San Giorgio, come vincere la battaglia di ogni giorno

Aurelio Porfiri, "La Nuova Bussola" 23 Aprile 2021

Questo santo ci insegna che la vita è lotta. Già san Paolo ci dice di aver combattuto "la buona battaglia". Dobbiamo riflettere sul fatto che ci troviamo a combattere, dobbiamo sentire di far parte di quell'esercito che sta dalla parte del bene. E per essere da quella parte dobbiamo continuamente formarci, sapendo che solo con la forza di Cristo sconfiggeremo il nemico.

 

 

Nell'immaginario cattolico, l'immagine di san Giorgio è associata alla sua lotta contro il drago. Questo cavaliere e guerriero, almeno così ce lo presenta una certa tradizione agiografica, vissuto fra il terzo e quarto secolo, ci offre molti motivi di riflessione ma io ne voglio presentare qui tre che a mio avviso riassumono molto su questa figura che viene festeggiata il 23 aprile.

 

Il primo motivo di riflessione è che san Giorgio ci insegna che la vita è lotta. Già san Paolo ci dice di aver combattuto "la buona battaglia". È vero che non tutte le battaglie hanno lo stesso valore, dobbiamo essere in grado di scegliere quelle che vale la pena combattere. Ma dobbiamo riflettere sul fatto che ci troviamo a lottare, dobbiamo sentire di far parte di quell'esercito che combatte dalla parte del bene. E per essere da quella parte dobbiamo continuamente formarci, dobbiamo metterci all'ascolto degli insegnamenti che si basano sui fondamenti perenni: "Come nel caso di altri santi avvolti nella leggenda, così anche per san Giorgio si potrebbe concludere che la sua funzione storica è quella di ricordare al mondo una sola idea ma fondamentale, e cioè che il bene a lungo andare vince sempre sul male. La lotta contro il male è una dimensione sempre presente nella storia umana, ma questa battaglia non si vince da soli: san Giorgio uccide il drago perché è Dio che agisce in lui. Con Cristo il male che non avrà mai più l'ultima parola" (vaticannews.va). Divenire cavalieri di Cristo è quello che ci viene insegnato da san Giorgio.

 

Il secondo motivo di riflessione è legato all'imagine del drago. I crociati vedevano in questo un riferimento alla loro lotta contro l'invasione islamica, ma noi possiamo vederci tante altre cose. Ogni giorno noi lottiamo con il nostro drago, che sia esterno o dentro di noi. Sun Tzu, autore de L'arte della guerra, diceva: "Colui che capisce quando è il momento di combattere e quando non lo è, sarà vittorioso". Oggi va molto di moda la parola "discernimento", credo che in questo caso essa possa essere usata con buona ragione. Tutti abbiamo i nostri draghi da combattere, dobbiamo identificarli ed affrontarli. Dobbiamo vincere le paure, perché il coraggio non è altro che la paura che viene affrontata. Immagino che anche san Giorgio avrà avuto timore di fronte al drago ma alla fine lo ha affrontato e vinto. A volte ci sembra di essere sconfitti, di perseverare in una vita di peccato, ma non dobbiamo darci vinti, dobbiamo cercare di alzarci ogni volta che veniamo gettati al suolo.

 

Il terzo motivo di riflessione legato a san Giorgio è legato alla fanciulla che lui salva dal drago a cui era stata sacrificata. L'immagine del cavaliere, dell'uomo che protegge la donna oggi viene vista con sospetto, come se essa fosse qualcosa di cui vergognarsi, ma essa fa parte del nostro modo di vivere. È bello riscoprire la specificità di ogni sesso, perché attraverso di essa comprendiamo meglio anche il sesso opposto. Dovremmo riscoprire le virtù dei cavalieri, ho sentito tante donne e ragazze giovani che vorrebbero trovare uomini in possesso di queste qualità. Queste virtù del cavaliere, espressione nobile della civiltà cristiana, ci insegnano a guardare ai valori perenni che oggi, con inaudita veemenza, vengono combattuti e messi da parte in un mondo che cerca sempre più di abitare lontano da Dio.

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