Una luce per te
Questo Vangelo ci porta all'origine di tutto, prima dei tuoi peccati, prima delle tue ferite
di Eremita in "Duc in altum" – 5 gennaio 2026
«In principio era il Verbo». Prima che tu nascessi, prima che tuo padre e tua madre si incontrassero, c'era già una Parola che ti pensava, che ti voleva, che ti amava. E questa Parola non è un'idea, non è una dottrina, non è una legge morale: questa Parola è Dio stesso. È una Parola viva, creatrice, una Parola che fa esistere ciò che non esiste.
Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, anche la tua vita, anche la tua storia così com'è, con le sue luci e le sue ombre.
Il Vangelo dice una cosa sconvolgente: in Lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. Non una luce per pochi, non per i giusti, non per quelli che ce la fanno, ma per tutti gli uomini. Anche per te che ti senti nelle tenebre, che magari vivi un fallimento, una solitudine, una notte che non passa.
La luce splende nelle tenebre. Non dice che le tenebre non esistono, dice che non hanno l'ultima parola. Le tenebre non l'hanno vinta. Questo è l'annuncio: nella tua morte c'è una luce che nessuno può spegnere.
Ma attenzione, perché questa luce entra nella storia in modo umilissimo. Non con il potere, non con la forza, non imponendosi. Viene un uomo, Giovanni, che non è la luce, ma dà testimonianza alla luce. È sempre così nella Chiesa: Dio passa attraverso testimoni poveri, fragili, che gridano nel deserto della vita degli uomini. Non sono loro la luce, ma indicano una luce che viene per te.
E qui c'è il dramma: la luce vera viene nel mondo, e il mondo non la riconosce. Il mondo che è stato fatto per mezzo di Lui. Questo è il mistero del peccato: Dio è vicino, Dio è presente, e l'uomo che non se ne accorge. Viene fra i suoi, nella tua casa, nella tua carne, nella tua storia concreta, e i suoi non lo accolgono. Perché? Perché questa luce smaschera le nostre false sicurezze, i nostri idoli, le nostre giustizie costruite a mano.
Ma il Vangelo non si ferma al rifiuto. Dice: a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. Non servi, non schiavi, non persone che devono meritarsi l'amore, ma figli. E questo non viene dal sangue, non dal tuo sforzo, non dalla tua bravura religiosa. Viene da Dio. È una nuova generazione. Qui nasce il cristiano: quando uno si lascia amare così com'è e accoglie questa luce dentro la propria povertà.
E allora arriva il cuore di tutto: il Verbo si fece carne. Non idea, non spirito lontano, ma carne. La tua carne. La carne che soffre, che invecchia, che muore. Dio entra lì. Pianta la sua tenda in mezzo a noi. Abita le nostre paure, le nostre relazioni ferite, la nostra incapacità di amare. E noi abbiamo contemplato la sua gloria. Non una gloria mondana, ma la gloria di un Figlio che si dona, che ama fino alla fine, pieno di grazia e di verità.
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Non una grazia sola, ma una grazia che ricomincia sempre. Ogni caduta può diventare luogo di un incontro nuovo. La Legge ti dice cosa devi fare, ma non ti dà la forza. La grazia invece ti precede, ti sostiene, ti salva mentre sei ancora peccatore. Dio nessuno lo ha mai visto, ma ora Dio ha un volto, una carne, una storia. È Lui che ce lo ha raccontato, è Lui che ce lo ha fatto conoscere.
Questa è la buona notizia: Dio non ti chiede di salire fino a Lui, ma è sceso fino a te. E se oggi ascolti questa Parola, è perché questa luce sta ancora bussando alla tua vita, per generarti di nuovo come figlio, dentro la tua storia concreta, così com'è.
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