giovedì 6 dicembre 2018

Jon Henry Newman un cardinale antiliberale

Dopo il fallimento del collettivismo marxista la reazione all'attuale radicalismo liberale della globalizzazione alla luce profetica John Henry Newman
 Quello che sta avvenendo in Europa, in Italia non è più la contrapposizione destra-sinistra ma la reazione al liberalismo radicale della globalizzazione che annulla l'identità delle nazioni con una cultura liberale che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di
vita. Così Dio, Cristo rimarrebbero esclusi dalla cultura e dalla vita pubblica e all'Onu viene imposto un liberalismo religioso ritenendo superflua ed estranea ogni relazione con il trascendente, fondamento nel 1948 dei diritti umani. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell'uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza della cultura liberale moderna, che era una rivendicazione della centralità dell'uomo e della sua libertà nel libero mercato. L'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell'utilitarismo, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido per se stesso con ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri.
 All'Onu è divenuto egemone ormai un liberalismo religioso che punta a una relativizzazione della dimensione religiosa di tutte le culture, di quella cattolica in particolare, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido per se stesso. Per giungere a questo la globalizzazione deve dissolvere tutte le identità nazionali con la  loro storia nella schiavitù di una finanza globale anche attraverso un'immigrazione irregolare.
Diviene attuale la diagnosi profetica di Newman sul liberalismo in campo anche religioso che egli considera come "una grande sciagura" che impedisce di poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della vita, sui fondamenti dei diritti umani riconosciuti, non decisi dall'ONU nel 1948, "come una trappola mortale", che ai suoi tempi si stava già estendendo su tutta la terra provocando la reazione del collettivismo marxista-leninista: "Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c'è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza. E' contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo e miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò che colpisce la sua fantasia. La devozione non si fonda necessariamente sulla fede. Si possono frequentare la Chiese protestanti e le Chiese cattoliche, sedere alla mensa di entrambe e non appartenere a nessuna. Si può fraternizzare e avere pensieri e sentimenti spirituali in comune, senza nemmeno porsi il problema di una comune dottrina o sentirne l'esigenza. Poiché dunque la religione è una caratteristica così personale e una proprietà così privata, si deve assolutamente ignorarla tra le persone. Se anche uno cambiasse religione ogni mattina, a te cosa dovrebbe importare? Indagare sulla religione di un altro non è meno discreto che indagare sulle sue risorse economiche o sulla sua vita familiare. La religione non è affatto collante della società" (Biglietto Speech, testo di ringraziamento alle congratulazioni di protocollo per il conferimento della berretta cardinalizia concessa da Leone XIII nel maggio del 1979).
Cristina Riccardi, in un articolo della  Corrispondenza Romana del 6 dicembre 2018, afferma che la sua denuncia e il suo grido di allarme, che più e più volte ribadì prima della Rerum novarum, trovano applicazione pratica negli strumenti di contrattacco. Ecco che, con chiaroveggenza si rivolge al laicato. Nelle sue Lectures si sofferma a fare alcune considerazioni sui laici cattolici, poiché comprende che il futuro della Chiesa in Inghilterra – ma oggi, dopo il fallimento del collettivismo marxista e il ritorno al liberalismo secolare, anche negli Stati europei, in Italia, un tempo cattolici – dipende dalla preparazione di un terreno spirituale, culturale e civico; si tratta di un lavoro paziente e coordinato, che agli affida in modo particolare ai laici.
Soprattutto a livello politico, ma anche culturale afferma nelle Lectures , basandosi sull'insegnamento biblico: "C'è un momento per tacere e un momento per parlare, il tempo per parlare è arrivato". Desidera un laicato che non sia arrogante, né precipitoso nel parlare, che non sia polemico, ma composto da uomini che conoscono in profondità la loro religione, non cattolici improvvisati e ignoranti sui dogmi e gli insegnamenti della Chiesa, ma che siano così penetrati nella fede, da sapere perfettamente dove si trovano, ciò che professano e ciò che non professano, che conoscano bene il loro credo da essere capaci di spiegarlo e che possiedano una conoscenza storica sufficiente per difenderlo.
Vuole mettere in campo non un laicato improvvisato, scoordinato e superficiale, magari pieno di buona volontà, ma senza basi conoscitive. Ragione e fede unite e inscindibili per spiegare che cos'è credere e che cos'è Chiesa cattolica.
Egli vuole un laicato intelligente che si ponga al servizio della coscienza di fede e Chiesa con rettitudine e senza superbia. "Desidero un laicato non solo sentimentalmente credente ma colto e ben istruito. Non nego che lo siate già, ma pretendo di essere severo e perfino, come direbbero alcuni, di eccedere nelle mie esigenze. Desidero che aumentiate le vostre conoscenze e che coltiviate la vostra ragione, che percepiate bene i rapporti di una verità con un'altra, che impariate a vedere le cose così come sono e che capiate come si comportano reciprocamente la ragione e la fede, quali sono le basi e i principi del Cattolicesimo e dove si trovino le incoerenze e le assurdità principali della teoria protestante" e del liberalismo.
Nessun cattolico, in Inghilterra, fino ad allora, aveva sentito tali programmi pastorali di insegnamento e di catechesi ed era chiaro che il filippino Padre Newman voleva porre le basi di un apostolato intellettuale. Egli diede coordinate e responsabilità precise, affermando che in ogni epoca il laicato è stato la misura dello spirito cattolico, portando a modello l'operato dei laici di tre secoli prima. Quando la Chiesa d'Irlanda venne salvata proprio dai laici, che la tradirono in Inghilterra.
Afferma, senza ambiguità: "I nostri dirigenti furono fedeli (pensiamo a san Tommaso Moro, martire (1478-1535) ma il nostro popolo fu codardo. Dovete essere capaci di esprimere ciò che sentite e ciò che pretendete, oltre a sentirlo e pretenderlo; capaci anche di portare a conoscenza degli altri la finzione e la fallacia dei vostri avversari; e capaci di rispondere alle accuse contro la Chiesa per soddisfazione, non dei fanatici, ma degli uomini di buon senso".
Uomo concreto, metteva in pratica ciò che pensava, perciò nella primavera del 1851, presso l'Oratorio, avviò le attività dell'associazione laica da lui ideata e progettata. Ad essa aderivano giovani uomini, dove venivano formati intellettualmente e dottrinalmente affinché assumessero le loro responsabilità cattoliche nelle azioni temporali. L'associazione, iniziativa non ecclesiastica, invitava conferenzieri sia del clero che del laicato.
Cristina Riccardi,  nell'articolo citato, constata che in questi giorni sui media è ritornata la presenza del Beato John Henry Newman (1801-1890), il grande combattente contro il liberalismo (per questo piace a Papa Francesco) e contro relativismo moderni, a causa della notizia del riconoscimento della Chiesa in un secondo miracolo avvenuto per sua intercessione.
Con ciò si apre la possibilità della canonizzazione di uno dei convertiti più rilevanti della storia della Chiesa. La canonizzazione farebbe di Newman  il primo inglese santo vissuto nella Gran Bretagna divenuta anglicana nel XVI secolo.
Il miracolo è avvenuto negli Stati Uniti. Nel 1958 venne aperta la procedura diocesana di beatificazione presso la diocesi di Birmingham. "Non tema, signore, Newman sarà un giorno dottore della Chiesa", disse Pio XII in un incontro confidenziale con Jean Guitton. Nonostante la volontà di Paolo VI di poterne celebrare la beatificazione nell'Anno Santo del 1975, solo nel gennaio 1991 Giovanni Paolo II ne decretò l'eroicità delle virtù, con cui gli venne dato il titolo di Venerabile. Fu beatificato il 19 settembre 2010 da Papa Benedetto XVI a Birmingham.
Fu Paolo VI a descrivere il viaggio di fede di Newman come "il più grande, il più significativo, il più decisivo che il pensiero umano abbia mai condotto nell'età moderna".   

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