EPIFANIA DEL SIGNORE
EPIFANIA DEL SIGNORE (Mt 2,1-12) "Siamo venuti dall'oriente per adorare il re"
Il cammino esteriore di quegli uomini era finito. Erano giunti alla meta. Ma a questo punto per loro comincia un nuovo cammino, pellegrinaggio interiore che cambia tutta la loro vita.
Poiché sicuramente avevano immaginato questo Re neonato in modo diverso. Si erano appunto fermati a Gerusalemme per raccogliere presso il Re locale notizie sul promesso Re che era nato.
Sapevano che il mondo era in disordine, e per questo il loro cuore era inquieto.
Erano certi che Dio esisteva e che era un Dio giusto e benigno. E forse avevano anche sentito parlare delle grandi profezie in cui i profeti di Israele annunciavano un Re che sarebbe stato in intima armonia con Dio, e che a nome e per conto di Lui avrebbe ristabilito il mondo nel suo ordine.
Per cercare questo Re si erano messi in cammino: dal profondo del loro intimo erano alla ricerca del diritto, della giustizia che doveva venire da Dio, e volevano servire quel Re, prostrarsi ai suoi piedi e così servire essi stessi al rinnovamento del mondo.
Appartenevano a quel genere di persone "che hanno fame e sete della giustizia" (Mt 5,6).
Questa fame e questa sete avevano seguito nel loro pellegrinaggio – si erano fatti pellegrini in cerca della giustizia che aspettavano da Dio, per poter mettersi al servizio di essa […]
Il nuovo Re, davanti al quale si erano prostrati in adorazione, si differenziava dalla loro attesa. Così dovevano imparare che Dio è diverso da come noi di solito lo immaginiamo.
Qui cominciò il loro cammino interiore. Cominciò nello stesso momento in cui si prostrarono davanti a questo bambino e lo riconobbero come il Re promesso.
Ma questi gesti gioiosi essi dovevano ancora raggiungerli interiormente. Dovevano ambiare la loro idee sul potere, su Dio e sull'uomo e, facendo questo, dovevano cambiare sé stessi.
Ora vedevano: il potere di Dio è diverso da come noi lo immaginiamo e da come vorremmo imporlo anche a Lui. Dio in questo mondo non entra in concorrenza con le forme terrene del potere. Non contrappone le sue divisioni ad altre divisioni. A Gesù, nell'Orto degli ulivi, Dio non manda dodici legioni di angeli per aiutarlo (Mt 26,53).
Egli contrappone al potere rumoroso e prepotente di questo mondo il potere inerme dell'amore, che sulla Croce – e poi sempre di nuovo nel corso della storia -soccombe, e tuttavia costituisce la cosa nuova, divina che poi si oppone all'ingiustizia e instaura il Regno di Dio.
Dio è diverso – è questo che ora riconoscono. E ciò significa che ora essi stessi devono diventare diversi, devono imparare lo stile di Dio.
Erano venuti per mettersi a servizio di questo Re, per modellare la loro regalità sulla sua [..]
Volendo con il gesto dell'adorazione riconoscere questo bambino come il loro Re al cui servizio intendevano mettere il proprio potere e le proprie possibilità, gli uomini provenienti dall'Oriente seguivano seguivano senz'altro la strada giusta. Servendo e seguendo Lui, volevano insieme con Lui servire la causa della giustizia e del bene nel mondo. E in questo avevano ragione.
Ora però imparavano che ciò non può essere realizzato semplicemente per mezzo di comandi e dall'alto di un trono. Ora imparano che devono donare se stessi – un dono minore di questo non basta per questo Re.
Ora imparano che la loro vita deve conformarsi a questo divino modo di esercitare il potere, a questo modo di essere di Dio stesso. Devono diventare uomini della verità, del diritto, della bontà, del perdono, della misericordia.
Non domanderanno più: Questo che cosa mi serve? Dovranno invece domandare: Con che cosa servo io la presenza, la benedizione del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo nel mondo? Devono imparare a perdere sé stessi e proprio così a trovare sé stessi.
Commenti
Posta un commento