Domenica V durante l'anno

 

Quest'oggi il Vangelo (Mc 1,29-39) – in stretta continuità con la precedente domenica – ci presenta Gesù che, dopo aver predicato di sabato da rabbino trentenne nella sinagoga di Cafarnao, guarisce molti malati, ad iniziare dalla suocera di Simone. Entrato nella sua casa, la trova a letto con la febbre e, subito prendendola per mano, la guarisce e la fa alzare. Dopo il tramonto, risana una moltitudine di persone afflitte da mali di ogni genere. L'esperienza della guarigione dei malati ha occupato buona parte della missione pubblica di Cristo e ci invita ancora una volta a riflettere sul senso e sul valore della malattia di ogni situazione in cui l'essere umano possa trovarsi. Questa opportunità ci viene offerta anche dalla  Giornata per la vita di domenica 7 e dalla Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo mercoledì prossimo, 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes.

Nonostante che la malattia faccia parte dell'esperienza umana, ad essa non riusciamo ad abituarci e con la fede ad affrontarla, non solo perché a volte diventa veramente pesante e grave come l'attuale pandemia mondiale, ma essenzialmente perché siamo fatti per la vita, per la vita completa non possibile con questa vita temporale. Giustamente il nostro "istinto interiore" ci fa pensare a Dio come pienezza di vita, anzi come Vita eterna e perfetta senza alcuna alternativa reale. Quando siamo provati dal male e le nostre preghiere sembrano risultare vane, sorge allora in noi, che spesso non abbiamo coltivato la fede nella vita eterna in Cristo con Maria, il dubbio e angosciati ci domandiamo: qual è la volontà di Dio, solo preoccupati del vaccino e non della preghiera che permetterebbe a Lui di intervenire attraverso il nostro libero arbitrio? È proprio questo interrogativo che troviamo risposta nel Vangelo. Ad esempio, nel brano odierno leggiamo che "Gesù guarì molti che affetti da varie malattie accorrevano a Lui e scacciò molti demoni" (Mc 1,34); con un altro passo del san Matteo, si dice che "Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo" (Mt 4,23). Gesù non lascia dubbi: Dio – del quale Lui stesso ci ha rivelato il volto trinitario di Amante, il Padre, Amato il Figlio, Amore, lo Spirito Santo – è l'unico Dio della vita, che ci libera da ogni male fisico e spirituale. I segni di questa sua potenza d'amore sono le guarigioni straordinarie che compie: dimostra così che con Lui il regno di Dio si fa vicino, restituendo uomini e donne alla piena integrità di spirito, di fede, di speranza, di carità e di corpo. Dico che queste guarigioni sono segni di altro: non si risolvono in sé stesse, ma guidano verso il messaggio di Cristo, Via, Verità e Vita, ci guidano verso Dio e ci fanno capire che la vera e più profonda malattia dell'uomo è l'assenza di Dio in privato e in pubblico, della fonte della verità e della vera vita, perché una vita senza amore e senza verità non sarebbe vita. Il regno di Dio è proprio la presenza continua della verità e dell'amore e senza verità, senza Dio non c'è libertà, non è quindi possibile l'amore e conseguenza la felicità anche nel morire. Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e quindi della libertà e dell'amore e così guarigione nella profondità del nostro essere umano. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione unite alle guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza.

Grazie all'Amore dell'Amante, il Padre, e dell'Amato, il Figlio, cioè lo Spirito Santo si prolunga nella missione della Chiesa. Mediante i Sacramenti è Cristo che comunica la sua vita di figli nel Figlio a moltitudini di fratelli e sorelle, mentre risana e conforta innumerevoli malati attraverso tante attività di assistenza sanitaria che le comunità cristiane promuovono con carità fraterna e mostrano così il vero volto di Dio, il suo amore. È vero. Quanti cristiani – sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici - hanno prestato e continuano a prestare in ogni parte del mondo con le loro mani, i loro occhi e i loro cuori a Cristo, vero medico dei corpi anche in questa pandemia e delle anime. Preghiamo per tutti i malati, specialmente per quelli più gravi, che non possono provvedere a sé stessi, ma sono totalmente dipendenti dalle cure altrui, come esperimento in questa Casa di riposo: possa ciascuno di loro esperimentare, nella sollecitudine di chi gli è accanto, la potenza dell'amore di Dio e la ricchezza della grazia che salva. Maria, salute degli infermi, preghi per noi.

Termino facendo una domanda: martedì 2 febbraio è stata la festa della Presentazione del Signore e la Giornata mondiale della vita consacrata. Avete partecipato alla Liturgia? La festa della Presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e ricorda che Gesù, 40 giorni dopo la nascita, fu condotto al tempio da Maria e Giuseppe. Ciò avvenne sia per adempiere la Legge di Mosè sia soprattutto per l'incontro con il popolo dei credenti, simboleggiato dai profeti Simeone e Anna, che attendevano la salvezza promessa. Dopo che la salvezza portata dal Divin Bambino era già stata manifestata agli umili pastori d'Israele e poi ai pagani rappresentati dai Magi, il ricchissimo brano della Presentazione di Gesù al tempio (Lc 2,22-39) prefigura il modo sofferente con cui si compirà la Redenzione.

La Passione del Figlio è preannunciata infatti nell'"anche a te" rivolto da Simeone a Maria: "Egli è qui per la rovina e risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima". Si scorge già il mistero di Cristo, anello di congiunzione tra l'Antica e la Nuova Alleanza cioè nella Storia di Amore di Dio, che realizzerà l'antica promessa di salvezza con il suo sacrificio sulla croce con accanto a sé la mamma. Mentre i maschi primogeniti d'Israele, in ricordo della liberazione dall'Egitto, venivano offerti a Dio ma riscattati con un piccolo sacrificio, Gesù obbediente in tutto alla volontà del Padre, sarà l'unico Primogenito e non essere risparmiato, per offrire attraverso il suo sangue la vera liberazione dal peccato e dalla morte.

La profezia di Simeone, primo dei tradizionali "Sette dolori" inclusi nel culto della Vergine Addolorata, esplicita allo steso tempo la comunione della Madre con la sofferenza del Figlio, "servendo al mistero della redenzione in dipendenza da Lui e con Lui" (Lumen Gentium, 56).  Questa verità è la base per la possibile definizione del titolo di Maria Corredentrice, che esprimerebbe la sua speciale cooperazione al mistero salvifico dell'unico Redentore, Gesù Cristo.

Va inoltre ricordato che prima della riforma liturgica del 1969 la festa era chiamata "Purificazione della Beata Vergine Maria", denominazione mantenuta nella forma straordinaria del rito romano, che mette in risalto la totale obbedienza di Maria alla Volontà divina (Lei, l'Immacolata e Tutta Santa, in cui non vi era nulla da purificare ma che da umile figlia d'Israele osservava la legge mosaica) fino all'offerta del suo amatissimo Figlio. I due titoli della celebrazione si illuminano perciò a vicenda e ricordano ancora una volta l'inestricabile legame tra i misteri del Figlio e della Madre.

La festa, chiamata popolarmente Candelora, ebbe origine in Oriente con il nome greco di Hypapante, che significa "incontro", intendendo l'incontro tra Simeone, Anna e Gesù. Il vecchio profeta prese Gesù Bambino tra le braccia e, con la grazia dello Spirito santo, lo riconobbe come Messia atteso, elevando il suo bellissimo cantico: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da Te davanti a tutti i popoli, lice per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.

In seguito la festa si diffuse in Occidente, dove sotto il pontificato di san Sergio I (687-701) fu istituita la più antica processione penitenziale romana a piedi nudi, dalla chiesa di Sant'Adriano al Foro a Santa Maria maggiore. Risale al X secolo la prima traccia del rito della benedizione delle candele (da cui il nome di Candelora), simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come Simeone chiamò il Divin Bambino che tutti siamo chiamati a prender in braccio e accogliere nei nostri cuori, in attesa della ricompensa eterna. Che omissione non aver partecipato alla liturgia del 2 febbraio!

 

 

 

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