Non potendolo sacramentalmente la comunione spirituale è il tesoro dell'altare

Nella terza domenica di quaresima con il profondo Vangelo dell'incontro di Gesù con la Samaritana, in alcune parrocchie della diocesi di Verona, il sacerdote ha celebrato nella Chiesa vuota trasmettendola come ha fatto il Vescovo dalla Cattedrale rendendo possibile una vera comunione spirituale

Don Gino Oliosi

È vera la Comunione spirituale nella consapevolezza che la Santa Comunione sacramentale è il tesoro dell'altare. Così ci insegna il Concilio di Trento: "Il nostro Signore Gesù Cristo, proclamandosi sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedech, offrì al Dio Padre il suo corpo e il suo sangue sotto le specie del pane e del vino e sotto gli stessi simboli lo diede agli apostoli perché lo prendessero. [ …  ] Celebrata, infatti l'antica Pasqua istituì la nuova Pasqua, e cioè se stesso, che doveva essere immolato dalla Chiesa per mezzo dei suoi sacerdoti sotto segni visibili".

Cristo aveva anticipato sacramentalmente l'offerta del sacrificio della Croce sulla mensa dell'Ultima Cena. L'altare visibile della Chiesa, l'altare cattolico, rappresenta perciò anche la mensa dell'Ultima Cena. Nel senso proprio l'altare cattolico indica però la Croce e la pietra del Calvario. Poiché il sacrificio eucaristico non è propriamente l'attualizzazione o la rappresentazione sacramentale dell'Ultima Cena, ma del sacrificio della Croce. 

Cristo ha redento il mondo non con la celebrazione dell'Ultima Cena, ma con l'offerta del Suo sacrificio cruento sulla Croce. La mensa dell'Ultima Cena fu per Cristo già un altare. San Basilio di Cesarea designa la distribuzione della Santa Comunione con l'espressione "dare il sacrificio", e il ricevere la Santa Comunione come "ricevere il sacrificio".

Ricevere la Santa Comunione è allo stesso tempo una confessione della verità del sacrificio della Croce. Così ha insegnato il Concilio di Trento: "Il Signore nostro…lasciando un ricordo dei suoi prodigi, ci ha comandato, quando Lo riceviamo, di onorare la Sua memoria e di annunziare la Sua morte, fino a che Egli venga".

È il mistero della transustanziazione che rende possibile l'unione al sacrificio di Cristo, non solamente per mezzo della fede e dell'amore suscitati dall'ascolto della Parola ma ancora per mezzo della consumazione della vittima presente sotto i segni sacramentali. Nel momento della Santa Comunione sacramentale il raggio della Croce cruenta viene in mezzo a noi, avvolto però nella dolcezza del rito liturgico. Il cardinale Journet sintetizza mirabilmente questa verità dicendo: "Tutto il dramma della Croce cruenta e della redenzione del mondo intero sono trasmesse nel silenzio ineffabile, nella dolcezza, nella pace del sacrificio non cruento della Celebrazione Eucaristica". Ravvivare questa consapevolezza in questo momento di tanta sofferenza rende profonda anche la Comunione spirituale non potendo quella sacramentale.

Nelle sue meditazioni sul Vangelo Bossuet descriveva con queste parole di alta mistica l'intima connessione tra il sacrificio della Croce e la Santa Comunione: "Voi siete dunque la mia vittima, o mio Salvatore! Ma se io mi dovessi limitare a contemplarvi sul vostro Altare e sulla vostra Croce, non sarei abbastanza convinto che è a me, è per me che voi vi offrite. Ma ora che vi mangio, io so, per così dire, che è per me che vi offrite …Se vi siete offerto per me, dunque è segno che mi amate senza misura: io fruisco del vostro amore tutto intero, di tutta la sua immensità; io percepisco qual è: io ne sono penetrato e quindi felice anche nelle tribolazioni. Voi venite a mettermi questo fuoco nelle viscere, acciocché io vi ami con un amore simile al vostro. Ah! Io vedo adesso e conosco che voi avete preso per me questa carne umana; che ne avete sopportato per me tutte le fragilità le infermità; che per me l'avete offerta; che essa è mia. Non mi testa che prenderla, mangiarla, possederla, testimoniarla, unirmi ad essa. Incarnandovi nel seno della Vergine santa, non avete preso che una carne individuale: adesso, con la Comunione, voi prendete la carne di noi tutti, la mia in particolare: voi ve l'appropriate, essa è vostra: anzitutto pura, santa, senza macchia; di poi, immortale, gloriosa: io riceverò il carattere della vostra risurrezione, purché abbia il coraggio di ricevere quello della vostra morte".

Consapevoli che la Santa Comunione sacramentale è il tesoro dell'altare la  Comunione Spirituale non può che ravvivare che sia vicino il momento che si ritorni alla Messa almeno domenicale.

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