V Domenica di Quaresima

Viviamo in una situazione in cui non mancano sofferenze oggi anche con il rischio mortale del coronavirus. Ma "chi ci separerà dalla fede e dall'amore di Cristo?" "Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il coronavirus?" Possiamo andare avanti con fiducia anche di fronte al coronavirus perché fin dal Battesimo d'acqua e dal secondo Battesimo della confessione per i peccati commessi dopo, siamo associati alla vittoria della risurrezione di Cristo nella Messa almeno della Domenica


Mancano solo due settimane alla Pasqua, e le Letture bibliche di questa domenica parlano tutte della risurrezione. Non ancora quella di Gesù, che irromperà come una novità assoluta, ma della nostra risurrezione, quella a cui aspiriamo e che proprio Cristo ci ha donato, risorgendo dai morti come primizia di tutti e già realizzata nell'Assunta. In effetti la morte rappresenta per noi come un muro che ci impedisce di vedere oltre; eppure il nostro cuore, il nostro io si protende al di là di questo muro, e anche se non possiamo conoscere quello che esso nasconde, tuttavia lo pensiamo, lo immaginiamo con simboli il nostro desiderio di vivere per sempre con ogni bene senza più alcun male.

Al popolo ebraico, in esilio lontano dalla terra di Israele, il profeta Ezechiele annuncia che Dio aprirà i sepolcri dei deportati e li farà ritornare nella loro terra, per riposarvi in pace (Ez 37,1214). Questa aspirazione ancestrale dell'uomo ad essere sepolto insieme ai suoi padri è anelito ad un "patria" che lo accolga al termine delle fatiche terrene. Questa concezione non contiene ancora l'idea di una risurrezione personale dalla morte, che compare solo verso la fine dell'Antico Testamento, e ancora al tempo di Gesù non era accolta da tutti i Giudei. Del resto, anche tra i cristiani, la fede nella risurrezione e nella vita eterna con ogni bene senza più alcun male si accompagna non raramente a tanti dubbi, a  tanta confusione, perché si tratta pur sempre di una meta che oltrepassa i limiti temporali della nostra ragione, e richiede un atto di fede, di fiducia, di speranza su quel Dio che sapienza infinita non può sbagliare, bontà infinita non ci può ingannare e che Lui stesso, assumendo una natura mortale come noi, risorto è primizia. Nel Vangelo di oggi – la risurrezione di Lazzaro ancora a questa vita dopo quattro giorni di morte – noi ascoltiamo la voce della fede dalla bocca di Marta, la sorella di Lazzaro. A Gesù che le dice: "Tuo fratello risorgerà", ella risponde: "So che risorgerà ma nella risurrezione dell'ultimo giorno" (Gv 11,23-24). Ma Gesù replica: "io che ti sto qui dinnanzi sono la risurrezione e la vita; chi crede, ha fiducia e speranza in me, anche se muore, vivrà" (Gv 11,2-26). Ecco la vera novità, che irrompe e supera ogni barriera di questa vita mortale! Cristo risorto alla destra del Padre e che si fa sacramentalmente qui presente soprattutto nella Messa almeno della Domenica abbatte il muro della morte, in Lui abita tutta la pienezza di Dio, che è vita, vita eterna. Per questo la morte non ha avuto potere su di Lazzaro da quattro giorni nel sepolcro in decomposizione è segno meraviglioso per la nostra fiducia, speranza e amore del suo pieno dominio sulla morte fisica, che davanti a Dio è come un sonno (Gv 11,11).

Ma c'è un'altra morte che è causa della morte fisica e che è costata a Cristo la più dura lotta, addirittura il prezzo della croce su cui riflettere in questi giorni in preparazione del secondo Battesimo per il perdono dei peccati dopo il Battesimo di acqua: è la morte spirituale, la crisi di fede,  speranza e carità, il peccato, che minaccia di rovinare l'esistenza personale e comunitaria di ogni uomo. Per vincere questa morte, il Figlio di Dio in un volto umano, Cristo è morto e la sua Risurrezione non è il ritorno alla vita precedente come per Lazzaro, ma l'apertura di una realtà nuova, una "nuova terra", finalmente ricongiunta con il Cielo di Dio. Per questo San Paolo scrive: "Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai nostri corpi mortali, per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rm 8,11). Rivolgiamoci alla Vergine Maria, che creatura come noi già partecipa di questa Risurrezione, perché ci aiuti a dire con fede: "Sì. Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio in un volto, in una natura umana come la nostra" (Gv 11,27), a scoprire veramente che Lui, che si fa presente nella consacrazione di ogni Messa almeno ella Domenica, è la nostra salvezza".

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