La Chiesa non sia mai più una corte imperiale, è tempo di ascolatre tutti, e spazio al genio femminile

Il cardinale Mario Grech , segretario generale del Sinodo che oggi si apre: "La cristianità non esister più, e questo è un grazia. La prima volta di una donna sottosegretario"

Gian Guido Vecchi, in "Corriere della sera" – 10 Ottobre 2021

Mario Grech è stato creato cardinale da Francesco il 28 novembre 2020


CITTÀ DEL VATICANO Perché questo Sinodo così anomalo, eminenza?

«Perché nel cuore di Papa Francesco c'è il desiderio di comunicare la gioia del Vangelo a tutto il mondo. Ma il mondo è cambiato. Il Santo Padre, giustamente, dice che non esiste più la cristianità come sistema di vita. La Chiesa vuole trovare nuove vie. E lo fa riattingendo all'inizio».


La Chiesa sa di essere ormai una minoranza, nel mondo?

«Vede, in verità è sempre stata una minoranza, la Chiesa. Il sistema sociale nato con Costantino ha fatto bene alla Chiesa ma le ha fatto anche male, molto. Da lì la Chiesa si è lasciata contaminare dalla mondanità, come dice Francesco, dal potere. Da lì ha adottato il sistema della Corte imperiale». Il cardinale Mario Grech, 64 anni, maltese, è stato scelto dal Papa come segretario generale del Sinodo dei vescovi. Sarà lui a guidare il percorso planetario che Francesco aprirà solennemente con una messa a San Pietro, domenica, dopo aver guidato alla vigilia la riflessione introduttiva. Sarà un Sinodo lungo due anni, intorno al tema «per una Chiesa sinodale», scandito in tre fasi: la prima di «ascolto e consultazione del popolo di Dio» nelle varie diocesi del mondo, fino ad aprile 2022; poi la fase «continentale» fino a marzo 2023; e infine quella «universale», con l'assemblea a Roma nell'ottobre 2023. Il cardinale sorride: « Il nostro scopo è dare speranza all'uomo, non avere il consenso. La proposta del Vangelo è gratuita. La Chiesa non vuole diventare di nuovo una forza, no. Quando abbiamo potere, perdiamo tutto».


E allora di che si tratta?

«Per trovare queste nuove vie, il Santo Padre riprende il discorso del Vaticano II e dice: ascoltiamo la totalità dei battezzati, andiamo al popolo di Dio che vive nel mondo ed è "infallibile in credendo ". Ascoltarsi, ascoltare lo Spirito Santo. Di qui un Sinodo sulla "sinodalità", nel senso letterale di "camminare insieme"».


Ha richiamato gli Atti degli apostoli, è un ritorno alla piccola Chiesa delle origini?

«Il primo Sinodo è stato quello di Gerusalemme. Ricordiamoci che sono partiti insieme, i Dodici e le prime comunità, e insieme hanno saputo trovare le strade. Nella prima lettera, Pietro dice che i cristiani sono pellegrini in terra straniera. Siamo pellegrini».


«Una Chiesa stantia incomincia ad essere putrefatta», ha detto Francesco per chiarire il senso del Sinodo: la Chiesa non può star ferma, se no «ingabbia lo Spirito Santo». Viene in mente quello che diceva il cardinale Carlo Maria Martini: «La Chiesa è rimasta indietro di duecento anni».

«Già…Se ci pensa, non stiamo dicendo nulla di nuovo: lo troviamo nei documenti del Concilio, e sono passati sessant'anni! Abbiamo cominciato già con il Sinodo sulla famiglia e quello sui giovani. Ed ecco, questo di oggi è il kairós, il momento propizio della Chiesa».


Lo scandalo abusi su minori, da ultimo in Francia, ha a che fare con la «contaminazione» del potere?

«Non lo escludo. Ma mi dà speranza il fatto che nel rapporto francese si indichi la sinodalità come uno strumento che può aiutare. Nel documento preparatorio del Sinodo, abbiamo scritto che "la Chiesa è chiamata a fare i conti con il peso di una cultura impregnata di clericalismo e di forme di esercizio dell'autorità su cui si innestano i diversi tipi di abuso: di potere, economici, di coscienza, sessuali"».


Ma nella Chiesa che discute di se stessa non c'è il rischio di una riflessione chiusa?

«Fallirebbe, così. La prima fase di consultazione è l'esperienza fondante del Sinodo. Il Papa ha raccomandato di non limitarsi al "3, 4 o 5 per cento" di chi già frequenta. Ai vescovi lo abbiamo detto: non accontentatevi di quelli che vengono in chiesa o in parrocchia, perché la Chiesa è anche fuori, è oltre il recinto. La sinodalità è un processo di ascolto, senza escludere nessuno. Anche chi non pratica più la fede, chi appartiene ad altre chiese non cattoliche, chi non crede ma è una persona di buona volontà. E anche chi non è battezzato: una delle icone del percorso è Pietro che fa visita a Cornelio, un pagano, e ha la sorpresa di trovare che lo Spirito lo aveva anticipato. Da lì Pietro è partito verso Gerusalemme, ha dato inizio al primo Sinodo».


Per la prima volta il Papa ha nominato una donna, suor Nathalie Becquart, sottosegretario del Sinodo. Sarà la prima e l'unica a poter votare. Ma si ripropone l'ormai annoso problema delle donne che non hanno diritto di voto.

«Dire un sì o un no adesso sarebbe un vulnus al processo sinodale. Che peraltro è un processo nel quale parlano e ascoltano tutti, uomini e donne. Se diciamo che il clericalismo è una malattia, dobbiamo stare attenti a non clericalizzare anche le donne. Ma mi auguro che riflettendo sulla sinodalità, la Chiesa riceverà anche la luce per dare più spazio al genio femminile».


Al Sinodo in corso nella Chiesa tedesca c'è chi ha proposto l'elezione diretta dei vescovi, il diaconato femminile, la benedizione delle coppie omosessuali…

«Io guardo il lato positivo, perché davanti alle domande, anche le più scomode, uno si mette non solo a elaborare una risposta intellettuale, che è necessaria, ma interroga lo Spirito. Tutto questo significa che c'è una comunità ecclesiale viva che vuole interrogarsi e non ha una risposta per tutto. In Germania sono in una fase di discussione e questo non fa male, anche le domande più spinose provocano la riflessione teologica. In questo cammino ci sono tanti aiuti, la Parola di Dio, il magistero della Chiesa, la guida di Pietro. Alla discussione seguirà il discernimento dei pastori. Se tutti restassero zitti, non avremmo motivo di cercare».


Cercare cosa?

«Quello che ci sta dicendo lo Spirito. Riflettendo sulla natura della Chiesa che è sinodale, se no non è Chiesa. Lo Spirito è ovunque, la nostra responsabilità è saper leggere i segni dei tempi. Talvolta purtroppo abbiamo dato più importanza alle cose accessorie e perduto il centro, la persona di Gesù Cristo nel Vangelo».


Senza preoccuparsi di recuperare influenza?

«Gesù parla del lievito che trasforma la farina in pane, del sale che dà sapore. Questo è la Chiesa, un piccolo gregge. Quando abbiamo avuto la convinzione di essere maggioranza, siamo caduti nella tentazione che fa perdere il sapore del Vangelo. È una grazia, che oggi non ci sia più la cristianità. Perché ci sentivamo arrivati: la Chiesa come "società perfetta". E chi è perfetto non sente il bisogno di cercare, di migliorare, di convertirsi, di mettersi in cammino in ascolto dello Spirito, mentre questo è il Vangelo».

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