Mons. Cordileone applica pastoralmente l'insegnamentodella Chiesa

Tommaso Scandroglio, in "Corrispondenza Romana" – 25 maggio 2022

Forse già durante questa settimana il governatore repubblicano dell'Oklahoma Kevin Stitt, un cristiano pro-vita padre di sei figli, che ha promesso che avrebbe «firmato ogni disegno di legge pro-vita che finisce sulla mia scrivania», potrebbe approvare un disegno di legge, l'HB 4327, che vieterebbe l'aborto in ogni caso, eccetto nelle seguenti ipotesi: salvezza della vita della madre, concepimento avvenuto per stupro o un incesto. Da una parte si tratta ancora di una legge ingiusta, visto che consente l'aborto in alcune ipotesi, dall'altra è indubbio che si tratta di una legge che segna un miglioramento rispetto al quadro normativo precedente.

 

Questo disegno di legge è l'ultimo di una serie di leggi pro-vita approvate dai repubblicani negli Usa: solo da gennaio ad oggi sono circa una mezza dozzina. Ed è certo che la bozza della decisione della Corte Suprema, pubblicata anzitempo, di ribaltare la Roe vs Wade, sentenza del '73 che legalizzò l'aborto in tutto il Paese, imprimerà nuovo vigore al fronte repubblicano per varare ulteriori leggi a difesa della vita nascente.

 

Simili dinamiche giuridiche-politiche pro-vita sono ben lontane dal poter vedere la luce nel nostro Paese, tanto che anche in seno a molte realtà pro-life italiche è formalmente vietato parlare pubblicamente a favore di una possibile abrogazione della 194. Che l'apologetica a favore della vita e contro l'aborto si articoli solo sul piano culturale e sociale, non politico legislativo.

 

Se una buona fetta del laicato pro-life quindi non vuole strategicamente criticare l'aborto legalizzato, parimenti anche la Chiesa italiana è timidissima – a volere usare un eufemismo – nella lotta a difesa dei nascituri (tanto che anche la narrativa marziale è esclusa dai loro discorsi, sebbene fosse propria invece ed ad esempio dell'Evangelium vitae). Ma anche in questo caso ciò che accade negli Usa può essere di stimolo per il clero italiano.

 

Infatti l'arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone ha vietato alla speaker della Camera Nacy Pelosi di accedere alla Santa Comunione perché a favore dell'aborto. Cordileone scrive: «Il legislatore cattolico che sostiene l'aborto procurato, dopo aver conosciuto l'insegnamento della Chiesa, commette un peccato manifestamente grave che è causa di gravissimo scandalo per gli altri. Pertanto, il diritto universale della Chiesa prevede che tali persone "non siano ammesse alla Santa Comunione" (Codice di Diritto Canonico, can. 915)».

 

Poi l'arcivescovo di San Francisco ricorda una missiva dell'allor cardinal Ratzinger indirizzata proprio ai vescovi USA su questo tema che così recitava: «quando la cooperazione formale di una persona diventa manifesta (intesa, nel caso di un politico cattolico, come il suo costante appoggio e voto a favore dell'aborto legalizzato e di leggi sull'eutanasia), il suo Pastore dovrebbe incontrarlo, istruirlo sull'insegnamento della Chiesa, informandolo che non si presenti alla Santa Comunione finché non avrà posto fine alla situazione oggettiva di peccato, avvertendolo che altrimenti gli sarà negata l'Eucaristia. Quando "queste misure precauzionali non hanno avuto effetto…", e la persona in questione, con ostinata perseveranza, si presenta ancora a ricevere la Santa Eucaristia, "il ministro della Santa Comunione deve rifiutarsi di distribuirla"».

 

Cordileone poi spiega che ha incontrato la Pelosi, ma questa non ha mai cambiato idea, anzi in pubblico accostava la sua fede cattolica al fatto di essere pro-choice. In ultimo ha appoggiato un progetto di legge che mirava a tradurre in norma valida per tutti gli Usa il contenuto della sentenza Roe vs Wade, progetto di legge per il momento affossato. Il 7 aprile scorso Cordileone allora scrisse una missiva alla Pelosi avvertendola un'ultima volta sul fatto che se non avesse ripudiato pubblicamente l'aborto l'avrebbe esclusa dalla Santa Comunione. Ma nulla è cambiato.

 

E quindi Cordileone così conclude: «Poiché Lei non ha pubblicamente ripudiato la sua posizione sull'aborto e continua a fare riferimento alla sua fede cattolica per giustificare la sua posizione e per ricevere la Santa Comunione, quel momento [in cui le sarà fatto divieto di comunicarsi] è giunto. Pertanto, alla luce della mia responsabilità di Arcivescovo di San Francisco di essere "preoccupato per tutti i fedeli cristiani affidati alle [mie] cure" (Codice di Diritto Canonico, can. 383, §1), con questa comunicazione vengo ad informarla che non si deve presentare per ricevere la Santa Comunione e, se ciò comunque avvenisse, non le sarà permesso ricevere la Santa Comunione, fino a quando non ripudierà pubblicamente la sua difesa della legittimità dell'aborto e non confesserà e non riceverà l'assoluzione per questo grave peccato nel sacramento della Penitenza».

 

E dopo il bastone della giustizia ecco la carota della misericordia: «Sappia che sono pronto a continuare la nostra conversazione in qualsiasi momento e continuerò a offrire preghiere e digiuni per lei». Infine così conclude: «Chiedo inoltre a tutti i fedeli dell'Arcidiocesi di San Francisco di pregare per tutti i nostri legislatori, in particolare i legislatori cattolici che promuovono l'aborto procurato, affinché, con l'aiuto e sotto la guida dello Spirito Santo, possano sperimentare una conversione del cuore relativamente a questa gravissima materia».

 

L'arcivescovo ha poi avuto l'accortezza, sempre il 20 maggio scorso, di spiegare al proprio clero il significato di questa sua decisione: «Vi sono alcuni che ritengono le azioni che ho intrapreso come un trasformare l'Eucaristia in un'arma. Invece, si tratta semplicemente dell'applicazione dell'insegnamento della Chiesa. Per giustificare l'accusa di "trasformare in un'arma" l'Eucaristia bisognerebbe dimostrare che le azioni di qualcuno nel seguire l'insegnamento della Chiesa hanno esplicitamente di mira uno scopo politico. Sono sempre stato molto chiaro, sia nelle mie parole che nelle mie azioni, che la mia motivazione è pastorale, non politica». Di contro sono coloro che invece «violano l'insegnamento della Chiesa e ricevono la Santa Comunione per uno scopo politico a usare l'Eucaristia come arma per i propri secondi fini». Dateci una manciata di Cordileone – omen nomen – e cambieremo il mondo.

 

 

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