giovedì 30 maggio 2019

Con la teoria del genere è in gioco non solo la morale sessuale ma la proclamazione della fede

Scrittura, Magistero della Chiesa e teologia cattolica usano l'analogia fra i rapporti fra le Persone in Dio e il generare divino da una parte e il matrimonio umano dall'altra parte per proclamare la fede cristiana
Card. Eijk in Corrispondenza Romana 22 maggio 2019
La teoria del genere nella luce della visione cristiana dell'uomo
Che l'opinione pubblica accetta oggi tanto facilmente un distaccamento totale del genere dal sesso biologico è la conseguenza di un 'cocktail', cioè in primo luogo di quello dell'iper-individualismo con la sua etica autonoma, menzionata sopra, e in secondo luogo di una particolare
visione dell'uomo, oggi dominante soprattutto nel mondo anglosassone. Secondo questa la persona umana come tale è limitata – consapevolmente of inconsapevolmente – alla 'mente', cioè la coscienza ragionale e il centro del volere autonomo, di fatti delle funzioni biochimiche e neurofisiologiche molto complicate nei nuclei superiori e nella corteccia del cervello. Si tratta quindi di una visione materialista dell'essere umano. Il corpo è, invece, visto come qualcosa di secondario, che non è essenziale per la persona umana. Il corpo sarebbe per la persona umana, la 'mente', un puro mezzo per esprimersi. La 'mente' come la persona umana autonoma determina il fine e il significato del corpo, quindi anche l'identità del gender, senza dover rendersi conto del sesso biologico del corpo. Nella morale sessuale restano così due norme fondamentali: che non si deve recare danno al partner sessuale o esercitare potere su di lui.
Tuttavia, una tale visione di una autonomia quasi assoluta è incompatibile con l'esperienza che l'essere umano ha una certa libertà entro certi limiti: lui è determinato in gran parte dall'educazione da parte di parenti e insegnanti, dagli amici, dall'opinione pubblica, i mass media e i media sociali, come abbiamo osservato sopra già. L'essere umano, creato in immagine di Dio, ma non essendo Dio stesso, non ha una libertà assoluta.
Inoltre, l'essere umano non è solo la sua 'mente', ma una unità di una dimensione spirituale e una materiale, anima e corpo. L'essere umano né è solo anima, né solo corpo, ma è "corpore e anima unus" (Gaudium et spes, n. 14). Sia l'uomo che la donna hanno la stessa anima – altrimenti avrebbero delle essenze diverse – e hanno perciò la stessa dignità. La differenza fra i due sessi è quindi di carattere fisico. Tuttavia, il corpo – gli organi riproduttivi e quelli sessuali inclusi – non è una cosa secondaria o accessoria, ma appartiene anche all'essere della persona umana ed è quindi come la persona umana un fine in sé e non un puro mezzo, che la persona umana può usare per qualsiasi fine. Giovanni Paolo II scrive nella sua enciclica Veritatis splendor: "Una libertà che pretende di essere assoluta finisce per trattare il corpo umano come un dato sprovvisto di significati e valori morali finché essa non l'abbia investito del suo progetto" (n. 48).
Tuttavia, il corpo umano non è un dato bruto ma, appartenendo all'essere della persona umana, ha i suoi fini e significati che questa stessa non può cambiare. L'uomo e la donna non sono due specie diverse, ma rappresentano due partecipazioni diverse e mutuamente complementari nella stessa natura umana. Questa complementarietà non concerne una differenza di perfezione o rango, ma il loro ruolo reciproco nella procreazione. Né l'uomo solo né la donna sola è in grado di procreare. Lo possono fare soltanto insieme: la moglie dona la paternità al marito e il marito la maternità alla moglie.
La complementarietà non si limita al campo del matrimonio e della procreazione, ma concerne anche le differenze biopsichiche nel loro rapporto di sposi e nei loro rapporti verso persone terze e tutta la società. Il maschio ha una tendenza di concentrarsi sulla razionalità, ha un mondo interiore piuttosto astratto, esprime in genere meno facilmente i sentimenti e ha una preferenza per l'avventura e l'esperimento. La femmina, invece, si dirige soprattutto alle cose concrete, ha una intuizione più forte, esprime più facilmente i sentimenti ed è in genere più premurosa. Mediante la loro complementarità, che non esclude né l'uno né l'altro da diversi settori sociali si completano a vicenda nella famiglia, nella vita sociale e quella professionale. Anche i maschi e le femmine non sposati contribuiscono con i loro talenti alla vita personale e sociale secondo la loro complementarità fuori del campo del matrimonio e della procreazione.
Giovanni Paolo II ha arricchito tutto questa dalla prospettiva teologica mediante la sua teologia del corpo. Il primo capitolo del libro della Genesi associa la divisione dell'essere umano in due sessi biologici diversi direttamente al suo essere creato in immagine di Dio: "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Gen. 1,27).
A questo segue subito il comando di Dio all'uomo e alla donna di procreare e di sviluppare il creato come amministratori: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra" (Gen. 1,28).
Giovanni Paolo II combina questo nella sua catechesi sulla teologia del corpo con la sua esegesi del secondo capitolo della Genesi, in cui il matrimonio è descritto come la comunione più intensa di due persone umane: "Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne" (Gen. 2, 24).
C'è un unico Dio in tre Persone. Dio è in sé stesso una comunità di tre Persone, che differiscono a vicenda nei loro mutui rapporti, si amano e si donano a vicenda totalmente. Qualcosa dell'"unita della Trinità" è rispecchiata analogicamente nella comunità di persone più intima che c'è, cioè il matrimonio, in cui l'uomo e la donna, ambedue esseri umani, ma mutuamente complementari, si amano e si donano totalmente a vicenda, cioè al livello spirituale, a quello affettivo e a quello fisico, (Mulieris dignitatem n. 7; Familiaris consortio n. 11).
Inoltre, Giovanni Paolo II osserva un'analogia fra l'eterno generare del Figlio dal Padre e quello dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio da una parte e il generare umano dall'altro. Il mutuo dono totale dell'uomo e della donna nel matrimonio diventa fecondo nella generazione (e nell'educazione) di nuove persone umane. Il generare in Dio, pur completamente divino e spirituale, è il modello assoluto per il generare umano, che è 'proprio dell'«unità dei due»" (Mulieris dignitatem n. 8). Sia l'essere umano in due sessi biologici, sia il generare umano sono stati creati in immagine di Dio. Gli aspetti essenziali del genere mascolino e quello femmineo, l'essere sposi, padre e madre e i sessi biologici umani sono quindi ancorate ugualmente nell'essere creato in immagine di Dio e fanno parte dell'ordine della creazione.
Simone de Beauvoir e i femministi radicali cercano il disprezzo della donna come oggetto di piaceri carnali e di sottopressione e come madre, un essere destinata in modo piuttosto funzionale per la riproduzione e l'educazione, in un ruolo, un genere, che la società l'avrebbe imposto. Giovanni Paolo II, invece, cerca la fonte del disprezzo della donna nel peccato originale, che ha offuscato l'essere stato creato in immagine di Dio sia nell'uomo che nella donna, ma con delle conseguenze più gravi per l'ultima. Perciò Dio dice alla donna dopo la caduta nel peccato: "Verso il tuo marito sarà il suo istinto, ma egli ti dominerà" (Gen. 3,16).
Per questo Giovanni Paolo II raccomanda come rimedio contro la discriminazione e il disprezzo della donna, osservabili in modo diverso lungo la storia dell'umanità la conversione al riconoscimento che sia l' uomo che la donna sono in primo luogo esseri umani con la stessa dignità, ambedue creati in immagine di Dio. E raccomanda anche la conversione al riconoscimento che la loro mutua complementarità come conseguenza delle loro differenze biologiche, inclusi gli aspetti essenziali del loro genere, sono radicati nel loro essere.
Conseguenze della teoria del genere per la proclamazione della fede cristiana
La teoria del gender ha delle conseguenze gravi per la proclamazione delle fede cristiana.
In primo luogo, la teoria del gender per il distaccamento quasi totale del genere dal sesso biologico, contradice radicalmente l'insegnamento della Chiesa che il rapporto sessuale ha il suo posto solo fra un uomo e la donna dentro il matrimonio e deve essere sempre aperto alla procreazione. Al contrario, la teoria del gender implica una libera scelta del genere indipendentemente dal sesso biologico e accetta anche l'attività sessuale che gli conviene, anche se fuori del matrimonio e non aperto alla procreazione, come quella fra persone delle stesso sesso. Inoltre, promuove il cosiddetto matrimonio fra persone dello stesso sesso biologico e trova moralmente accettabile che questi abbiano dei figli per adozione. Accetta anche rapporti sessuali extraconiugali, la maternità surrogata e la riproduzione artificiale. Inoltre, la riassegnazione del sesso biologico nel transessuale implica pure una sterilizzazione.
In secondo luogo, la teoria di genere, avendo le sue origine nel femminismo radicalizzato, promuove la legittimazione dell'aborto procurato – sotto i termini eufemistici dei diritti sessuali e riproduttivi – per prevenire che una donna, involontariamente incinta, sia costretta ad assumersi il ruolo di madre, visto come un ruolo impostole nel passato della società occidentale e ancora oggi in molti paesi nel mondo alla donna.
In terzo luogo, la teoria del gender impedisce la proclamazione della fede cristiana di per sé, minando i ruoli del padre, della madre, degli sposi, del matrimonio e del rapporto fra figli e genitori. Dobbiamo rendersi conto che la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero della Chiesa e di seguito anche la teologia cattolica usano l'analogia fra i rapporti fra le tre Persone in Dio e il generare divino da una parte e il matrimonio e il generare umano dall'altra parte per proclamare la fede cristiana. Il togliere o cambiare i significati del padre, della madre, del matrimonio, della paternità e della maternità rende difficile di annunziare la fede in un Dio in tre Persone, il Dio Padre, Cristo come il Figlio del Dio Padre, fattosi uomo, e Maria come la sposa dello Spirito Santo. Nella Rivelazione Dio si identifica come Padre e lo sposo del suo popolo d'Israele. Minando i significati dello sposo e della sposa, si mina la possibilità di annunciarlo. Così si reco danno anche all'analogia fra il rapporto fra Cristo e la Chiesa da una parte ed il rapporto fra lo sposo e la sposa dall'altra parte (Ef. 5,21-33). Fra l'altro su questa analogia si fonda il fatto che il prete, rappresentando Cristo di persona e avendo perciò la Chiesa come sposa, deve essere un uomo. Il distaccare il gender dal sesso biologico renderebbe di per sé irrilevante, se il prete sia un maschio o una femmina.
Il mostrare gli sbagli della teoria del gender è una cosa molto urgente, perché con questa non è in gioco solo la morale sessuale, ma perfino la proclamazione della fede cristiana di per sé.

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