lunedì 7 gennaio 2019

Festa del Battesimo del Signore

La festa del Battesimo del Signore conclude il tempo liturgico del Natale
In questa Domenica dopo la solennità dell'Epifania celebriamo la festa del Battesimo del Signore, rivivendo il nostro Battesimo. Fissiamo lo sguardo su Gesù come figli nel Figlio che, all'età di circa trent'anni, si fece battezzare da Giovanni nel fiume Giordano. Si trattava di un battesimo di
penitenza, che utilizzava il simbolo dell'acqua per lavarsi per esprimere la purificazione, la conversione del cuore e della vita. Giovanni detto il "Battista", cioè il "Battezzatore", predicava questo battesimo ad Israele per esprimere l'imminente venuta del Messia; e a tutti diceva che dopo di lui sarebbe venuto un altro, più grande di lui, il quale avrebbe battezzato non con acqua, ma con lo Spirito Santo ricreando come figli nel Figlio (Mc 1. 7-8), come è avvenuto per noi fin da bambini. Ed ecco che quando Gesù fu battezzato nel Giordano, il Padre fece udire la sua voce "questi è il Figlio mio, l'Amato, lo Spirito santo, l''Amore discese, si posò su di Lui in apparenza corporea di colomba, e Giovanni il Battista riconobbe che Egli era il Cristo, il Dio che ha assunto un volto umano, l'"Agnello di Dio" venuto per togliere il peccato del mondo (Gv 1,29), l'Adamo riuscito. Perciò il Battesimo al Giordano è anch'esso un'"epifania", una manifestazione pubblica dell'identità messianica del Signore e della sua opera redentrice. Che culminerà in un altro "battesimo", quello della sua morte, risurrezione, ascensione, invio dello Spirito per la sua continua presenza e azione sacramentale, per il quale il mondo intero sarà purificato nel fuoco della divina misericordia (Lc 12, 49-50).
Nella festa del Battesimo del Signore riflettiamo sul nostro essere divenuti figli nel Figlio di Dio Padre per opera dello Spirito Santo nel Battesimo. Anzitutto però partiamo dal nostro essere  sempre figli: questa è la condizione fondamentale che ci accomuna tutti. Non tutti siamo genitori, ma tutti sicuramente figli. Venire al mondo non è mai una scelta nostra, non ci viene chiesto prima se vogliamo nascere. Ma, pur essendo originariamente dono nel nostro e altrui essere del Donatore divino, possiamo maturare un atteggiamento libero nei confronti della vita stessa: possiamo accoglierla nella verità del suo essere dono, amarla e, in un certo senso, "diventare" ciò che originariamente siamo: diventare sempre più figli. Questo passaggio segna una svolta di maturità nel nostro essere e nel rapporto con i nostri genitori, che si riempie di riconoscenza. E' un passaggio che ci rende capaci di essere a nostra volta genitori – non biologicamente, ma moralmente: consapevolmente amati, amare.
Anche nei confronti della verità del nostro essere dono del Donatore divino siamo tutti figli. Dio, il Donatore divino di ogni essere è all'origine di ogni creatura, ed è Padre in modo particolare di ogni essere umano: ha con lui o con lei  una relazione unica, personale. Ognuno di noi è pensato, voluto da sempre, è amato da Dio. E anche in questa relazione con Dio noi possiamo nella consapevolezza e volontà, per così dire, "rinascere", cioè diventare liberamente, per amore ciò che siamo. Questo accade mediante la fede, mediante un "sì" profondo e personale a Dio come origine e fondamento, sempre possibile anche dopo esperienze negative perché anche prodighi non cessiamo mai di essere figli. Con questo "sì" libero, di amore, con il rischio del "no" di odio, io accolgo la vita come dono del Padre che è nei cieli, Un Genitore che non vedo ma esigito   dalla ragione, in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere il Padre mio e di tutti i miei fratelli in umanità, un Padre immensamente buono e fedele. La ragione lo esige con Donatore divino del proprio e altrui essere ma su che cosa si basa questa fiducia in Dio Padre con un amore più grande di ogni peccato? Si basa storicamente sulla rivelazione in Gesù Cristo, il Figlio divino che ha assunto un volto umano nell'incarnazione: la sua persona e la sua storia ci rivelano il Padre, ce lo fanno conoscere, per quanto è possibile in questo mondo. Credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio in un volto umano, il Dio con noi e in noi, consente di "rinascer dall'alto", di essere ricreati da Dio, che è Amore gratuito cioè ci ama non perché buoni, ma per farci diventarlo  (Gv 3,3). E teniamo ancora una volta presente che nessuno si fa uomo: siamo nati naturalmente senza il nostro fare, il passivo di essere nati precede l'attivo del nostro fare, del nostro amare: nessuno può farsi cristiano solo dalla propria volontà, anche essere cristiano, figlio nel Figlio, è un dono che precede il nostro fare, amare: dobbiamo essere rinati in una nuova nascita. San Giovanni dice: "A quanti l'hanno accolto/ ha dato il potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12). Questo è il senso del sacramento del Battesimo, il Battesimo da bambini o da adulti è questa nuova nascita, che precede il nostro fare, il nostro amare. Con la nostra fede possiamo andare incontro a Cristo, ma solo Lui stesso può farci cristiani e dare a questa nostra volontà, a questo nostro desiderio la risposta, la dignità, il potere di diventare figli nel Figlio del Padre che da noi non abbiamo.
Questa domenica del Battesimo del Signore conclude il tempo liturgico del Natale. Rendiamo grazie a Dio per questo grande mistero, che è fonte di rigenerazione per la Chiesa e per il mondo intero. Dio si è fatto figlio dell'uomo, perché l'uomo diventi figlio di Dio. Rinnoviamo perciò la gioia di essere figli: come uomini e come cristiani; nati e rinati ad una nuova esistenza divina, capaci di amare gratuitamente come Dio. Nati dall'amore di un padre e di una madre, e rinati dall'amore di Dio, mediante il Battesimo. Alla Vergine Maria, Madre di Cristo e di tutti coloro che credono in Lui, chiediamo che ci aiuti a vivere realmente da figli di Dio, non a parole, ma fraternamente. "Egli ha dato la sua vita per noi". La conseguenza è un poco inaspettata, ma è la logica di Dio. Noi penseremmo: se lui ha dato la sua  vita per noi, anche noi dobbiamo dare la nostra vita per lui. Ed è giusto. Ma l'Apostolo, ispirato dallo Spirito Santo, dice invece: "Quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli".  

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