La pandemia, i vaccini, il gren pas, rassegnazione o basttaglia

The Wanderer, in "Duc in altum" – 14 ottobre 2021

 

La pandemia di coronavirus sta finendo. Ogni volta che ha piovuto, ha smesso. Ci sono state migliaia di epidemie nella storia dell'umanità, e sono sempre finite. I vaccini non hanno lasciato alcuna sorta di mortalità e coloro che li hanno fatti non sono diventati automi o rinoceronti. Il Great Reset non si avvista all'orizzonte: i mercati finanziari continuano a funzionare come prima e si riprendono rapidamente, così come le economie nazionali. La temuta governance globale sembra un'illusione: l'Europa, oltre a essere fratturata dalla Brexit, non è stata nemmeno in grado di concordare politiche sanitarie comuni; la Russia si allontana sempre più da un'intesa cordiale con l'Occidente liberale, la Cina vive nel suo mondo, i talebani sono tornati al potere e regioni periferiche come l'America Latina sono un mosaico di paesi con governi di destra che virano a sinistra e governi di sinistra che virano a destra. In altre parole, il Nuovo Ordine, con un governo mondiale unificato, sembra oggi più lontano di due anni fa.

 

Questa è la situazione, almeno da quanto si evince leggendo la stampa. E ho l'impressione che molti dei miei buoni amici siano delusi. Si aspettavano che la peste provocasse un cataclisma politico ed economico, che i vaccini fossero lo strumento perfetto per il dominio mondiale e che il Padrone del Mondo si sistemasse il costume per apparire sulla scena da un momento all'altro come il (falso) salvatore di un'umanità disperata. E che Bergoglio, certamente, lo incoronasse apostatando Gesù Cristo.

 

Non sembra che le cose stiano andando in quella direzione: il mondo continua come al solito, in meno di un anno sarà tornato alle stesse abitudini che aveva prima della pandemia e Bergoglio non è altro che un semplice furfante uscito dalle rive porteñas il cui pontificato passerà alla storia come un vergognoso e fallimentare esperimento. Le monde va de lui même.

 

Ma non mi interessa qui discutere di queste cose che, in fondo, sono fenomeniche. Mi interessa indagare la psicologia di chi continua ad aspettare, come Helen White sul tetto di casa sua, una prossima e imminente apoteosi finale. In fondo, credo, è forte il bisogno di popolare la loro fede e la loro speranza con fatti concreti che le confermino. Sono il primo che vorrebbe vedere segni nei cieli e udire le trombe angeliche; ho sempre sognato di vivere nei giorni della grande persecuzione e di assistere alla lotta cosmica tra l'arcangelo Michele e il Figlio della Perdizione. Ma ultimamente mi è sembrato che quei desideri e quei bisogni di vedere segni, ascoltare rivelazioni e apparizioni, e scrutare l'orizzonte alla ricerca dello splendore della fine, siano semplicemente una comprensibile ricerca di stampelle della fede e della speranza, paralizzati come siamo e costretti a camminare come possiamo in questa valle di lacrime piena di amarezza e tenebre. Siamo stanchi, abbiamo bisogno di un po' di entusiasmo che ci aiuti a proseguire nel cammino, e ce lo dona l'ipotetica vicinanza di una fine, e del definitivo trionfo della nostra causa. È la comprensibile ricerca di una speranza ottimistica in un successo prossimo, che possiamo vedere e toccare, e di cui possiamo essere protagonisti.

 

La soluzione, tuttavia, è nella rassegnazione. Sì, rassegnati al fatto che fede e speranza sono oscure, che la nostra vita di cristiani è camminare ex umbris et imaginibus in veritatem, "dalle ombre e dagli spettri alla verità". E non si tratta di una posizione pessimista e triste. Piuttosto il contrario. È l'atteggiamento di profonda gioia che ci donano le virtù ricevute nel battesimo: che alla fine di tutto c'è Dio.

 

E Newman lo esprime molto meglio di me: "Chiamo rassegnazione uno stato d'animo più benedetto della speranza fiduciosa del successo presente (I call resignation a more blessed frame of mind than sanguine hope of present success) perché è il più vero e il più coerente con il nostro stato di natura decaduta, quello che più contribuisce a correggere il cuore; e perché è colui per il quale si sono distinti i più eminenti servi di Dio. […] Guardate la Bibbia e vedrete che i servi di Dio, anche se hanno iniziato con successo, finirono per essere delusi. Non è che la causa di Dio e dei suoi strumenti falliscano, ma che il momento di raccogliere ciò che abbiamo seminato è l'aldilà, non qui; per tutta la sua vita, nessun uomo quaggiù vedrà molti frutti (J.H. Newman, Sermoni parrocchiali 9, t. 8, 12 settembre 1830).

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