Carlo De Benedetti demolisce la libea bellicista Letta-Draghi (e come lui la pensano Germania e Francia)

Antonio Socci, "Libero" – 9 maggio 2022

La voce di De Benedetti non è importante solo per ciò che rappresenta come imprenditore. Anni fa Walter Veltroni (allora segretario del Pd) spiegava la battuta sulla "tessera n. 1" con il fatto che "i giornali di De Benedetti hanno avuto un ruolo molto importante nell'evoluzione della sinistra italiana. Ricordo quando, ai tempi del crollo del Muro e della trasformazione del Pci, coltivavamo con Scalfari il sogno di un partito che un giorno potesse unire i riformismi italiani. Quella spinta verso l'innovazione è stata la bussola della storia di De Benedetti editore".

 

Dunque per la sua storia la voce dell'Ingegnere pesa molto e oggi abbatte la narrazione dominante del Pd. Già a fine marzo, a "Otto e mezzo", aveva rifiutato la retorica bellicista esprimendosi contro l'aumento delle spese militari (deciso pressoché all'unanimità da governo e parlamento) e affermando che "questa guerra avrà conseguenze inenarrabili: anzitutto un enorme problema di fame nel mondo, uno shock energetico simile allo shock petrolifero del 1973 (che generò una recessione di anni), quindi recessione e crollo delle Borse".

 

Un quadro apocalittico che già confutava gli "esportatori di democrazia" atlantisti pronti ad abbracciare l'idea di Biden di una guerra infinita che serve a logorare e abbattere Putin. Nell'intervista di ieri De Benedetti fa un'autentica lezione di politica al "partito della guerra".

 

Anzitutto annuncia l'arrivo di masse enormi di affamati ora che la prospettiva della carestia planetaria, per il collasso del granaio del mondo e il blocco delle navi cariche di grano, si sta realizzando nei fatti.

 

Quindi afferma: "la nostra priorità assoluta dev'essere fermare la guerra". Pur dando un giudizio durissimo su Putin, ribadisce che quella è la priorità: "se Biden vuol fare la guerra alla Russia tramite l'Ucraina è affar suo. Noi non possiamo e non dobbiamo seguirlo".

 

In questa guerra – spiega – "non ci guadagna nessuno tranne gli Usa, che fanno soldi a palate vendendo le armi e il gas senza subire conseguenze".

 

Non le armi, ma solo "una soluzione negoziale" può fermare le atrocità russe: "l'Europa ha un interesse comune: fermare la guerra anziché alimentarla". Ripete: "Se gli Usa vogliono usare l'Ucraina per far cadere Putin, che lo facciano. Se i russi vogliono Putin, che se lo tengano. Cosa c'entriamo noi?".

 

Poi De Benedetti affonda la narrazione pseudo-idealista dei bellicisti: "Noi non siamo qui per combattere il Male, ammesso che si tratti del Male e il nostro sia il Bene… Ma davvero pensiamo ancora di poter esportare la democrazia con le armi?… Ebbene: non funziona. La democrazia si esporta con il successo sociale ed economico delle società organizzate democraticamente. Non con le armi". Dunque in Ucraina "l'unica soluzione è un compromesso".

 

L'Ingegnere afferma pure che la Nato "ora non ha più senso", invita a puntare sull'Europa (anche dal punto di vista militare) e ribadisce di nuovo: "Se l'America vuol fare la guerra a Putin la faccia, ma non è l'interesse dell'Europa. Non è una mia opinione personale: è quello che pensano in Germania".

 

Parole che sono un campanello di allarme per Mario Draghi a poche ore dalla sua partenza per Washington. De Benedetti – sostenendo di esprimere "quello che pensano in Germania" – dà un chiaro altolà (pur non citandolo) al premier italiano che ambisce a presentarsi a Washington come il governante europeo più allineato ai desideri di Biden.

 

In effetti finora tutti i giornali filogovernativi hanno sostenuto che Draghi viene ricevuto da Biden per la sua "fedeltà" acritica. Ma – come dice De Benedetti –

 

in Germania (e nel resto d'Europa) si sta appunto consolidando la convinzione che sull'Ucraina l'interesse dell'Europa è opposto all'interesse Usa, quindi "non si deve seguire Biden".

 

Del resto che credibilità può avere un Capo di governo che prende impegni a nome dell'Italia senza avere avuto alcun mandato parlamentare specifico sulle gravi materie che va a trattare (quantomeno essendosi rifiutato di andare alle Camere prima della visita a Washington)?

 

Che legittimità politica ha un premier tecnico la cui posizione sull'invio di armi in Ucraina è bocciata dalla maggioranza degli italiani e che – nei suoi possibili sviluppi relativi agli armamenti pesanti – è sconfessata dai maggiori partiti che sostengono l'esecutivo?

 

L'intervista di De Benedetti mostra che perfino nell'opinione pubblica di area Pd la linea bellicista di Letta e Draghi sta franando. Il vento è cambiato.

Antonio Socci

Da "Libero", 9 maggio 2022

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