Il gregoriano mai abolito dal Concilio ritorna grazie all'AI

Stefano Chiappalone in "La Nuova Bussola" – 5 dicembre 2023 

Sessant'anni fa, il 4 dicembre 1963, veniva promulgata la costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II, che non abolì il latino e nemmeno il gregoriano, a differenza di quanto molti pensano. Al contrario, il testo conciliare proclamava: «L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini» (36,§1), pur concedendo «una parte più ampia» alle lingue nazionali; e: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale» (116). Peccato che quanto il Concilio ha elogiato, il post-concilio lo abbia rottamato e anche in gran fretta.

 

Appena tre anni dopo quei solenni proclami, san Paolo VI doveva correre ai ripari poiché persino (ma la cosa oggi, ahinoi, non stupisce più!) nell'ufficio corale delle famiglie religiose «vanno chiedendo l'uso delle lingue nazionali e vogliono inoltre che il canto cosiddetto gregoriano sia sostituito qua e là con canti oggi in voga; altri addirittura reclamano l'abolizione della lingua latina stessa» (Sacrificium laudis, 15 agosto 1966). L'una e l'altra cosa puntualmente realizzatesi quasi a dare l'idea di una "rivoluzione culturale" più che di una riforma liturgica, in modo particolarmente evidente nel campo della musica sacra, dove del gregoriano sopravvive a malapena la Missa de Angelis in due o tre solennità, rimpiazzato per il resto dell'anno da un repertorio di canzonette di dubbio spessore e di inesistente sacralità.

 

Cacciato dalla porta dell'ideologia, il gregoriano potrebbe rientrare dalla finestra della tecnologia che varca il chiostro e il coro dell'abbazia francese di Solesmes, cuore e simbolo dell'opera di restaurazione avviata attorno alla metà dell'Ottocento dal suo abate, dom Prosper Gueranger (di cui è in corso la causa di beatificazione). Un progetto fondato sullo studio dei codici musicali più antichi per ricostruire, meglio ancora riscoprire l'autentica melodia del gregoriano. Quella promossa da Gueranger, come dimostra anche l'insieme della sua opera e dei suoi scritti, benché non esente da critiche, non era una mera ricostruzione filologica a scopo erudito, ma si inseriva in un più generale ritorno alle fonti della liturgia e della spiritualità monastica, e che fu alle origini del Movimento Liturgico.

 

Da Solesmes riparte anche l'era del "gregoriano 2.0", proseguendo nel terzo millennio l'impresa di Gueranger, avvalendosi della tecnologia al servizio della tradizione. Da gennaio 2023 l'abbazia di Solesmes apre le porte al progetto Repertorium: «Il glorioso passato dell'Europa cattolica e la sofisticata tecnologia del futuro si fondono in un progetto dalla portata senza precedenti finanziato dallla Commissione Europea – scrive Solene Tadié su National Catholic Register – che mira a sviluppare strumenti di intelligenza artificiale per contribuire a preservare il patrimonio musicale del Vecchio Continente digitalizzando centinaia di migliaia di manoscritti musicali medievali. Questi strumenti daranno successivamente vita a nuove esperienze di ascolto immersivo di opere classiche».

 

Oltre 400mila antichi manoscritti contenenti 2 milioni di canti saranno così digitalizzati e indicizzati sviluppando «un algoritmo di riconoscimento ottico della musica e di recupero delle informazioni musicali» e il ricorso all'AI permetterà di svolgere nell'arco di tre anni un lavoro che altrimenti ne avrebbe richiesti qualche centinaio se affidato a un solo esperto. «Il sistema di intelligenza artificiale ideato da Repertorium — che sarà in grado di leggere gli spartiti, seguire l'audio e riconoscere i suoni dei singoli strumenti — verrà poi esteso ad altri generi musicali», spiega al NCR John Anderson, uno dei coordinatori di Repertorium,  e sarà addirittura possibile tornare a "far cantare" anche manoscritti che nessuno aveva più ascoltato  da un millennio. Anderson, inoltre è il fondatore dell'app Neumz, di cui in fondo Repertorium è un'estensione, che offre la Messa e la liturgia delle ore Novus Ordo grazie alle benedettine di Notre Dame de Fidélité a Jouques.

 

Il progetto includerà anche l'intera liturgia tradizionale, grazie alla collaborazione dei monaci di Le Barroux, che nel giro di un anno renderanno disponibili 2200 ore della Messa e dell'ufficio divino celebrati secondo i libri liturgici pre-riforma. Il rito antico è molto richiesto dagli utenti, «soprattutto negli Stati Uniti», spiega ancora Anderson a NCR. E in generale si registra, in entrambe le forme liturgiche, una "sete di tradizione", come testimonia suor Marie-Dorothée di Joucques: «Cantando melodie identiche a quelle cantate dai monaci nel XII secolo, si ha la sensazione di aggregarsi ad un'unica preghiera che sale a Dio attraverso il tempo e lo spazio», attraendo «in tutto il mondo persone in cerca di nutrimento per l'anima e assetate di preghiera», specialmente giovani, permettendo alle nuove generazioni di conoscere grazie alla tecnologia quel tesoro che sembrava invece eliminato dalla liturgia.

 

Si realizza in modi e con strumenti allora impensabili l'ultimo desiderio di Antoine de Saint-Exupéry, lo scrittore-aviatore padre de Il Piccolo Principe. Nella Lettera al Generale X, datata 30 luglio 1944, alla vigilia del suo ultimo tragico volo, Saint-Exupéry scriveva: «Generale, non c'è che un problema al mondo. Uno solo. Restituire agli uomini un significato spirituale, delle inquietudini spirituali. Far piovere su di essi qualcosa che assomigli a un canto gregoriano. Se avessi la fede, è assolutamente certo che, passata quest'epoca di "lavoro necessario e ingrato", non farei altro che promuovere Solesmes».

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