Sogni Bosco

SAN GIOVANNI BOSCO E I SOGNI. I sogni aiutano e istruiscono, e Don Bosco lo sapeva. Perché Don Bosco rappresenta la smentita vivente delle teorie freudiane sulla natura del sogno? Il punto di arrivo della sua "attività pedagogica" fu condurre le anime a Dio

Francesco Lamendola da "Accademia Filosofica"  13 Febbraio 2021

 

San Giovanni Bosco è stato, fra le molte altre cose, un genio della pedagogia; ma poiché non strizzava l'occhio alla mentalità di questo mondo e non metteva al centro del proprio metodo educativo se stesso, ma il Signore Iddio, e indirizzava tutti i suoi sforzi non solo al recupero dei ragazzi "difficili", sul piano sociale e materiale, ma anche e prima di tutto alla salute della loro anima, non è stato riconosciuto per quanto meritava, e oggi è molto più facile che, negli istituti universitari di scienze dell'educazione, si discutano con seriosità tesi di laurea su quell'altro "genio" pedagogico che sarebbe stato, a parere dei cattolici progressisti, don Lorenzo Milani, invece che su di lui. Così va il mondo, di questi tempi. Uno degli aspetti forse meno esplorati, ma più affascinanti, della brillante attitudine educativa di san Giovanni Bosco è quello riguardante la sfera onirica. È cosa abbastanza nota, e noi stessi ce ne siamo occupati a suo tempo, che san Giovanni Bosco sognava moltissimo, e che i suoi sogni svolsero costantemente una funzione importante nella sua vita, suggerendogli linee d'azione, chiarendogli aspetti rimasti in ombra, incitandolo a determinate azioni e mostrandogli i pensieri nascosti di altre persone, specialmente dei suoi amati ragazzi (amati con purezza e con dedizione assoluta, e non già coi risvolti un po' morbosi che si riscontrano nella psicologia del priore di Barbiana; ma soprattutto nei sogni egli "vedeva" importanti cose riguardo il futuro della Chiesa, e ciò sotto forma di visioni, il cui significato peraltro era facilissimo intuire, senza bisogno di psicologi o psicanalisti che li interpretassero e li spiegassero (cfr. Don Bosco: santo, educatore, prete di strada, pubblicato sul sito dell'Accademia Nuova Italia il 01/07/17; I sogni di Don Bosco sono la smentita palese delle teorie di Freud, il 26/01/18; e Non dobbiamo perdere la Speranza, il 15/02/18).


Come abbiamo già osservato a suo tempo, Don Bosco rappresenta la smentita vivente delle teorie freudiane sulla natura del sogno e, più in generale, dell'inconscio: perché se è vero che il sogno nasce dall'inconscio, o meglio, se il sogno è la forma notturna che assumono i "pensieri" della mente allorquando cessa lo stato di veglia, mente che continua a lavorare alla soluzione di quei problemi che non ha saputo chiarire e risolvere nel corso della giornata, allora è chiaro che la spiegazione pansessualista del padre della psicanalisi non regge, perché neppure in uno dei numerosissimi sogni di Don Bosco ricorrono situazioni erotiche, o immagini sessuali, comunque mascherate (e sappiamo con quanta ingegnosità gli psicanalisti si adoperano a interpretare in senso sessuale qualsiasi contenuto onirico). Al contrario, quello che emerge, e con estrema nitidezza, è il legame insopprimibile che esiste fra la mente cosciente e la sfera morale, che non s'interrompe per niente durante il sonno, ma che prosegue con la stessa linearità, con la stessa sicurezza, proprio come fa un fiume carsico allorquando s'immerge nelle profondità del terreno e sparisce alla vita per un lungo tratto, per poi riapparire in superficie e continuare a scorrere sicuro verso la foce, come avrebbe fatto in ogni caso, anche se fosse rimasto visibile allo sguardo degli uomini. Ed  chiaro che Don Bosco sognava moltissimo, e che i suoi sogni erano così illuminanti per la sua vita interiore, non solo e non tanto perché era un uomo dotato di energie psichiche e fisiche stupefacenti, e di una struttura psicosomatica tale da non poter sopportare neanche un minuto di vera e totale inattività, ma anche per la sua costante e indefettibile concentrazione interiore, per il suo radicale farsi una cosa sola con la Volontà divina, secondo l'esortazione di Gesù stesso (Gv 15,5): Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di Me non potete far nulla. Don Bosco era un credente che prendeva estremamente sul serio quel concetto, senza di Me non potete far nulla. Come osservava sant'Agostino commentando questo passo evangelico, Gesù non ha detto: senza di Me potete fare poco. Sia il poco sia il molto, non si può farlo comunque senza di Lui, poiché senza di Lui non si può fare nulla (In Jo. Ev. 81,3). Restando strettamente uniti a Gesù, invece, tutto diviene possibile: anche ricevere i Suoi messaggi mentre il corpo, stanco, riposa, e così mettere a frutto per il lavoro nella Sua vigna perfino le ore del sonno.



I sogni aiutano e istruiscono, e Don Bosco lo sapeva. Il punto d'arrivo della sua "attività pedagogica" fu condurre le anime a Dio !


 


Ebbene, Don Bosco non solo si è costantemente alimentato alla fonte del sogno, da lui visto come uno dei canali della vita soprannaturale, ma ne ha fatto uno dei punti di forza del rapporto educativo con i ragazzi della sua comunità. A sera, prima di andare a dormire, si riunivano tutti attorno a lui, che, dopo aver raccontato loro alcuni fatti della giornata, passava a raccontare i propri sogni, i quali, nella loro plastica evidenza, si rivelavano non meno efficaci e persuasivi di una catechesi di tipo tradizionale. A tutti risultava chiaro che per Don Bosco il sonno era, sì, il tempo del riposo e del recupero delle energie fisiche, ma anche il tempo della visitazione di un messo celeste, di una illuminazione divina, come se la costante preoccupazione di Don Bosco per i ragazzi fosse così intensa, così totale, che anche il sogno per lui anziché essere il luogo d'una rielaborazione fantastica e in qualche modo oziosa dei contenuti coscienti della mente, fosse una diversa ma non meno fattiva modalità di riflessione e di consiglio, finalizzata al bene delle anime. Questo, difatti, era il punto d'arrivo di tutta l'attività pedagogica di Don Bosco: condurre le anime a Dio; laddove l'impegno per il recupero sociale e per il riscatto civile dei "suoi ragazzi", sottratti a un destino di esclusione, povertà e, sovente, delinquenza, era pur sempre in funzione di tale supremo obiettivo. In altre parole, a differenza di don Milani e di tanti, troppi sacerdoti, insegnanti di seminario e catechisti, Don Bosco aveva di mira prioritariamente la salvezza delle anime e la sua opera sociale era finalizzata a dare ai ragazzi gli strumenti concreti per sottrarsi alle tentazioni e rimanere nella grazia di Dio; e non a dar loro quegli strumenti affinché facessero della propria vita quel che volevano, e poi scegliessero di "realizzarsi" in un modo o in un altro. Lui aveva ben chiaro che, di fronte a Dio, ciascun uomo ha una e una sola maniera di realizzarsi: fare la volontà di Dio e cioè fare quel che Dio chiede a tutti e ad ognuno, certo nel rispetto della loro personalità e delle loro capacità, ma ponendo in primo piano la fede e in secondo piano la psicologia e ogni altro fattore e considerazione di natura umana. Non è forse vero che Dio può chiamare un timido ad essere un combattente intrepido, un lussurioso ad essere un campione della castità, un uomo o una donna di modesta intelligenza ad essere maestri e modelli per gli altri, proprio attraverso la docilità nei confronti della Sua azione e della Sua grazia? Ebbene, Don Bosco aveva ben chiaro questo aspetto della pedagogia di Dio: che è Lui a chiamare ed è Lui a insegnare; e che l'educatore non deve fare altro che favorire l'ascolto della chiamata e abituare i giovani a uno stile di vita improntato alla purezza, all'onestà e alla laboriosità, condizioni indispensabili per poter essere dei buoni operai nella vigna del Signore.


Scriveva l'ottimo don Carlo De Ambrogio (1921-1979), sacerdote salesiano che tanto si adoperò per la buona causa dell'istruzione e della santificazione dei giovani, nel suo libro Educhiamo con Don Bosco, Torino, Cooperatori Salesiani, vol. 2°, 1962, pp. 59-60):


Il momento più atteso dai ragazzi e da Don Bosco era la cosiddetta "buonanotte". Alla sera tardi, dopo la cena e la recita delle preghiere, i ragazzi prima di recarsi a dormire si raccoglievamo attorno a Don Bosco. Tutto l'ambiente stava per essere fasciato dal grande silenzio notturno. Le anime giovanili sottratte al frastuono dei giochi e del lavoro, erano quanto mai disposte a captare le parole che Don Bosco vi avrebbe gettato come dei semi Don Bosco saliva su una specie di piccolo pulpito: gli occhi di tutti convergevano a lui. Egli raccontava qualche episodio della giornata, ma soprattutto raccontava i suoi sogni. I ragazzi stavamo attentissimi ad ascoltarlo. Don Bosco fu vistato spessissimo dai sogni, fin da quando aveva nove anni. I "sogni" (che egli non esitò a chiamare "doni celesti") gli dicevano tante cose sui suoi ragazzi.


«La sera del 7 dicembre 1873 - scrisse il suo segretario Don Berto – stavo accompagnando Don Bosco a riposo. Giunto in camera sua, lo pregai di dirmi confidenzialmente come facesse a conoscer la coscienza dei ragazzi, specialmente i loro peccati. Don Bosco con la solita sua bontà mi risposte: - Vedi, quasi tutte le notti io sogno che vengono dei ragazzi a confessarsi, mi chiedono di fare la confessione e mi raccontano ogni peccato. Quando poi al mattino vengono veramente a confessarsi da me, si può dire che io non abbia altro da fare che rivelargli tutti gli imbrogli che pesano sulla loro coscienza».


II sogni di Don Bosco furono assai numerosi e si possono raggruppare in diverse categorie. I più meravigliosi furono quelli che gli additavamo le iniziative da compiere per realizzarle. Un'altra categoria fu quella dei sogni che gli svelavano lo stato di coscienza dei suoi ragazzi, le vocazioni dei giovani, le morti imminenti. Una terza categoria fu quella dei sogni cosiddetti didattici. Un'ultima, quella che gli svelava le vicende future della Chiesa e delle nazioni: era la categoria dei sogni profetici.


Una sera Don Bosco raccontò che gli era apparso un meraviglioso ragazzo, Luigi Colle, morto a 17 anni il 3 aprile 1881, e gli aveva indicato una regione dell'America del Sud, dove Don Bosco stava per inviare i suoi missionari. Il ragazzo era stupendamente bello: abbagliava di luce. Disse a Don Bosco: «Bisogna che i fanciulli si comunichino spesso: e voi dovete ammetterli presto alla prima Comunione.  Dio vuole che si cibino presto del Pane eucaristico… Quando hanno 4 o 5 anni, bisogna mostrar loro l'Ostia Santa e invitarli a pregare Gesù, rimirandola. Bisogna che i ragazzi comprendano bene queste tre cose Dio, la frequente Comunione e l'amore al Sacro Cuore di Gesù; ma il Sacro Cuore di Gesù racchiude le altre due».



San Giovanni Bosco è stato un genio della pedagogia: non metteva al centro del proprio metodo educativo se stesso, ma il Signore Iddio, e indirizzava tutti i suoi sforzi non solo al recupero dei ragazzi "difficili", sul piano sociale e materiale, ma anche e prima di tutto alla salute della loro anima!


 


Come ricorda Carlo De Ambrogio, alcuni dei sogni di Don Bosco erano perfettamente "mirati", cioè riguardavano specificamente i suoi ragazzi, non in maniera generica, bensì uno per uno: al punto che egli "vedeva" e conosceva i peccati che, il giorno dopo, essi sarebbero venuti a confessargli, nel segreto del confessionale, e che egli conosceva già meglio di loro. La stessa facoltà apparteneva a Padre Pio, e non cessava di sbalordire i suoi penitenti, specialmente quelli che gli si accostavano per la prima volta e che, magari, non lo facevano con tutta la necessaria contrizione, cosa che lo mandava sulle furie e lo induceva a scacciarli in malo modo: burbero benefico, perché, come un padre amorevole, sapeva che sarebbero tornati, e la sua severità era finalizzata unicamente ad imprimere in essi la debita serietà verso il Sacramento della Confessione. Don Bosco, alla pari del santo frate di Pietrelcina, dava grandissima importanza a quel Sacramento: spronava i suoi ragazzi ad accostarvisi con molta regolarità, perché era certo che solo in tal modo l'anima può mantenersi costantemente nella grazia di Dio. E se l'anima è nella grazia di Dio, non deve aver paura di nulla, neanche della morte; ma se non lo è, allora si trova in gravissimo pericolo, perché (1 Pt 5, 8) il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. E i sogni di Don Bosco erano proprio così: egli vedeva persone, paesaggi, animali sia feroci che pacifici, nei quali era espresso chiaramente un preciso messaggio a lui diretto, ma comprensibile a tutti; ed è per questo che egli li raccontava poi ai suoi ragazzi, che lo ascoltavano incantati (altro che televisione, altro che messaggini e giochi elettronici!). Par di vederli, quei ragazzi, nel silenzio della casa che precede la notte: viene in mente la splendida immagine virgiliana del secondo libro dell'Eneide (v. 1): conticuere omnes, intentique ora tenebant, e par di vedere tutti quegli occhi spalancati e quelle bocche semiaperte per lo stupore e il piacere di ascoltare. Al principio del suo apostolato presso i giovanetti, Don Bosco aveva sognato la Vergine Maria che gli rivolgeva queste parole: Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità, dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a far loro un'istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù". In un altro sogno, di poco successivo, gli era parso di vedere un misterioso personaggio, vestito di bianco raggiante di luce splendida, in atto di guidare una turba innumerevole di giovanetti. Rivoltosi a lui disse: mettiti alla testa di questi fanciulli e guidali tu stesso" (fonte: https://digilander.libero.it/raxdi/sognibosco.html).


Qualcuno potrebbe pensare che Don Bosco era un'anima privilegiata per il fatto di ricevere da Dio e dalla Madonna quei sogni così vividi e significativi per la sua missione fra i giovani. Ed è vero: ma era un'anima privilegiata perché si teneva costantemente in grazia di Dio, fuggendo ogni occasione di peccato e dedicando ogni cura affinché i suoi ragazzi facessero lo stesso. Forse i suoi doni, come quelli dei Santi, non erano suoi nel senso del privilegio, ma sono in realtà a disposizione di tutte le anime capaci di svuotarsi di ogni umano egoismo per abbandonarsi senza riserve alla volontà divina.

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