martedì 1 gennaio 2019

Epifania

La luce che a Natale è brillata nella notte illuminando la grotta ebraica di Betlemme, dove restano in silenziosa adorazione della persona divina del Figlio in un volto umano di bambino Maria, Giuseppe ed i Pastori e oggi rispende e si manifesta a tutti in una luce simbolicamente indicata dalla stella che guidò il viaggio razionale dei Magi.
La vera sorgente luminosa, il "sole che sorge (ed entra nella storia) dall'alto" (Lc 1,78), è però Cristo, storicamente atteso dagli Ebrei ma che il cuore di ogni uomo ragionevolmente
ricerca fin dalla creazione. Nel mistero del Natale, la luce di Cristo si irradia su tutta la terra, su tutta la storia, diffondendosi come a cerchi concentrici. Anzitutto sulla santa Famiglia di Nazareth:  Maria e Giuseppe sono illuminati dalla divina presenza del Figlio del Padre che ha assunto, con l'azione dello Spirito nel grembo verginale, il volto umano del Bambino Gesù. La luce del Redentore si manifesta poi ai pastori di Betlemme, i quali, avvertiti dall'angelo, accorrono subito alla grotta e vi trovano il "segno" loro preannunciato: un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoria (Lc 2,12). I pastori, insieme con Maria e Giuseppe, rappresentano quel "resto di Israele", i poveri, gli anawim, gli uomini del compiacimento divino e quindi della pace, ai quali è annunciata la Buona Novella. Il fulgore divino del Nuovo Adamo, di Cristo raggiunge infine i Magi, che costituiscono le primizie dei popoli pagani, degli uomini che ricercano con la ragione la verità del proprio e altrui essere dono del Donatore divino, come di tutto il mondo. Restano in ombra i palazzi del potere biblico di Gerusalemme, dove la notizia della nascita del Messia viene recata paradossalmente proprio dai Magi, e suscita pur nella consapevolezza del luogo non gioia, ma timori e reazioni ostili. Misterioso disegno divino della creazione dell'uomo con il libero arbitrio cioè con la capacità del si di amore con il rischio del no: "la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferitole tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie" (Gv 3,19).
Ma che cos'è questa luce? E' solo una suggestiva metafora, oppure all'immagine corrisponde una realtà? L'apostolo Giovanni, approfondendo il mistero dell'Incarnazione, scrive nella sua Prima Lettera: "Dio è luce e in lui non ci sono tenebre" (1 Gv 1,5); e più avanti aggiunge: "Dio è amore". Queste due affermazioni, unite insieme, ci aiutano a meglio comprendere: la luce, spuntata a Natale, che oggi celebriamo il suo manifestarsi alle genti, e  l'amore gratuito di Dio, rivelato nella Persona del Verbo incarnato. Amore gratuito nel senso che ci ama non perché di buona volontà, o quando e perché di buona volontà, ma per rendere possibile la buona volontà, il diventare buoni, capaci di amare fino al coraggio del perdono. Attratti da questa luce, giungono i Magi dall'Oriente. Nel mistero dell'Epifania celebrato sacramentalmente, dunque, accanto ad un movimento di irradiazione verso l'esterno, si manifesta un movimento di attrazione verso il centro, che porta a compimento il movimento già inscritto nell'Antica Alleanza cioè nell'Antica Storia di amore verso una Nuova Alleanza, una Nuova Storia di amore. La sorgente di tale dinamismo è Dio, Uno nella sostanza e Trino nelle Persone, che tutto e tutti attira a sé nell'amore fino al perdono. La Persona incarnata del Verbo si presenta così come principio di riconciliazione e di ricapitolazione universale (EF 1,9-10). Egli è la meta finale di tutta la storia, il punto di arrivo di un "esodo", di un provvidenziale cammino di redenzione, che culmina nella sua morte e risurrezione. Per questo, nella solennità dell'Epifania, la liturgia prevede il cosi detto "Annuncio della Pasqua": l'anno liturgico, infatti, riassume l'intera parabola della storia della salvezza, al cui centro sta il "Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto".
Nel contesto liturgico dell'Epifania si manifesta anche il mistero della Chiesa e la sua dimensione missionaria. Essa è chiamata a far risplendere nel mondo, anche di fronte all'ostilità, la luce di Cristo, riflettendola in se stessa come la luna riflette la luce del sole. Ma come potrà avvenire questo? Ci chiediamo anche noi con le parole che la Vergine rivolse all'arcangelo Gabriele. Ella ci insegna ad essere concretamente in ogni persona "epifania" del Signore, luce del mondo e traguardo finale della storia.

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