto puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi. Amen. Alleluia". Che la Regina dell'Amore ci renda sempre più consapevoli.

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