Che cosa ci memorizza la quattordicenne Maria a Natale

 

Che cosa ci insegna Maria per il cammino della nostra vita? Meravigliose nel Vangelo del Natale le ultime parole di Elisabetta: "Beata colei che creduto" (Lc 1,45). Maria ha creduto senza riserva alla parola di Dio trasmessa dall'arcangelo Gabriele. E qui troviamo la differenza essenziale tra Eva e Maria. Il dialogo tra Maria e l'angelo sta in contrasto radicale col dialogo tra Eva e il serpente; anche noi ci troviamo spesso al bivio tra i due dialoghi, tra le due decisioni fondamentalmente opposte che determinano la lotta storica tra il bene e il male. Tenendo presente di essere stati creati ad immagine di Dio Amore, con il libero arbitrio per poter amare vediamo subito che la fede di Maria è molto di più di un atto puramente intellettuale. Questa fede è una decisione personale che coinvolge tutte le dimensioni dell'esistenza umana. Sì, Maria accetta con il suo intelletto quattordicenne le verità soprannaturali comunicate dall'angelo: il mistero del Padre del Figlio nello Spirito Santo, della Trinità dell'unico Dio, il mistero dell'incarnazione della natura divina con la natura umana in lei e quindi della propria maternità divina. Ma la povera vergine di Nazareth fidanzata a Giuseppe poteva accettare liberamente, per amore queste verità solo perché la sua vita era in intima consonanza con Dio, unita con Dio in una fiducia senza limiti, in una fiducia nata dall'amore; "Tu sei piena di grazia" vuol dire: tutta la tua vita è inondata dall'amore, dalla carità, e la carità è lo Spirito Santo, il legame, la comunione d'amore tra il Padre e il Figlio, il legame tra Dio e la sua creatura.

Maria libera con tanti doni può credere, perché ama. Eva invece perde la fede nella parola di Dio e va all'esperimento nel momento nel qual apre il suo cuore al sospetto che Dio forse potrebbe essere non del tutto buono. Avvelenata da questo sospetto cerca la sua felicità mettendosi contro Dio, teme in Dio il concorrente che le impedisce la libertà e fugge la presenza di Dio. E la strada del peccato fin dalle origini, dell'incredulità è sempre questa: viene meno la fiducia, il nostro amore per Dio, entra in noi, tentati dal Maligno, il sospetto che forse perdiamo qualcosa della bellezza del mondo e della vita con una obbedienza totale alla fede, ai comandamenti; la presenza di Dio diventa minaccia, invece che gioia, si fugge da questa presenza per costruire la propria felicità. "Beata colei che ha creduto". Diventate come i bambini, ci dice il Signore, e ci parla così della fede mariana, di questa totalità del "sì" dato a Dio senza sospetti, senza riserva, in una fiducia gioiosa e indivisa.

Leggendo biblicamente nella Liturgia natalizia possiamo individuare ancora due altri aspetti importanti dell'atto di fede. Il dialogo tra l'angelo e la Vergine si chiude non solo con una confessione di fede, ma con un atto di sottomissione: "Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). La parola di Dio non è solo informazione, comunicazione di veritภquesta parola è missione, è mandato. La fede ha una conseguenza pratica: trasforma la vita fino in fondo. Dio ha bisogno di Maria, del suo "sì", della sua obbedienza. La fede è completa solo se diventa obbedienza concreata al mandato divino. Dio aspetta il nostro "sì", aspetta una fede che diventa vita nella trasformazione della nostra volontà fino alla conformità piena con la volontà Sua.

Il Vangelo di Natale aggiunge ancora: "Maria si mise in fretta in viaggio verso una città nella montagna della giudea" (Lc 1,39). La fede tende a essere comunicata. La fede vera è dinamica, ci mette sempre in movimento verso gli altri. La verità non è una proprietà privata, un modo di vivere solo individuale. La verità è come la felicità destinata a tutti e perciò la fede secondo la sua natura è sempre missionaria. Certo, i carismi sono diversi: non tutti sono apostoli, non tutti sono profeti, non tutti sono maestri predicatori (1 Cor 12,29). Ma nessuno crede solo per sé stesso. Ognuno deve testimoniare e con la sua vita per la fede e la fede umile e perseverante delle comunità contemplative, di silenzio, è un fatto la cui luce parla con forza, anche dove la parola non arriva. In un tempo pieno di sospetti contro Dio, contro la Chiesa, contro il messaggio della fede, una vita basata su una fiducia senza riserve e senza sospetti diventa il linguaggio più forte per la fede; nel silenzio diventa la porta attraverso la quale anche oggi Dio entra nel mondo. Il "sì" di Maria è nato da una vita di silenzio, di preghiera, da una vita vissuta sotto gli cocchi di Dio.

Il segno di Maria apre, anche oggi, le porte al Salvatore, Seguiamolo e preghiamo con la Chiesa che "quanto più si avvicina il giorno della nostra salvezza, tanto più cresca  il nostro fervore" (dalla preghiera dopo la comunione natalizia).

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