Ciò che, con ragione, si può chiamare Europa

Roberto Marchesini, da "La Nova Bussola" 4 Marzo 2021

Ratzinger diceva che «c'è qui un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare...patologico» e che «L'Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere». Ma perché questo accada occorre sapere che se l'Occidente è la terra che si ribella al Logos, l'Europa resta la sua culla.

 

 

Ho passato, durante la mia adolescenza, un periodo «polemico» e non ne ho tratto nulla di buono. Figuriamoci, dunque, se ho voglia di polemizzare «in casa» o peggio, con intellettuali che io posso solo gaurdare con il binocolo. Al massimo posso raccogliere qualche riflessione un pochino sopra le righe, un po' sbavata. Lo faccio, dunque, condividendo i miei umili pensierini con i lettori della Nuova Bussola Quotidiana.

 

Da quando, nel lontano 2004, l'allora cardinale Joseph Ratzinger tenne una – come al solito splendida – lectio magistralis sulle radici spirituali dell'Europa presso la biblioteca del Senato della Repubblica, si parla di «odio di sé», di «autodistruzione» dell'Occidente. In particolare, il cardinale Ratzinger affermava: «Io vedo come un problema essenziale della nostra ora per l'Europa e per il mondo questo, che non viene mai contestato il naufragio economico, e perciò i vetero-comunisti sono diventati senza esitazione liberali in economia; invece la problematica morale e religiosa, di cui propriamente si trattava, viene quasi completamente rimossa. Pertanto la problematica lasciata dietro di sé dal marxismo continua a esistere anche oggi: il dissolversi delle certezze primordiali dell'uomo su Dio, su se stessi e sull'universo, la dissoluzione della coscienza dei valori morali intangibili, è ancora e proprio adesso nuovamente il nostro problema e può condurre all'autodistruzione della coscienza europea, che dobbiamo cominciare a considerare – indipendentemente dalla visione del tramonto di Spengler – come un reale pericolo» E ancora: «C'è qui un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L'Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere».

 

Più recentemente, il professor Capozzi ha pubblicato un libro sullo stesso tema, intitolato «L'autodistruzione dell'Occidente - Dall'umanesimo cristiano alla dittatura del relativismo» (Historica Edizioni) e lo ha ottimamente presentato proprio su La Nuova Bussola Quotidiana.

 

Ora: tralasciamo «l'odio si sè», che mi fa venire in mente Theodor Lessing (1872 – 1933) e concentriamoci su quella che il professor Capozzi chiama «l'autodistruzione dell'Occidente» e il cardinale Ratzinger «l'autodistruzione della coscienza europea». Effettivamente, detta così, sembrerebbe un fenomeno «strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico». Detta così significa far coincidere l'Occidente con l'Europa. Ma davvero questi due concetti coincidono?

 

Per i Greci, l'Europa era quella terra che si stendeva dall'Adriatico al Danubio; in seguito, la locuzione venne usata per la terra a nord del Mediterraneo. Questo dal punto di vista geografico. Dal punto di vista culturale, l'Europa coincideva dapprima con la Grecia, la culla del Logos; poi con la parte dell'Impero Romano a nord del Mediterraneo; infine con l'Impero fondato da Carlo Magno, che ha un'unica lingua (il latino), un'unica moneta e un'unica religione. La religione del Logos incarnato.

 

L'Europa è, infatti, la terra del Logos. Ci conferma, in questo punto, proprio lo stesso cardinale Ratzinger: nello storico Discorso di Ratisbona riassume nell'incontro del Vangelo con la filosofia greca e, successivamente, nel suo radicamento nell'"Impero Romano la nasscita dell'Europa": «In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l'evangelista. L'incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell'Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: "Passa in Macedonia e aiutaci!" (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una "condensazione" della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco. [...] Il qui accennato vicendevole avvicinamento interiore, che si è avuto tra la fede biblica e l'interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale – un dato che ci obbliga anche oggi. Considerato questo incontro, non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell'Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Possiamo esprimerlo anche inversamente: questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l'Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa».

 

L'Occidente è una cosa diversa. Innanzitutto, l'Occidente si oppone all'Oriente mentre l'Europa non si oppone a nulla, anzi: ha la pretesa di portare il Logos a tutto il mondo. Secondariamente, la definizione di Occidente è molto più recente e può essere fatta risalire (tra gli altri) allo storico britannico Arnold J. Toynbee (1889 – 1975). Ma Toynbee, come altri storici britannici (ad esempio il «nostro» Denis Mack Smith e forse il «polacco» Norman Davies), era un uomo di intelligence, più che di scienza: il suo obiettivo era quello di far funzionare strategie, più che descrivere la realtà. Infine, l'Occidente (basta guardare questa cartina) non è l'Europa ma la cosiddetta «anglosfera», che non coincide affatto con l'Europa. Anche – soprattutto – il fondamento culturale dell'Occidente è diverso da quello dell'Europa. Se l'Europa, come abbiamo visto, è la terra del Logos, l'Occidente è la terra che si ribella al Logos: dallo scisma anglicano in avanti, questa è la cifra caratteristica dell'anglosfera. L'Occidente è quella terra che si ribella al Logos, che non accetta le sue leggi morali e religiose, che non accetta di piegare il ginocchio di fronte alla regalità di Cristo.

 

«Quindi che cosa si intende per Occidente? La civiltà "laica", caratterizzata dalla separazione fra la politica e la religione. Che poi si parli di religione tradizionale o di nuovi culti ideologici, come il nazismo e il comunismo appunto, importa meno: è il rapporto fra potere politico e potere spirituale che fa la vera differenza. Quella occidentale è l'unica civiltà in cui il potere spirituale e quello politico sono separati, dunque è l'unica in cui si afferma la triade che più la contraddistingue: democrazia, libero mercato e diritti umani».

 

A questo punto, mi pare, tutto diventa più semplice. Se l'Europa e l'Occidente coincidono, stiamo assistendo a una strana e patologica autodistruzione dell'Occidente. Se invece l'Europa e l'Occidente non coincidono e l'ultimo, anzi, esiste per opporsi e negare la prima, allora tutto diventa molto semplice. L'Occidente ha quasi finito di divorare l'Europa: la ribellione contro il Logos, della quale sono sempre accusati nemici esterni, lontani e invisibili, è quasi completa.

 

Chiudo con un aforismo da Sun Tzu: «Conosci il nemico come conosci te stesso. Se farai così, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo. Se non conosci il nemico, ma conosci soltanto te stesso, le tue possibilità di vittoria saranno pari alle tue possibilità di sconfitta. Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo.

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