Domenica XXXIII

Visione biblica della storia con le parole di Gesù che invita i discepoli, noi a non aver paura, ma ad affrontare difficoltà, incomprensioni e perfino persecuzioni con fiducia, speranza e carità
Nell'odierna pagina evangelica, san Luca ripropone alla nostra riflessione la visione biblica, evangelica della storia e riferisce, fa risuonare oggi le parole di Gesù, che invitano i discepoli, noi in ascolto di Lui a non aver paura, ma ad affrontare difficoltà continue, incomprensioni e persino persecuzioni di cristianofobia con fiducia, perseverando nella fede che Lui ama di più cioè la speranza nel coraggio della carità. "Quando sentirete parlare di guerre, e di rivoluzioni – dice il Signore -, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine" (Lc 1,9). Memore di questo ammonimento, sin dall'inizio la Chiesa vive soprattutto nell'attesa orante del ritorno del Signore, scrutando i segni dei tempi e mettendo in guardia i fedeli da ricorrenti messianismi, che di volta in volta annunciano imminente non solo la fine delle cose storiche ma addirittura la fine del mondo. In realtà, essendo la creazione in atto la storia deve fare il suo corso con calamità naturali, che comporta anche, dato il libero arbitrio che permette la possibilità di amare ma anche il rischio di non amare, drammi umani. In essa si sviluppa un disegno di  salvezza a cui Cristo, il Figlio del Padre che ha assunto un volto umano per vincere la sofferenza soffrendo, la morte morendo e risorgendo, ha già dato compimento nella sua incarnazione, morte, risurrezione, ascensione e continua presenza e azione sacramentale nella e attraverso la Chiesa. Questo mistero divino-umano la Chiesa continua ad annunciare per rendere consapevoli, accoglienti mediante la predicazione, con la celebrazione almeno domenicale della Messa e dei sacramenti e la testimonianza della carità.
Cari fratelli e sorelle, raccogliamo l'invito di Cristo ad affrontare gli eventi quotidiani confidando nel suo amore provvidente che vede e provvede con una onnipotenza più grande delle nostre necessità. Non temiamo per l'avvenire storico, anche quando esso ci può apparire a tinte fosche come il rischio nucleare che Papa Francesco ci ricorderà ha Iroscima e Nagasachi giovedì 21, perché il Dio di Gesù Cristo, che ha assunto la storia per aprirla al suo compimento trascendente, è l'alfa e l'omega, il principio e la fine (Ap 1,8). Egli  Sapienza infinita che non può errare e Bontà infinita che non può non amarci ci garantisce che in ogni nostro piccolo ma genuino atto di fiducia, speranza e amore c'è tutto il senso dell'universo, della storia, e che chi non esita a perdere questa propria vita storica per Lui, la ritrova in pienezza nella vita veramente vita dell'anima e del corpo (Mt 16,25).
A tener viva tale prospettiva ci invitano i sacerdoti che con il loro celibato cioè la tensione di progettare la vita con l'amore gratuito cioè amare senza mai motivo di sesso, le persone consacrate che aggiungono senza mai motivo di possesso (voto di povertà), di successo (voto di obbedienza). Tra queste vocazioni ricordiamo oggi soprattutto quelle chiamate alla contemplazione nei monasteri di clausura. Ad esse la Chiesa dedica una Giornata speciale mercoledì prossimo, 21 novembre, memori della presentazione della Beata Vergine Maria. Tanto dobbiamo a queste persone che vivono di ciò che la Provvidenza procura loro mediante la generosità dei fedeli convinti della fecondità della loro preghiera per la loro attività. Il monastero, come ogni oasi spirituale, indica al mondo di oggi la cosa più importante, anzi alla fine l'unica cosa decisiva nella gerarchia dei valori: esiste un'ultima ragione per cui vale la pena vivere il momento storico che termina con la morte e la fine di questo mondo storico, cioè il Padre di Gesù nello Spirito santo fonte e meta di tutto e di tutti con il suo amore più grande di ogni peccato. La fede che attraverso la speranza opera coraggiosamente nella carità è il vero antidoto contro la mentalità, la secolarizzazione nichilista, che nella nostra epoca di egemonia liberista di mercato va sempre più estendendo il suo influsso nel mondo.
Ci accompagna nel pellegrinaggio terreno Maria, Madre del Verbo incarnato e di noi figli nel Figlio già giunta alla meta dell'anima e del corpo femminile. A Lei chiediamo di sostenere la testimonianza di tutti i cristiani verso tutte le religioni, verso tutti gli uomini per una fede salda nella speranza, coraggiosa nella carità.

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