giovedì 10 gennaio 2019

Imparare ad amare per amare nella verità

L'amore umano non può non risolversi e non comprendersi se non in  quello divino e perfetto: la Trinità Santissima del Dio Cattolico
Stefano Peretti, sacerdote esercita il ministero nella diocesi di Mantova, è docente di Pedagogia generale presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Francesco" e insegna Multiculturalismo ed etica di riconoscimento presso l'Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma.
Dopo la pubblicazione In cammino verso il logos nel 2015
Imparare ad amare per amare nella Verità è ridestare nella coscienza la specificità originaria della natura umana e storicamente del dono soprannaturale redentivo di Cristo. Tutto il libro si muove con un orizzonte di testi eccezionali per cogliere l'amore per la verità che conduce alla verità dell'amore cioè siamo nati senza il nostro proprio fare, il passivo di essere nati precede l'attivo del nostro fare, anche essere cristiano per amare come Dio ci ama fino al perdono è un dono che precede il nostro amare gratuito, fino al perdono. Questo mi sembra il paradigma del testo di Peretti.
Anzitutto partiamo dalla verità originaria del nostro essere dono di un Donatore divino cioè figli: questa è la condizione fondamentale che ci accomuna tutti. Non tutti siamo genitori, ma tutti sicuramente figli. Venire al mondo non è mai una scelta, non ci viene chiesto prima se vogliamo nascere. Ma durante la vita, possiamo maturare un atteggiamento libero cioè di amore nei confronti della vita stessa: possiamo accoglierla come dono e, in un certo senso, "diventare" ciò che siamo cioè amare: diventare figli. Questo libero passaggio di amore segna una svolta nel nostro essere e nel rapporto con i genitori, che si riempie di riconoscenza. E' un passaggio che ci rende anche capaci di essere a nostra volta genitori – non biologicamente, ma moralmente.
Nel nostro e altrui, come di tutto il mondo, essere dono del Donatore divino cioè nei confronti di Dio siamo tutti figli. Dio è all'origine dell'esistenza di ogni creatura, oggi una constatazione anche scientifica contro l'ideologia evoluzionista, ed è Padre in modo singolare di ogni essere umano: ha con lui o con lei una relazione unica, personale. Ognuno di noi è pensato, è voluto cioè amato da Dio come unico nel suo essere personale. La consapevolezza, la coscienza, non solo a livello privato ma pubblico potendo essere religiosi potendo non esserlo e potendo non esserlo potendo esserlo, di questo ci rende liberi di fronte a tutti e a tutto, quindi capaci di essere amati e di amare soprattutto nelle spinta erotica verso la forma agapica di amare veramente, gratuitamente. E anche in questa relazione con Dio o senso religioso dell'esistenza noi possiamo, per così dire, "rinascere continuamente", cioè diventare ciò che siamo reciprocamente dono del Donatore divino. Questo accade mediante la fede nella vita colta e accolta nel Logos, mediante un "sì" profondo e personale a Dio come origine e fondamento della nostra esistenza, innanzandogli continuamente mente e cuore nella preghiera. Con questo "sì" io accolgo la vita come dono del Padre che è nei Cieli, un Genitore colto nel Logos che non vedo ma in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere fedele. Su che cosa si basa questa fede in Dio Padre? Storicamente si basa su Gesù Cristo che ha assunto un volto umano: la sua persona e la sua storia ci rivelano il Padre e chi è ogni persona a sua immagine e somiglianza, ce lo fanno conoscere, per quanto è possibile in questo mondo, a cominciare dalla spinta erotica verso il tu agapico di un amore gratuito. Credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, consente di "rinascere dall'alto", cioè da Dio, che è Amore gratuito (Gv 3,3) cioè ci ama non quando e perché di buona volontà ma per farci diventarlo. Nella prima lettera di Giovanni vediamo la descrizione dell'amore del Signore per noi ed il suo desiderio sopra di noi, creati con l'immensa possibilità di amare con il libero arbitrio, insieme al rischio in creature. Da questo abbiamo conosciuto l'amore: "Egli ha dato la sua vita per noi". La conseguenza è un poco inaspettata, ma è la logica di Dio. Noi penseremmo: se lui ha dato la sua vita per noi, anche noi dobbiamo dare la nostra vita per lui. Ed è giusto. Ma l'Apostolo, ispirato dallo Spirito Santo dice invece: "Quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli".
E teniamo ancora una volta presente che nessuno si fa uomo, dono nel proprio e altrui essere: siamo nati senza il nostro proprio fare, il passivo di essere nati precede l'attivo del nostro fare, del nostro amare. Lo stesso è anche sul livello dell'essere cristiani: nessuno può farsi cristiano, anche adulto, solo dalla propria volontà, anche essere cristiano è un dono che precede il nostro fare, il nostro amare fino al perdono: dobbiamo essere rinati in una nuova nascita. San Giovanni dice: "A quanti l'hanno accolto/ ha dato il potere di diventare figli di Dio" (Gv  1,12) cioè amare come Lui ama. Questo è il senso del Sacramento del Battesimo, il Battesimo è questa nuova nascita in amore trinitario, che precede il nostro amare. Con la nostra fede possiamo andare incontro a Cristo, presente nel suo corpo che è la Chiesa, ma solo Lui stesso può farci amare umanamente da cristiani e dare a questa nostra volontà naturale, a questo nostro desiderio la risposta, la dignità, il potere di diventare  figli del Dio che è amore, che da noi non abbiamo. Dio si è fatto figlio dell'uomo, perché l'uomo in amore diventi figlio di Dio. Quanto è importante la verità, la gioia di essere figli: come uomini e come cristiani e chi ce l'ha deve valutare un matrimonio con chi neppure è disposto a tendere; nati e rinati ad una nuova esistenza divina. Nati dall'amore di un padre e di una madre, e rinati dall'amore di Dio, mediante la consapevolezza del Battesimo. Nell'incontro con giovani spesso li raccomando alla  sempre Vergine Maria, Madre di Cristo e del vero amore e condivido con entusiasmo la conclusione del capitolo VI del testo: "Giova ricordare che il dinamismo dell'amore non reca mai paura, ma solo fiducia e fedeltà. Infatti, solo chi ha coscienza di essere amato e si lascia amare e chi si lascia amare diventa a sua volta capace di amare, e questo suo amore diventa appassionato e sa andare oltre l'infedeltà perché capace di perdono. Non c'è amore senza fiducia, né fiducia alcuna là dove non alberga l'amore. Per questo, non bisogna mai interrompere il cammino verso un amore capace di verità, mai smettere di ricercare la verità profonda su se stessi e sulle cose con l'occhio interiore del cuore. L'uomo vive della verità e dell'essere amato, dell'essere amato dalla Verità divina trinitaria".

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