Santa Teresina, padre Calmel e i tempi attuali

Cristina de Magistris, "Corrispondenza Romana" – 8 Aprile 2021

 Dal 1956 al 1957, padre Roger Thomas Calmel OP (1914-1975) fu esiliato in Spagna, vittima ingiusta dell'avanzante modernismo in seno alla Chiesa, che non poteva tollerare le posizioni ferme e intransigenti di questo degno figlio di san Domenico sulla dottrina e la morale cattoliche. Il soggiorno spagnolo lo mise inevitabilmente in diretto contatto con i grandi mistici di quella terra.

 

In san Giovanni della Croce, padre Calmel scorse, per la via mistica, «il grande dottore del cammino dell'unione con Dio, della perdita di sé, della docilità allo Spirito Santo, insieme alla sua figlia, la piccola Teresa». Ed è a quest'ultima che padre Calmel dedicherà pagine magistrali, additandola come la Santa data alla Chiesa per i nostri tempi di apostasia.

Studiando a fondo la "piccola via" dell'infanzia spirituale, padre Calmel ne mostra l'attualità in relazione alla dilagante crisi della Chiesa «in cui il Signore ci chiede di rendere testimonianza».

 

A chi avanzava dei dubbi sugli effetti di una possibile "resistenza" alla crescente infiltrazione modernista nella Chiesa, padre Calmel rispondeva: «La questione di quale sarà il frutto della nostra resistenza non si pone affatto. Si sa che Dio fa fruttificare la testimonianza di fede di coloro che Lo amano. La vera questione è la seguente: come rendere santamente la testimonianza che si deve rendere? Qui la lezione dell'infanzia spirituale è di un prezzo inestimabile, poiché il cristiano la cui fede è di una semplicità infantile, non appena vede in che consiste la testimonianza della fede, riposa in una perfetta dirittura e in una grande pace. Il Padre dei Cieli, attraverso suo Figlio Gesù, gli darà il soccorso necessario, giorno dopo giorno. Sapere se Egli impedisce o no il male, se la Tradizione cattolica mantiene le sue posizioni o se essa si arresta è una preoccupazione che non può essergli estranea. Ma essa è lontana dall'invadere o possedere la sua anima; tale preoccupazione non ha sulla sua anima una ripercussione formidabile e tragica; la semplice melodia della confidenza e dell'abbandono non è mai sommersa dalle urla di spavento».

 

Raccogliamo in queste parole la sapiente applicazione che padre Calmel aveva fatto della dottrina dell'infanzia spirituale alle moderne contingenze: spirito di assoluta confidenza in Dio e diffidenza di sé, nella testimonianza di fede spinta fino all'estremo, secondo la propria vocazione. L'amore che Teresa ci insegna – notava padre Calmel – non suppone necessariamente delle azioni straordinarie, ma esige che noi rispettiamo con attenzione straordinaria le leggi della nostra inserzione nel Corpo Mistico, ciascuno secondo il proprio stato di vita.

 

 

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Nei nostri tempi di confusione e di anarchia – specie in tempo di pandemia – in cui la carità, soprattutto la carità apostolica, serve di pretesto per giustificare stravaganze, profanazione e tradimenti di ogni tipo, la voce dell'amore insegnato dalla piccola Teresa è «una voce di ordine non di disordine». E allora che fare? «Ciò che il Signore ci domanda è di resistere: resistere sulla buona Messa e la buona Liturgia, sul Battesimo, sul catechismo e la dottrina sacra, sulla morale. Ciò che il Signore vuol fare con i suoi amici – non si può dubitarne – è di riempirli sempre più del suo amore. Per riuscire a resistere, a rimanere fermi, basta lasciarLo fare, poiché l'amore che il Signore vuol mettere nella loro anima è forte come la morte (Ct 8,6) ed è un nutrimento meraviglioso e inesauribile».

 

È proprio in forza di questo amore che la piccola Teresa sognava di partecipare ai tormenti dei figli della Chiesa nei tempi dell'Anticristo. Allora padre Calmel, in un ideale colloquio, le chiede: «Quali tormenti? Voi pensavate, forse, o Santa la cui vocazione è l'amore, a qualche riedizione adattata al mondo moderno delle graticole incandescenti e dei roghi, delle mine soffocanti o dei pettini di ferro? Avevate intravisto che vi sarebbe stato qualcosa di peggio? Avevate pensato ai tormenti spirituali di tanti fedeli ingannati dalla gerarchia?».

 

E qui procede ad una descrizione impietosa e profetica di quanto è sotto i nostri occhi. Egli prevedeva che «dei preti, dei vescovi avrebbero prima accettato di essere imprigionati in gran numero in un sistema molto perfezionato che li avrebbe poi fatti cadere insensibilmente in una religione nuova, nell'ultimo culto inventato dall'inferno: quello dell'umanità in evoluzione. Sarebbe la distruzione della fede sotto anestesia, per l'effetto congiunto della democratizzazione e delle autorità parallele. Cloroformizzati, manovrati dal sistema esistente, svuotati della loro anima, si vedrebbero dei preti in massa imporre ai fedeli dei riti equivoci e predicar loro una dottrina dubbia. Si vedrebbero vescovi e preti in gran numero intossicati, dominati dal sistema, condurre all'apostasia una moltitudine di semplici fedeli senza altra difesa che quella di affidarsi all'autorità. Il popolo di Dio è ingannato, abusato, tradito dai suoi capi. Forse questo non è il tempo dell'anticristo: ne è la prefigurazione. Orbene, è in un tempo così tremendo che voi avreste voluto vivere per testimoniare al Signore il vostro amore. Nell'innumerabile esercito dei santi e delle sante, voi siete la sola che ha manifestato un simile desiderio. Voi, dunque, siete capace più di altri di comprendere la nostra situazione e di venire in nostro soccorso. Degnatevi di insegnarci come diventare Santi nell'ora in cui i precursori dell'anticristo governano, dominano la città e incatenano la Chiesa».

 

 

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Si sa che diventar santi non è cosa facile, neppure in una società cristiana e in una Chiesa fedele al suo Signore. Basta aprire una qualunque agiografia per comprendere la portata dei combattimenti spirituali cui furono sottoposti tutti i Santi.

 

Ma allora – si chiede padre Calmel – «quale sarà l'intensità d'amore indispensabile, quale sarà la forza d'animo richiesta per intraprendere il cammino della santità quando l'apostasia avrà guadagnato certamente non tutti i prelati, né tutti i fedeli – cosa che sarebbe impossibile – ma almeno un enorme numero di essi e fino ai ranghi più elevati, poiché l'abominio della desolazione siederà nel luogo santo? Sarà certamente molto più difficile e molto più raro essere santi nei tempi dell'anticristo che non ai tempi di Nerone. Per quanto selvaggia fosse la sua persecuzione, Nerone attaccava dall'esterno; l'anticristo (e i suoi precursori, ndr) infierirà, secondo le parole di san Pio X, in sinu et gremio Ecclesiae. Comunque sia, in questi come in tutti i tempi, è l'amore che farà la santità. Ma in questa situazione nuova, in cui la fede sarà generalmente oscurata o negata, il primo effetto dell'amore sarà di garantire la perseveranza della fede. Non solamente conformare per amore la vita alla fede, ma per amore custodire la fede. Custodire la fede, quando la gerarchia la lascia travestire e perdere, restare fermi nella fede in un pericolo di questo genere è impossibile senza una grande semplicità di cuore. Per poco che ci si lasci attirare dalla gloria che viene dagli uomini, o se si è paurosi e deboli davanti ai mali che essi ci infliggono, si tradirà senza troppo accorgersene, giustificandosi con la saggezza illusoria di questo mondo».

 

Davanti a questo scenario apocalittico, che padre Calmel considera come la prefigurazione del tempo dell'anticristo, è difficile sfuggire alla tentazione dello scoraggiamento, se non a quella della disperazione. E allora il grande Frate domenicano si rivolge ancora alla piccola carmelitana di Lisieux. «Io non domando alla piccola Teresa – scrive – di indicarmi i particolari concreti della perseveranza e della resistenza; le domando ciò che ella vuol darmi: indicarmi la risorsa nascosta, l'elemento invisibile. Ella mi risponde che basta amare, essere piccoli e semplici, che questo è ancora e sempre possibile. È questo ciò che ho bisogno di sapere prima di tutto. Se lo so, sarò ben più capace di frenare il modernismo e di perseverare nella fede».

 

 

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A questo punto padre Calmel, come in una visione profetica, descrive come saranno i santi che vivranno in tempi di apostasia. La loro lucidità, dice, «sarà evidentemente molto grande, proporzionata ai mezzi nuovi inventati dal padre della menzogna per ingannare e dare le vertigini. E poiché questi mezzi saranno a misura degli spiriti infernali e non a misura dello spirito dell'uomo, sarà lo Spirito Santo stesso che darà la lucidità necessaria. […] Questa lucidità non sarà un principio di confusione o di disperazione, ma di umiltà e di abbandono. L'anima avrà piena coscienza dei fili che le sono tesi, ma per colui che ha due ali poco importa la perfezione tecnica dei fili che gli sono tesi. Il nostro mondo, che è sempre stato una valle di lacrime, diventerà, in questi tempi finali, un'immagine dell'inferno; sarà senza dubbio un inferno indolore, un'anticamera climatizzata dell'inferno eterno; ma i santi di questi ultimi giorni ridiranno con i santi che li hanno preceduti in secoli di minore perversione e di tenebre più leggere: Non temerò poiché Voi siete con me, o Signore… Voi avete vinto il principe di questo mondo».

 

Più di tutti gli altri Santi, la piccola Teresa intercede efficacemente per le anime che, come noi, vivono nei tempi che prefigurano quelli dell'anticristo, poiché più degli altri Santi ella ha desiderato vivere in quei tempi ed ha mostrato il cammino sicuro sul quale non troveranno accesso i precursori dell'anticristo: il cammino dell'umiltà, della semplicità di cuore, dell'infanzia evangelica. «È lo spirito d'infanzia, con la semplicità del cuore che ne è inseparabile, che ha reso santa Giovanna d'Arco capace di sostenere la verità della sua missione davanti a un falso tribunale della Chiesa e nonostante la prigione e il fuoco; ed è lo stesso spirito d'infanzia che ha reso san Pio X capace di far fronte dovunque al nemico che stava all'interno (della Chiesa), il modernismo, ben lungi dal patteggiare in nulla con esso. Poiché lo spirito d'infanzia non fa evitare sdolcinatamente la lotta, ma fa affrontare in pace le difficoltà e le responsabilità più gravi per amore del Signore».

 

Al nostro ottimo Iddio, che ama confondere la sapienza di questo mondo, è piaciuto donare per i tempi più apocalittici della sua Chiesa non un grande sistema di difesa, ma una piccola via di abbassamento. Egli vuole ricordarci, ancora una volta, la sua infallibile parola: la porta per il Regno dei Cieli è "stretta" ed occorre esser "piccoli" per entrarvi. È tutta qui la "piccola via" di Teresa di Lisieux: "piccola" non perché sia facile, ma perché invita a farsi piccoli. Ma farsi piccoli è una cosa grande. Anzi, è la cosa più grande, perché dischiude le porte del Cielo.

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