La realtà dell'Eucarestia è condivisa da tutti

Nell'Eucarestia ci sono il Sacramento e la realtà. Il Sacramento in questi giorni è celebrato dai sacerdoti che agiscono nella persona del Risorto attualizzando la Croce in modo incruento, ma non è condiviso dai fedeli per le Chiese chiuse. Però la realtà dell'Eucarestia può essere condivisa da tutti i credenti: i suoi frutti sono condivisi da chi prega pensando alla realtà della Sua presenza e desiderando la comunione con Lui. La realtà della fede, della speranza, dell'amore è generata ogni giorno da chi celebra il Sacramento dell'Eucarestia per tutti quelli che vi si rapportano come è possibile personalmente e comunitariamente

Don Gino Oliosi

La verità della realtà nascosta di Cristo nel sacramento del mistero eucaristico celebrato dal sacerdote anche senza i fedeli ne ha parlato specialmente San Pier Giuliano Eymard, un apostolo moderno dell'Eucarestia soprattutto oggi con Chiese chiuse: "Gesù copre con un velo suo potere altrimenti mi spaventerebbe. Egli copre con un velo sua santità, la sublimità della quale scoraggerebbe nostre poche virtù. Una madre parla con suo bambino nel modo infantile scendendo al suo livello. Nello stesso modo Gesù fa sé stesso piccolo con i piccoli per elevarli a Sé stesso. Gesù nasconde il suo amore e lo tempera. Suo ardore è tale che ci consumerebbe se saremmo esposti direttamente alle sue fiamme. Dio è un fuoco divoratore. In questo modo Gesù nel suo stato nascosto ci rafforza contro le nostre fragilità. […] Questa oscurità [della maestà nascosta] richiede da noi un sacrificio molto meritevole, il sacrificio del nostro intelletto. Dobbiamo credere persino contro la testimonianza dei nostri sensi, contro le leggi ordinarie della natura, contro la nostra propria esperienza. Dobbiamo credere soltanto nella mera parola di Gesù Cristo. C'è da fare solo una domanda: "Chi è là dove si celebra il sacramento e si custodisce la realtà sacramentale nel tabernacolo?" - "Io.", risponde Gesù Cristo. Anche raccolti in preghiera, in famiglia, prostriamoci e adoriamo! Invece di essere una prova questo velo diventa un incentivo, un incoraggiamento per avere una fede umile, sincera e fraterna. L'uomo desidera di penetrare una verità, una realtà rivelata, scoprire un tesoro nascosto, vincere una difficoltà. Similmente l'anima fedele cerca nella presenza reale del velo eucaristico il suo Signore come Maddalena al sepolcro. La realtà che accade con la celebrazione da parte del Sacerdote del sacramento dell'Eucarestia è per l'anima, un tutt'uno con questo corpo che finirà in polvere, ciò che Dio è per i Beati nel cielo: una realtà e una bellezza sempre antica e sempre nuova, la quale l'uomo non si stanca di scrutare e di contemplare anche nella meta di un corpo ricreato con la risurrezione. Come in questo mondo l'amore vive della felicità e dei desideri, così anche l'anima unita a questo corpo temporale è felice e desidera la felicità di ogni bene senza più alcun male per mezzo dell'Eucarestia; l'anima mangia ed è ancora affamata. Soltanto la sapienza e la bontà del nostro Signore potevano inventare il velo eucaristico".

Questa conoscenza attraverso l'ascolto biblico della Parola del Signore e la comprensione della Tradizione la troviamo nei catechismi minimi. San Pier Juliano Eymard, uno dei testimoni della Tradizione, dice: "La santa liturgia romana è sovranamente augusta e autentica. Essa proviene da Pietro, capo degli apostoli. Ogni papa la custodì e la trasmise con tutto il rispetto ai secoli susseguenti". Le seguenti solenni parole del Beato Paolo VI rimangono d'estrema attualità specialmente per il nostro tempo: " I segni sacrosanti del sacramento dell'Eucarestia …indicano Cristo realmente presente quale Egli è vivente nella gloria eterna, ma qui rappresentato nell'atto del suo sacrificio, a dimostrare che il Sacramento e la realtà eucaristica rispecchia in modo incruento l'immolazione cruenta di Cristo sulla Croce, e rende partecipi del beneficio della redenzione chi del Corpo e del Sangue di Cristo, rivestito di quei segni di pane e di vino, degnamente si nutre. Così è. Così è". Questa forte professione di fede del Beato Paolo VI si rapporta "ad alcune incertezze sorte in questi ultimi anni dal tentativo di dare interpretazioni elusive alla dottrina tradizionale e autorevole della Chiesa in oggetto di tanta importanza". Paolo VI si rifà a chi afferma che il Sacramento eucaristico è propriamente l'attualizzazione o la rappresentazione sacramentale dell'Ultima Cena e non del sacrificio della Croce. È il mistero della transustanziazione che rende possibile, attraverso il sacerdote che agisce in persona di Cristo capo, l'unione al sacrificio di Cristo non solamente per mezzo della fede e dell'amore. Anche il linguaggio è oggi non chiaro dicendo che il sacerdote "presiede" la comunità. Allora non avrebbe senso celebrare in una chiesa vuota. "Diciamo questo – Paolo VI - per invitare voi tutti a fissare la vostra attenzione su questo antico e nuovo messaggio, che la Chiesa tuttora ripete: Cristo, vivo, e celato nel segno sacramentale che a noi lo offre attualizzando il sacrificio della croce, è realmente presente. […] L'Eucarestia mysterium fidei, mistero di fede. Luce vivissima, luce dolcissima, luce certissima per chi crede; rito opaco per chi non crede. Oh! Com'è decisivo il tema eucaristico portato a questo punto discriminante! Chi lo accoglie, sceglie. Sceglie con la vigorosa conclusione di Pietro: "Signore, a chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna!".

Benedetto XVI ha sempre voluto l'immagine del Crocifisso immediatamente sull'altare. Così ammoniva il Concilio di Trento: "Nessun'altra azione compiuta dai fedeli cristiani è così santa e divina come questo tremendo mistero, in cui ogni giorno quell'ostia vivificante, per la quale siamo riconciliati con Dio Padre, viene dai sacerdoti immolata a Dio sull'altare".

Concludiamo con la preghiera liturgica dal Rito copto tratta, come gran parte dei contenuti pubblicati negli ultimi quindici giorni da me, da Mons. Athanasius Schneider ("Summorum Pontificum" pp. 206-215): "Amen. Amen. Amen. Credo, credo, credo. Fino all'ultimo respiro della mia vita confesserò che questo è il Corpo vivificante del Tuo Figlio unico, del nostro Signore e nostro Dio, del nostro Gesù Cristo. Egli ha preso questo corpo dalla nostra Signora e nostra Regina, la Madre purissima di Dio. Egli lo ha unito a sua divinità. Credo che sua divinità mai, nemmeno un momento, è stata separata dalla sua umanità. Egli ci è stato dato per la remissione dei peccati, per la vita e la salute eterna! Credo, credo, credo che tutto sia così".

La fine della storia coinciderà con la Venuta di Cristo. Nessun evento può farci pensare all'imminenza o alla lontananza di tale Venuta. Dobbiamo essere sempre pronti in compagnia della sua presenza sacramentale. 


     

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