Meditazione. Convertirsi a Gesù. Subito.
Convertirsi a Gesù. Subito.
di Eremita in "Dum Dictat" - 26 gennaio 2026
Questo Vangelo ci porta all'inizio di tutto, quando sembra che tutto finisca. Giovanni è arrestato, il profeta tace, la voce che gridava nel deserto viene messa a tacere. E proprio lì, quando l'uomo pensa che Dio abbia perso, Gesù si muove. Non va a Gerusalemme, non cerca i luoghi religiosi, ma scende in Galilea, terra di incroci, impura, Galilea delle genti. È come se Dio scegliesse deliberatamente il margine, la periferia, il luogo in cui nessuno si aspetta che accada qualcosa di santo. Gesù lascia Nazareth, lascia ciò che è conosciuto, e va ad abitare a Cafarnao, sulle rive del mare, dove la vita è dura, dove la gente lavora, suda, lotta per sopravvivere. È lì che si compie la promessa: il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce. Non una luce per chi è già a posto, ma per chi vive nell'ombra della morte, per chi conosce la paura, il fallimento, la fatica di vivere.
Gesù comincia a predicare con una parola che scuote: convertitevi. Non è una minaccia, è un annuncio. Convertitevi perché il Regno è vicino, cioè Dio si è fatto vicino, è entrato nella tua storia così come essa è. Conversione non è sforzarsi di essere migliori, ma cambiare mentalità, smettere di pensare che la vita dipenda solo da te, dalle tue reti, dalle tue sicurezze. È accorgersi che Dio sta passando adesso.
Gesù cammina lungo il mare e vede due uomini qualsiasi, Simone e Andrea. Non stanno pregando, non stanno facendo penitenza, stanno lavorando. Gettano le reti, fanno quello che hanno sempre fatto. E Gesù non spiega, non argomenta, non convince: chiama. "Venite dietro a me". È una parola che entra nella carne, che spacca la vita. E la cosa scandalosa è che loro lasciano tutto e subito. Le reti non sono solo strumenti di lavoro, sono la loro identità, il loro futuro, la loro sicurezza. Eppure le lasciano. Perché? Perché quando la luce entra nelle tenebre, le tenebre non resistono. Quando uno si sente visto, chiamato per nome, la vita cambia direzione.
Poco più avanti la scena si ripete, ma è ancora più dura. Giacomo e Giovanni non lasciano solo le reti, lasciano il padre. È come dire che la chiamata di Gesù entra nei legami più profondi, non per distruggerli, ma per liberarli. Seguire Cristo non è aggiungere qualcosa alla propria vita, è perderla, consegnarla, fidarsi. E anche qui c'è quell'avverbio tremendo: subito. Non perché siano eroi, ma perché l'incontro con Cristo non rimanda, non aspetta tempi migliori.
Gesù poi percorre tutta la Galilea. Non si ferma, non si stabilisce. Insegna, annuncia, guarisce. La sua parola illumina, la sua presenza risana. Dove arriva lui, la malattia, il male, la disperazione non hanno l'ultima parola. Questo è il Vangelo del Regno: Dio che cammina nella storia dell'uomo, che entra nelle sue ferite e le attraversa. E oggi questa parola è per noi. Anche noi siamo in Galilea, anche noi conosciamo le tenebre, anche noi siamo attaccati alle nostre reti. E Cristo passa, chiama, guarisce. Non chiede altro che seguirlo, passo dopo passo, dentro una storia che non è più chiusa, perché una grande luce è sorta.
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