giovedì 6 settembre 2018

Un importante intervento di mons. Luigi Negri

Lo scandalo degli scandali è soprattutto che la Chiesa non parli soprattutto di Gesù Cristo, che è la sua unica ragione d’essere e operare per il bene dell’umanità
Senza nulla togliere  ai tanti interventi sul documento di Viganò ma per non rischiare il ripiegarsi della Chiesa su di sé dimenticando la sua realtà sacramentale, rimestando tutte  le sue miserie e sprofondando sul moralismo kantiano di chi vuol far fronte al delitto della pedofilia, all’immoralità
omosessuale anteponendo l’ethos al logos, alla fede. Mi pare molto utile un articolo che monsignor Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio,  ha scritto per la Nuova Bussola quotidiana. Ne riporto una parte.
“Non si può negare – scrive Monsignor Luigi Negri – che ci sia una situazione di vero scandalo, nel senso che la manifestazione dell’immoralità è diventata così ovvia e naturale che il popolo vive una situazione permanente di scandalo. Ed è come se la chiesa fosse tutta concentrata a parlare di questi scandali, a cercare di chiarirli, di dettagliare. C’è un incredibile dettaglio del male che porta però a una reale alterazione della situazione della chiesa. Gli scandali della pedofilia, della immoralità del clero, dell’evidentissima presenza nel tessuto della chiesa di forme di pressione omosessuale sono davanti agli occhi di tutti; però lo scandalo degli scandali è che la chiesa non parla più di Gesù Cristo (la sua ragione d’essere e operare). La chiesa finisce per ridursi a formulare una serie di interventi corretti politicamente, in cui è evidente che non si propone più l’immagine vera di Gesù Cristo, non si pone più quella presenza inquietante e insieme confortante che la chiesa deve vivere e comunicare agli uomini di ogni generazione. Il sospetto è che questa attenzione spropositata a situazioni certamente gravi dal punto di vista morale, finisca per impedire alla chiesa di tenere fermo il punto. Quale è il punto su cui la chiesa deve tenere ferma la sua presenza? Che ci sono questi scandali terribili oppure che nonostante tutti questi limiti c’è la presenza di Cristo che salva l’uomo, che riempie la vita dell’uomo di un significato vero e profondo, che apre davanti a ogni uomo quel sentiero buono della vita di cui parlava in modo indimenticabile Papa Benedetto XVI? Se la chiesa si esaurisce nell’analisi die suoi mali, o di certi suoi mali, di fronte al male resta sgomenta, perché il male sembra invincibile. Non è una chiesa  che rinnova ogni giorno ad ogni uomo l’esperienza dell’annunzio, che il Signore è risorto, ed è vivo con noi, che la vita umana non è perduta, non è neanche spezzata, non è neanche inutile: la vita umana acquista il suo senso profondo, il suo significato profondo per la presenza di Cristo e dalla presenza di Cristo”.
Vorrei concludere con un ricordo di mia mamma parlandomi dell’obbedienza di fede ai genitori, ai superiori: “Se tu lo fai vedendo con fede Gesù Cristo in loro Lui scrive dritto anche sulle loro eventuali righe storte”. Questo non distoglie dall’impegno di non scrivere storto o di non vigilare su chi scrive storto. Occorre far fronte in questo momento al dramma della frattura fra Vangelo, Dio e cultura e quindi ad un’etica ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Ma c’è il rischio di affrontare kantianamente  questo dramma anteponendo l’etica al logos, alla fede. L’equilibrio cattolico ha una attualità da riscoprire e da riproporre e vivere.

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