Muller rispedisce al mittente il j'accuse dei lefebriani
Müller rispedisce al mittente il j'accuse dei lefebvriani
La Fraternità San Pio X attribuisce al prefetto emerito della Dottrina della Fede il fallimento dei precedenti colloqui. Accusa respinta dal cardinale che risponde a tono e mette in chiaro che nessuno "stato di necessità" autorizza a infrangere il bene supremo dell'unità della Chiesa
Il cardinale Gerhard Müller risponde a tono alla provocazione a lui rivolta dal comunicato con cui la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha respinto la proposta del Dicastero per la Dottrina della Fede di intraprendere un nuovo confronto dottrinale, previa la sospensione della decisione di ordinare nuovi vescovi. In un intervento uscito in più lingue, disponibile in italiano sul sito de Il Timone, il cardinale respinge la «dura attribuzione di colpa esclusiva per la fine di questo dialogo» con la Fraternità, mettendo in chiaro che in gioco c'è «il bene supremo dell'unità della Chiesa cattolica».
Perché la posizione della Fraternità, soprattutto con la decisione di ordinare nuovi vescovi per continuare il proprio apostolato in totale autonomia dalla gerarchia cattolica, è chiaramente scismatica. «Nessun cattolico ortodosso può addurre motivi di coscienza se si sottrae all'autorità formale del Papa riguardo all'unità visibile della Chiesa sacramentale per stabilire un ordinamento ecclesiale non in piena comunione con lui sotto forma di "Chiesa di emergenza" (Not-Kirche) […] Un simile atteggiamento scismatico non può appellarsi a uno stato di necessità», ha spiegato il cardinale. Che ha poi incalzato: «La coscienza ben formata di un cattolico, e specialmente di un vescovo validamente consacrato e di colui che deve ricevere la consacrazione episcopale, non conferirà né riceverà mai le sacre ordinazioni contro il successore di san Pietro […] macchiandosi così di un grave peccato contro l'unità, la santità, la cattolicità e l'apostolicità della Chiesa di Cristo rivelate da Dio».
Il Superiore generale della FSSPX, don Davide Pagliarani, ha infatti più volte fatto appello alla propria coscienza davanti a Dio e alle anime, per sostenere la necessità di nuove consacrazioni episcopali, ma «l'unica soluzione possibile in coscienza davanti a Dio consiste nel fatto che la Fraternità San Pio X, con i suoi vescovi, sacerdoti e laici, riconosca non solo in teoria, ma anche nella pratica, il nostro Santo Padre, Papa Leone XIV, come legittimo Papa e si sottometta senza precondizioni alla sua autorità dottrinale e al suo primato di giurisdizione». C'è infatti un dovere di formare la propria coscienza alla luce della verità; e, come ha insegnato dogmaticamente il Concilio Vaticano I, la verità è che «i pastori e i fedeli di ogni rito e di ogni dignità, sia ciascuno singolarmente sia tutti insieme, sono vincolati dal dovere di subordinazione gerarchica e di vera obbedienza» al Romano Pontefice. Non c'è stato di necessità né primato della salus animarum che dispensino da questo dovere, che diviene anzi ancora più stringente proprio nelle situazioni di grave prova della Chiesa.
Anche sullo scoglio del Vaticano II, Müller mostra una posizione tutt'altro che rigida, ribadendo che «ciò che non riguarda la dottrina vincolante in materia di fede e di morale rimane affidato alla libera discussione teologica»; e ricorda che tutti i documenti magisteriali, inclusi quelli dell'ultimo concilio e del Magistero successivo, non devono essere considerati come un monolite dogmatico, ma «devono essere interpretati secondo il collaudato sistema dei gradi di certezza teologica». Considerare ogni documento della Santa Sede come un nuovo indiscutibile dogma è la strategia di chi vuole sovvertire la Chiesa, mettendo a tacere ogni opposizione con l'argomento di autorità; ma è anche la trappola in cui è caduta la Fraternità, che ormai rifiuta di confrontarsi anche sui diversi gradi di assenso da dare al Magistero, che è l'unica strada cattolicamente percorribile, finendo così per aumentare le fila di chi pretende un approccio "tutto o niente" di fronte ad ogni documento ecclesiale.
Il cardinale ha svelato tra le righe anche la possibile soluzione di regolarizzazione canonica offerta alla Fraternità, «una soluzione giusta per il loro status canonico, ad esempio dotando il loro Prelato di una giurisdizione ordinaria per la Fraternità, che sia direttamente subordinato al Papa (forse senza la mediazione di un ufficio della Curia)». Si tratta di una proposta molto vantaggiosa, oltre la quale non resta che il papato, che però la Fraternità non intende accettare, mostrando ancora una volta la propria attitudine scismatica.
Tutte queste considerazioni non significano misconoscere che gli scismi, che nascono e si consolidano «tra cattolici ortodossi», siano causati anche dalla «mancanza di sensibilità dell'autorità legittima». E da situazioni realmente al limite della sopportazione, che esasperano i fedeli, spingendoli a trovare false soluzioni al di fuori della sottomissione alla gerarchia cattolica. Situazioni che Müller non si trattiene dal denunciare. Come le «blasfemie e gli abusi liturgici», che rendono gravemente «colpevoli davanti a Dio e alla Chiesa» chi li commette; o come Traditionis Custodes, che «ogni cattolico può criticare», e «la sua attuazione spesso indegna da parte di vescovi intellettualmente inadeguati, così come la loro carente argomentazione teologica e la spregiudicatezza pastorale».
Non vengono risparmiati dalla critica i «documenti più recenti, nei quali si sono confusi in modo dilettantesco argomenti dogmatici e pastorali, o quando sono state pronunciate affermazioni sconsiderate secondo cui — relativizzando Cristo — tutte le religioni sarebbero vie verso Dio, mentre riguardo a Maria Corredemptrix et Matrix omnium gratiarum si era insistito di nuovo sull'unica mediazione di Cristo senza tenere conto della dottrina della Chiesa sulla cooperazione di Maria all'opera di salvezza di Cristo». Il Cammino Sinodale dei cattolici in Germania viene bollato come «una chiesa nazionale», «una sorta di costituzione ecclesiastica anglicana», guidata da «una direzione ecclesiale autoproclamatasi, composta da deboli vescovi di corte e da funzionari laici assetati di potere e ideologicamente ostinati».
Non si tratta dunque di accettare di bendarsi gli occhi e chiudersi la bocca di fronte ad una situazione ecclesiale che è oggettivamente grave, per rientrare nella Chiesa, ma di lasciarsi ammaestrare dalla sua storia, che attesta come «le eresie, dall'arianesimo al modernismo, sono state superate solo da coloro che sono rimasti nella Chiesa e non si sono allontanati dal fianco del Papa», nella «piena certezza che la Chiesa non possa essere vinta da niente e da nessuno, né attraverso gli attacchi dall'esterno, né attraverso le confusioni all'interno» dei lefebvriani
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