venerdì 26 ottobre 2018

Solennità di tutti i santi

Ci rallegriamo della nostra pasqua e siamo immensamente riconoscenti a Dio, che ci chiama a una vita veramente vita e ci prepara a una gioia infinita nell'unione eterna con la sua vita di amore

Con grande gioia celebriamo la solennità di Tutti i Santi, la nostra Pasqua frutto della Pasqua di Cristo che nella celebrazione eucaristica ci rende attuale il suo sacrificio e già pienamente realizzata in anima e corpo in Maria, segno di speranza e consolazione per noi ancora in cammino. Ricordiamo non soltanto i santi canonizzati ma anche tutti gli
altri santi. Sono innumerevoli, speriamo che lo siano  i nostri cari e i nostri amici: sono stati fedeli come figli nel Figlio fin da Battesimo, si sono lasciati riconciliare con la Confessione e Comunione, hanno amato e perdonato come si sono sentiti amati e perdonati.

Nella prima lettura abbiamo sentito che sono una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. La santità è un dono proposto a tutti. In ogni celebrazione eucaristica, accanto a noi militanti e a chi si trova nella certezza del Paradiso pur in una purificazione ultraterrena, partecipano tutti i santi non solo oggi, che lo accentuiamo per non dimenticarlo, ma sempre.

La seconda lettura ci ha richiamato l'essenza della santità: la consapevolezza evangelica e quindi il tentare e ritentare di vivere da figli nel Figlio del Padre e quindi con il dono del suo Spirito da fratelli. Pieno di stupore, Giovanni esclama: "Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!", anche prodighi con il bisogno di ritornare a Lui per lasciarci riconciliare anche fraternamente tra noi.

Nel Vangelo abbiamo ascoltato la "magna carta" della santità, le beatitudini. Per otto volte nel Vangelo di Matteo abbiamo sentito "beati" come conseguenza dell'amore del Signore. Egli  ci vuole beati, felici e con l'Apocalisse beati anche morendo nel Signore. Non si rassegna alla nostra condizione umana, talvolta penosa soprattutto da anziani, da ammalati, ma ci spinge verso la beatitudine perfetta  della meta, una grande meta non solo per l'anima ma anche per il corpo in cieli nuovi e terra nuova di fronte al presente, anche quando il presente non è facile. E' tanto il bene che mi aspetto…

Le beatitudini hanno anche un aspetto di contestazione. Contestano una falsa idea di felicità, caratterizzata dall'egoismo e dai limiti della mente umana. La cultura secolare che ritiene questa vita tutto dice: "Beati i ricchi"; Gesù invece proclama: "Beati i poveri" con il sufficiente non i miseri. Questa cultura egemone che non dà spazio ai novissimi: "Beati i dominatori"; Gesù invece: "Beati i miti". "Beati coloro che impongono la loro volontà e sugli altri portano avanti senza scrupoli senza nessuna pietà, senza misericordia i loro progetti"; Gesù dice: "Beati i misericordiosi". La base della vera felicità si trova nella povertà spirituale, cioè nel distacco dalle cose materiali, temporali. Se si idolatra il denaro, il possesso, il piacere, questa vita, il nostro spirito non può essere libero e senza libertà non c'è amore, anticipo del paradiso. "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli". Questi poveri sono già i più ricchi in qualunque situazione, sono in anticipo in quella purezza di cuore che nel momento della separazione dell'anima  dal corpo, nel giudizio particolare, ci fa vedere con gioia  Dio faccia a faccia.

Le beatitudini di Gesù sono tutto un programma di felicità e oggi nella celebrazione della nostra pasqua ci rallegriamo. Visitando l'Oratorio della nostra casa del Clero (una volta era solo la Chiesa parrocchiale e dall'1 all'8 il cimitero) possiamo avere in dono quell'indulgenza plenaria per i defunti, alle solite condizioni, che apre il Paradiso a qualche persona a noi cara. Porta del cielo, Regina di tutti i santi, prega per noi. 

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