Domenica XXXIV

Per mezzo della croce, Cristo ha riportato la vittoria completa su ogni male e sulla morte; perciò con il suo amore ha ogni potere in cielo e in terra. Egli è veramente il re dell'universo; egli guida la storia nonostante le apparenze


Oggi la Chiesa celebra Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo. Questa solennità è posta al termine dell'anno liturgico e riassume il mistero di Gesù primogenito dei morti e con la risurrezione per tutti dominatore di tutti i potenti della terra, allargando il nostro sguardo verso la piena realizzazione del regno di Dio, quando Dio sarà tutto in tutti.

Ma in che modo Gesù è diventato re? Lo è diventato per mezzo della croce, cioè della sofferenza accettata per salvare gli uomini. Quando Gesù è sulla croce, i capi del popolo di Israele, avendo visto tutti i miracoli da Lui compiuti, lo scherniscono, dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi sé stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto, il re". Con le parole: "Ha salvato gli altri", essi si riferiscono ai miracoli di Gesù, il quale aveva guarito tanti malati, li aveva salvati, nel senso di ridare loro la salute. Ma, più che la salute corporale, Gesù voleva dare a loro la consapevolezza della presenza di Lui Figlio del Padre nello Spirito Santo con tutto l'amore di Dio più grande di ogni peccato per la salvezza dell'anima e del corpo di ogni persona. Per questo ha rinunciato allo spettacolo di salvare sé stesso. "Ha salvato gli altri, salvi sé stesso", dicono i capi. Gesù invece rifiuta di salvare sé stesso, anzi accetta liberamente, per amore di perdere se stesso, di soffrire e di morire per salvare tutto il mondo, perché è necessario liberare ogni uomo dal male che è radicato profondamente nel suo cuore, e questo non lo si può fare senza sofferenze, senza accettare l'umiliazione della morte in espiazione dei peccati.

Così, quando dicono a Gesù: "Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso", i soldati non sono arrivati a cogliere la condizione che egli deve accettare per diventare re. Questa condizione è la solidarietà completa per ricreare gli uomini anche nelle situazioni più crudeli e ingiuste.

"Non sei tu il Cristo, il Messia? Salva te stesso e anche noi!", dice uno dei malfattori. L'altro malfattore, invece, giunge a capire con il dono dello Spirito che Gesù dona a tutti che, per mezzo della sua croce Gesù entra e fa entrare nel suo regno. Capisce che Gesù riporta la vittoria sul male e sulla morte per mezzo delle sofferenze e della morte, e allora, invece di insultarlo, gli dice con fede, con speranza, con amore: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Probabilmente questo malfattore ha un'idea piuttosto oscura del regno di Cristo. Ha, però, l'illuminazione della fede di affidarsi alla sua regalità, nel momento in cui questi sembra completamente impotente; di affidarsi a Gesù nel momento in cui egli entra nel suo regno. Gesù gli risponde: "In verità ti dico; oggi sarai con me in paradiso". Così Gesù manifesta il suo potere regale. Egli è l'unico re che vuol guidare ogni uomo fino in paradiso, fino alla comunione con Dio Padre nello Spirito Santo. Anche il centurione di fronte a questa testimonianza: "Veramente costui è Figlio di Dio". E Pilato sulla sua testimonianza fa scrivere sulla croce come atto pubblico "Gesù nazareno Re dei Giudei". E a chi lo rimproverava: "Quello che ho scritto ho scritto". Perciò alla fine del Vangelo di Matteo, Gesù risorto può proclamare come umanità del Figlio di Dio: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra" (Mt 28,18b).Da 1900 anni il Verbo eterno del Padre nello Spirito Santo è entrato nel tempo e si è fatto carne nel grembo verginale di Maria, si è fatto uomo. Non ha mai dismesso la Sua natura umana come un vestito dopo averla usata per 33 anni. No, fino alla Sua morte in croce l'ha assunta e da Persona divina di Figlio l'ha attraversata, sofferta e rimane dopo essere risorto, per sempre uomo nato da Maria. Si è paragonato al chicco di grano, che cade nella terra e muore, ma non rimane isolato, bensì emerge di nuovo e con i suoi, il suo corpo visibile, la Chiesa porta costantemente frutto. Nell'Eucaristia è sempre presente tra noi, si affida alle nostre mani e nei nostri cuori affinché la sua regalità possa far sorgere una nuova umanità. Il suo farsi uomo nel grembo verginale di Maria non è un'esperienza lontana, ma regalmente tocca tutti, chiama tutti per una libera accoglienza. E' il corpo regale concepito in Maria, la Regina della pace e dell'amore.


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