Lo stile dell'annuncio mariano di fede in Don Luigi Maria Fusina

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“Io ti voglio bene, come un figlio vuol bene a sua madre, come ti vuole bene Gesù e ti voglio onorare ogni giorno della mia vita fino a quando sarò accanto a te in Paradiso” (Don Luigi Maria Fusina)

Non avendo potuto nel funerale adempiere ad una promessa fatta a don Luigi Maria Fusina ritengo di farla con questo intervento. Accomunati da un orizzonte teologico quale madre nostra accentuando l’attenzione quando dall’alto della Croce Gesù ci ha rivelato e ci rivela chi è Maria per noi e chi siamo noi per lei, eravamo diversi personalmente nella modalità pastorale mariana. Don Luigi seguiva la modalità della piccola via della sua sorellina (così la sentiva!) Santa Teresa del Bambin Gesù e mi criticava per il mio modo pastoralmente troppo teologico sul comune capitolo 19 versetti 25-27 del Vangelo di Giovanni: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna ecco tuo figlio! (prima rivelazione). Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! (seconda rivelazione). E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (terza grande rivelazione), cioè nella casa che è la Chiesa, come madre. “Gesù morente – don Luigi – rivolge la parola alla sua mamma che sta lì accanto ai piedi della croce. Noi sappiamo che le ultime volontà di un moribondo costituiscono un testamento. Qui Gesù lascia a Maria un testamento. La chiama “Donna” e non mamma perché in quel momento la vede come la Donna per eccellenza, come la nuova Eva accanto a lui, nuovo Adamo, per dare origine ad una nuova umanità, quella dei figli nel Figlio di Dio Padre e di Lei Madre per opera dello Spirito santo. L’antica Eva, dice la Bibbia, fu la “madre di tutti i viventi” che poi, purtroppo, furono separati dalla vera vita (raffigurata dall’albero della vita di cui parla la Bibbia nel libro della Genesi) e formarono l’umanità del peccato, del dolore, della morte. Maria, invece, occupando il ruolo di nuova Eva diventa lei stessa “la madre di tutti i viventi” mediante la generazione soprannaturale degli uomini che credendo in Gesù divengono figli nel Figlio di Dio Padre per opera dello Spirito Santo”.
Don Luigi ha sviluppato queste tre grandi rivelazioni. Riportiamo l’inizio della Terza rivelazione: “Da quel momento il discepolo la prese in casa sua” cioè nella Chiesa. “Questa rivelazione – don Luigi - ci è fatta dall’evangelista Giovanni quale conseguenza delle altre due. Giovanni ha capito chi è Maria per lui (“è tua madre”) e chi deve essere lui per Maria (“è tuo figlio”). La conseguenza logica che ne deriva è che il figlio deve onorare la madre e la madre deve stare con il figlio. Per questo la Bibbia dice: “Da quel momento la prese in casa sua”! La Chiesa come corpo visibile della presenza invisibile del risorto è la casa dei figli nel Figlio del Padre. Prenderla in casa significa accoglierla nella propria vita, riconoscerle il ruolo di madre che le spetta per volontà di Gesù e per opera battesimale dello Spirito santo. E tu, l’hai accolta nella tua casa, ossia nella tua vita battesimale come mamma? Le hai dato il posto di Madre che le spetta? La vera devozione alla Madonna è tutta qui: darle il posto che le spetta nella nostra esistenza, il posto della madre! È questa la volontà del Signore!”
Il 25 giugno del 1997 ha scritto una preghiera con l’invito di leggerla subito dopo l’omelia del Celebrante ricordando la sua perpetua di nome Luisa. Ma in occasione della Giornata Sacerdotale il Giovedì Santo del 18 aprile 2019 ha offerto a tutti noi sacerdoti della Casa del Clero di Negrar un contributo di San Giovanni Paolo II sulla presenza, donna liturgica, nella celebrazione eucaristica attualizzando sacramentalmente la terza rivelazione del Golgota. Scherzando gli ho detto: questa volta il Papa è stato più vicino al mio modo. E don Luigi Maria: e allora, se te lo permettono perché diverso dal mio modo, fallo al mio funerale. Non è stato ritenuto opportuno e lo faccio ora sintetizzando e rifacendomi a San Giovanni Paolo II offerto da don Luigi Maria ai sacerdoti della Casa del clero.
Durante l’ultima cena la Madre di Cristo non risulta che fosse presente nel Cenacolo. Era invece presente sul Calvario, ai piedi della Croce, dove – come insegna il Concilio Vaticano II – profondamente soffrì con il suo Unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di Lui amorosamente acconsentendo all’immolazione della vittima da lei generata. Tanto spinse quel fiat, pronunciato nell’annunciazione.
Questa unione del sacerdote con Cristo durante la Messa, l’attualizzazione sacramentale di quello che è avvenuto una volta per sempre sul Calvario, ci permette di intravvedere a quale intimità siamo invitati, soprattutto se teniamo presente il ruolo che Maria aveva ai piedi della Croce nel testamento di Gesù. Giacché il sacerdote continua e riproduce sull’altare il sacerdozio di Cristo nel suo atto principale, bisogna anche che continui e riproduca una unione con Maria al sacrificio di Gesù. Senza dubbio, questa unione del sacerdote con Maria può non essere cosciente, così come il sacerdote può essere distratto mentre consacra l’ostia e il calice, senza che la consacrazione come vuole la Chiesa sia invalida, perché Gesù, Lui non è mai distratto. E così pure la Madonna, in cielo, non dimentica di unirsi al sacerdote attraverso il quale agisce Cristo e offrire con Lui il sacrificio al Padre, così come quaggiù si è unita a Gesù per offrire con Lui il sacrificio della Croce. Il mistero di Maria corredentrice con il redentore continua.
Il sacerdote, dunque, partecipa intimamente ai sentimenti di Gesù crocifisso per Maria e ai sentimenti di Maria per Gesù crocefisso, fa suo l’amore di Cristo per Maria e accoglie l’amore di Maria per Cristo che agisce in lui. E così anche dall’altare anche il sacerdote riceve quell’aiuto. Gesù sulla Croce ha voluto aver bisogno di Lei, della sua femminilità sul calvario, così ogni giorno, il sacerdote, ha veramente bisogno di questa santa presenza nella Messa, presenza invisibile, ma quanto mai efficace sul suo povero cuore di uomo nel ministero di tante povertà.
Senza dubbio questa partecipazione intima alla passione di Cristo, questo inebriarsi della follia della Croce, questa ferita del nostro cuore è poter amare come Lui ama in noi cioè l’opera della grazia sacramentale del sacerdozio e della comunione della nostra Messa. Ma tutto questo ci viene per mezzo di Maria, perché è Lei la Mediatrice di tutte le grazie: affinché viviamo la nostra Messa da sacerdote Crocifisso, è necessaria la preghiera e la consapevolezza della presenza della Madonna, nostra Signora della Compassione. Non si può concepire la Messa di un sacerdote che è unito a Cristo senza la consapevolezza della presenza di Maria attualizzando quel mistero di consolazione e di unione che si consumò sul Calvario tra il Cuore di Gesù e il Cuore di colei che gli era madre e prediletta sposa dello Spirito Santo.
Concetti bellissimi, ma il modo di proporli di don Luigi Maria divengono certamente più accessibili a tutti.

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