Lasciarsi amare

Lasciarsi amare

di Eremita on "Duc in altum" – 18 gennaio 2026

Siamo davanti a un annuncio, non a una spiegazione. Giovanni non fa un discorso teologico: indica. Vede Gesù che viene verso di lui e dice: "Ecco". La fede nasce così, da qualcuno che ti indica una presenza. "Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo". Non dice: colui che corregge il peccato, che lo giudica, che lo punisce. Dice: che lo toglie. Qui c'è il cuore del Vangelo, il kerygma: Dio non è venuto a chiederti qualcosa, è venuto a caricarsi di ciò che tu non riesci a portare.

Giovanni confessa una cosa sconvolgente: "Io non lo conoscevo". Il più grande dei profeti, colui che prepara la strada, non conosce Gesù. Questo è decisivo per noi. Anche noi siamo nella Chiesa, battezzati, magari impegnati, eppure possiamo non conoscere Cristo. La fede non è un'idea, non è una morale, non è una tradizione: è un incontro che accade quando Dio decide di manifestarsi. Giovanni battezza perché Gesù sia manifestato a Israele. Non perché la gente migliori, ma perché appaia il Figlio.

Gesù viene verso Giovanni. Non siamo noi ad andare a Dio: è lui che viene verso di noi. Sempre. Dentro la nostra storia concreta, dentro il nostro peccato, dentro le nostre paure. Giovanni lo riconosce come "colui che era prima di me". Quest'uomo che cammina sulle strade della Galilea è prima di tutto, è prima della Legge, prima del tempio, prima di ogni progetto umano. È il principio. Per questo può salvare.

Giovanni dice di aver contemplato lo Spirito Santo discendere e rimanere su di lui. Rimanere. Questo verbo è fondamentale nel Vangelo secondo Giovanni. Lo Spirito non viene e poi se ne va: rimane su Gesù. Gesù è colui nel quale Dio ha posto definitivamente il suo Spirito. E questo Spirito non è per lui soltanto. Giovanni dice: "È lui che battezza nello Spirito Santo". Non più solo acqua, non più solo un gesto esteriore, ma una vita nuova che entra dentro l'uomo, che lo rigenera dall'interno.

Questo significa che la salvezza non è uno sforzo morale, ma un dono. Tu non puoi toglierti il peccato, non puoi liberarti dalla morte, non puoi amare il nemico con le tue forze. Hai bisogno dello Spirito. E lo Spirito viene da Cristo, dall'Agnello che si lascia immolare. Come dice Isaia: "Come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori" (Is 53,7). Gesù salva perché non si difende, perché si consegna, perché prende su di sé la nostra violenza.

Giovanni conclude con una testimonianza: "Io ho visto e ho testimoniato". La fede cristiana non è una teoria, è una testimonianza. Uno ha visto qualcosa nella sua vita e non può più tacere. Ha visto lo Spirito agire, ha visto il peccato perdonato, ha visto una vita nuova nascere dove c'era solo morte. Questo è ciò che la Chiesa è chiamata a essere: non un'istituzione che spiega Dio, ma un popolo che lo indica e dice: "Ecco".

Oggi questo Vangelo ti chiede una cosa sola: lasciarti guardare da Cristo che viene verso di te. Lasciarti salvare. Accettare che qualcun altro tolga il tuo peccato. Accettare di non essere tu il salvatore di te stesso. Perché solo chi si lascia amare fino in fondo può diventare testimone. Solo chi è stato perdonato può annunciare il perdono. E allora anche tu, come Giovanni, potrai dire con verità: io non lo conoscevo, ma ora ho visto. E questo basta.

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