lunedì 24 settembre 2018

Domenica XXVI anno B

Alla luce del Vangelo quando essere accoglienti, flessibili e quando essere intransigenti
Il Vangelo di questa domenica presenta uno di quegli episodi del ministero di Cristo con un profondo significato (Mc 9,38-41). Si tratta del fatto che un tale, che non era dei seguaci di Gesù, aveva scacciato dei demoni nel suo nome. L'apostolo Giovanni, giovane e zelante figlio del tuono com'era, vorrebbe impedirglielo, ma Gesù non lo permette, anzi, prende spunto da quella occasione per insegnare ai
suoi discepoli che Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d'acqua ad un missionario (v. 41). Sant'Agostino scrive a proposito: "Come nella Cattolica – cioè nella Chiesa – si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico". Perciò chi appartiene alla Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto. Anche all'interno della Chiesa, può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone  compiute dalle varie realtà ecclesiali come associazioni, movimenti. Invece dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l'infinita 'fantasia' con cui opera nella Chiesa e nel mondo.
Ma nella liturgia odierna ci è proposta anche l'intransigenza dell'apostolo Giacomo, figlio del tuono come il fratello Giovanni, contro i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate  a forza di soprusi (Gc 5,1-6). La ricchezza non può fare del male a un uomo buono, perché la dona con misericordia, così come non può aiutare un uomo cattivo, finché la conserva avidamente o la spreca nella dissipazione. Si tratta di un forte richiamo ad usare i beni nella prospettiva della solidarietà e del bene comune.
Gesù nel Vangelo propende per un atteggiamento di flessibilità, di accoglienza ma non esclude l'intransigenza come quando dice: "Chi non è per me, è contro di me" (Mt 12,30), In questo caso si tratta di una decisione personale da prendere nei confronti di Gesù: se si ha consapevolezza che Lui nella fede è fonte di ogni bene bisogna essere per lui, altrimenti si è contro di lui.
Poi Gesù ci dà un insegnamento sui casi in cui si deve essere intransigenti. Si tratta dei casi di scandalo. "Scandalo" significa indurre qualcuno al male. Gesù comincia con il difendere i piccoli, i deboli da ogni forma di corruzione, dicendo: "Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che li passassero al collo una mola da asino e lo buttassero nel mare". Come è attuale questa intransigenza!
Poi prende in considerazione altri casi in cui bisogna, per amare come Lui, essere intransigenti: "Se la tua mano ti scandalizza (cioè, ti è occasione di peccato grave), tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco che con due mani nel fuoco inestinguibile…". Ovviamente Gesù usa qui un linguaggio simbolico, presentando esempi concreti di mano, piede e occhio. In realtà, non sono le mani, il piede e l'occhio che inducono l'uomo al male, bensì le sue intenzioni personali cattive. E' importante essere intransigenti quando si tratta di gravi infedeltà al Signore: infedeltà che impediscono non solo di giungere alla vita veramente vita nella comunione eterna con Dio, ma anche il di più già in questa vita. E' più difficile il vissuto che porta all'inferno di quello che  fa giungere in paradiso.
Per intercessione di Maria Santissima, preghiamo di poter essere sia accoglienti e sia intransigenti per amare come Lui ci ama.

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