Don Gabriele, sfida al Coronavirus: "Niente può toglierci la Messa" cioè chiedere a Dio la guarigione pur cercando l'antivirus

"L'ho fatto perché l'Eucarestia è la cosa più importante che abbiamo nella vita". Don Gabriele Bernardelli, parroco di Castiglione D'Adda, nel piccolo del suo gesto ha dato la testimonianza di fede più bella: dobbiamo cooperare con Dio con medici, medicine e quarantene da parte dell'autorità ma è Lui, la Messa, annunciata dal suono delle campane, rimedio all'epidemia in corso  

Andrea Zambrano, la "Nuova Bussola Quotidiana -25 febbraio 2020

Eppure, non abbiamo sentito tanti vescovi dire che le Messe dovevano continuare…
Forse perché implicitamente ritengono che i loro preti siano consapevoli che la Messa la devono celebrare. 

Ma il fatto è che non siamo abituati a sentire un prete parlare con così tanto ardore e trasporto della Santa Messa. E a fare di tutto per non rinunciarvi. Ci racconti di lei.
Sono parroco a Castiglione d'Adda, che è un paese di 5000 anime e di Terranova, di appena un migliaio. Venerdì ho ricevuto la notizia del contagio di Codogno e abbiamo saputo che la persona era originaria di Castiglione, anche se non viveva qui.

E ora avete molti contagiati?
Bè, sì… un certo numero.

Che cosa ha fatto?
Venerdì ero a Lodi dalle monache del Carmelo per le confessioni, io lavoro anche in curia al tribunale ecclesiastico. Ma ho capito che dovevo rientrare immediatamente dalla mia gente.

E quando si sono complicate le cose?
Sabato, con la chiusura di tutte le attività e il comunicato del vescovo. A quel punto ho capito che domenica avrei dovuto celebrare da solo con gli altri confratelli.

Quando ha pensato all'audio?
Nella mattinata di sabato: mi sono trovato a pensare che cosa sarebbe stato della mia comunità senza la Messa comunitaria. Abbiamo una realtà vivace, tante celebrazioni e avevamo molte iniziative per il gruppo famiglie in vista per domenica. Ci sarebbe stato anche l'incontro di un gruppo diocesano per la pastorale famigliare. Insomma, sarebbe stata una domenica molto ricca. Ma l'assenza della Messa mi ha molto addolorato.

E ha pianto al tabernacolo, come ha raccontato…
Ho immaginato la gente che vede la vita cristiana azzerata, così mi sono detto: devo raggiungerli in un qualche modo per dire loro che la Messa ci sarebbe comunque stata e sarebbe stata per loro.

Mai avrebbe pensato che questo messaggio sarebbe arrivato ovunque?
Assolutamente no.

Ha mai pensato di sospendere anche lei la celebrazione della Messa?
No, mai. Nessuno potrà mai chiedermi di non celebrare Messa…

E come l'è venuta in mente l'idea della benedizione eucaristica?
Ho fatto più considerazioni. Anzitutto non bisogna dimenticare che da noi non c'è solo paura, ma c'è lo sconforto di vedere che il virus è entrato nelle nostre case. E in questi casi al panico si aggiunge la sensazione di essere stati abbandonati da Dio. Ma abbiamo l'Eucarestia che è il bene più grande che c'è sulla terra ed è conforto e benedizione. Così ho voluto dire loro: «Guardate che non siamo stati dimenticati da Dio, Lui vi benedice». Bisogna aiutare i miei parrocchiani a superare questo momento di scoraggiamento e di dubbio, perché ci è capitata questa cosa. Non ci maledice Dio, ma ci benedice.

E l'altro motivo?
L'altro motivo è che noi purtroppo consideriamo l'Eucarestia come una cosa. Invece quel che mi ha sempre colpito è che Gesù non ha dato all'Eucarestia una forza d'inerzia, che va avanti per suo conto, ma quando la celebriamo, Gesù è lì con il suo amore palpitante e il suo dolore, la sua Passione. Per cui nell'Eucarestia dove c'è Gesù risorto c'è anche il suo dolore. Nell'Eucarestia c'è tutto. Anche la guarigione. La benedizione ci restituisce questo Tutto, questo dolore con l'amore della nostra vita.

Che reazioni ha avuto?
La mia gente mi ha risposto ed era quello che volevo, si è creata questa rete in cui l'aspetto principale che si è rimarcato è quello della preghiera e l'unione dei cuori. Anche l'idea di suonare le campane serve a ricordarci che con la Messa parte una rete di preghiera che ricopre tutta la città.

Che cosa pensa della decisione di sospendere le Messe presa da tante diocesi?
Capisco lo scoraggiamento e la delusione dei fedeli che vorrebbero invece più Messe, però riconosco che alcune azioni di contenimento nella nostra zona debbano essere Messe in atto con rigore. In ogni caso, non importa come la penso io. Importa cercare e trovare un risvolto spirituale anche in questa situazione di privazione che ci possa aiutare.

E lei l'ha trovato?
Credo che questa lontananza dal Santo Sacrificio per i fedeli servirà a far crescere in noi la "fame dell'Eucarestia". Diciamo la verità: oggi ci si è abituati alla Messa in maniera meccanica. Ma c'è un'altra idea che vorrei suggerire.

Quale?
Mi auguro che serva a vivere questa esperienza comunicando spiritualmente con coloro che desiderano l'Eucarestia e non possono averla, coloro che sono privi dell'Eucarestia da tempo. C'è un passaggio di Papa Benedetto XVI di quando era ancora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede che diceva proprio questo: dare un valore spirituale a una privazione temporanea per condividerla con chi non può averla. Una sorta di solidarietà eucaristica.

Com'è la sua vita quotidiana ora che è costretto a non uscire di casa?
È scandita dalla preghiera e dal lavoro: ho del lavoro arretrato dal tribunale regionale per le cause di nullità, devo studiare. Insomma, ci sono tutte quelle attività che si rimandano e non si riesce mai ad approfondire.

E per il cibo?
Gli alimentari sono aperti e anche i supermercati, l'unica accortezza è quella di entrare pochi alla volta. Gli ingressi sono regolati per evitare assembramenti. Ho visto in un supermercato di Casalpusterlengo che ci hanno fatto entrare a flussi minimi e regolati.

Torniamo all'assenza della Messa. A lei che cosa dice personalmente?
Spiritualmente mi dice che proprio perché si rinnova il Sacrificio del Signore il poter celebrare è uno sguardo lanciato sul futuro e di conseguenza uno sguardo di speranza per la gente.

Si è sentito un po' don Camillo che celebra Messa con la chiesa allagata e i fedeli fuggiti oltre argine?
Sì (ride) e la cosa non mi dispiace affatto. Del resto, il Papa stesso, parlando ai vescovi italiani, ha indicato don Camillo come modello di parroco.


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