La fede cerca la ragione in rapporto alla realtà, all'essere

Nella modernità da Cartesio non il pensare dalla realtà, dall'essere ma la realtà dal pensare, dal sentire. In tutta la Tradizione cattolica il pensare dalla realtà, dall'essere, dall'Essere divino Uno-Trino che si è rivelato in Cristo e quindi non c'è alcuna contraddizione fra la ragione e la fede: essa l'oltrepassa non nel senso di negarla o contraddirla ma nel senso di completarla e condurla alla sua meta finale. Non c' fede senza pensare e non c'è pensare senza la fede


 Il neo-modernismo attuale porta, con l'ideologia dell'identità di genere, alle estreme conseguenze la posizione moderna cartesiana della realtà, dell'essere dal pensare, dal sentire anziché il pensare, il sentire dalla realtà, dall'essere. L'ideologia dell'identità di genere, definita da Papa Francesco un'atomica per la cultura, fa derivare la sessualità che diversifica il maschio e la femmina in tutto l'essere del corpo con l'anima e non solo nella genitalità, ma dal pensare, dal sentire soggettivo di sentirsi e volersi maschio o femmina, in opposizione alla scienza. È un atto di fede irrazionale.

La fede cattolica cerca, integra e soprattutto illumina la ragione per mezzo della grazia dell'Essere infinito Uni-trino incarnato nel Figlio per cui non c'è fede senza pensiero e non c'è pensiero senza la fede cattolica che  conduce la ragione alla sua meta finale: questa è il vero punto di partenza per una comprensione oggettiva e realistica di tutte le cose; tutti gli altri punti dipartenza, tipici delle filosofie moderne, dal cogito cartesiano, all'Io penso kantiano, allo Spirito hegeliano di tesi, antitesi e sintesi relativa, sono precari, posticci, intrinsecamente contraddittori e non possono che produrre, come nell'ideologia di genere, una visione deformata e deformante della realtà, propri di momenti deboli e malati del sentire e non a creature sane e razionali. Non è un giudizio sulla responsabilità dell'Io che non possiamo vedere, ma sull'oggettività della realtà.

 L'intera visione della realtà da parte dell'uomo moderno in opposizione alla tradizione cattolica è una deformazione di essa, ora paurosa, ora semplicemente insensata: l'uomo moderno, oggi neo-moderno non riesce a vedere le cose per ciò che esse effettivamente sono, perché il suo sguardo è culturalmente offuscato e intorbidito da una serie di pregiudizi, di falsi presupposti, di tortuosità mentali che fanno filtro tra lui e il mondo reale; e quel che gli permettono è solo una proiezione del sentire senza l'ontologia dell'essere, della realtà con il rischio di allucinazioni e di incubi.

Veramente non solo non c'è incompatibilità, alcuna contraddizione fra la ragione e la fede, fra il pensare e il credere cattolico: la ragione, il pensare dalla realtà, dall'essere è il presupposto per accogliere l'Essere infinito Uni-Trino nell'incarnazione del Figlio che rivela chi è ogni uomo, la sua definitiva destinazione ultraterrena e quindi la fede è ragionevole, anzi non c'è vero pensare senza anche la fede. Essa oltrepassa la ragione non nel senso di negarla, di poterne fare a meno o contraddirla, ma nel senso di completarla e condurla alla sua meta finale cui è aperta, addirittura esige.

E oggi nell'evangelizzazione occorre ripartire e riconquistare per tutti anche la sana razionalità, il sano realismo del pensare dall'essere, dalla realtà. Il pensiero greco, e specialmente Aristotele (IV sec. Av.Cr.!), mostrano a quali vette possa giungere la ragione naturale, quando si lascia guidare dal sano realismo del pensare dalla realtà, dall'essere: certo non fino alla verità ultima, tuttavia riesce ad avvicinarsi non poco e costituisce la premessa per il balzo ulteriore, che è possibile solo con il dono soprannaturale della fede. Non c'è alcuna incompatibilità, alcuna contraddizione fra la ragione e la fede: la ragione è il presupposto della fede, perché la fede è qualcosa di ragionevole, e che tuttavia pur oltrepassando la ragione le offre il compimento: quindi la oltrepassa non nel senso di negarla o contraddirla, ma nel senso di completarla e condurla alla sua meta finale per cui non c'è teologia cioè razionalizzare la fede senza la filosofia ma non c'è filosofia completa senza la teologia. E dunque la ragione, in qualche modo anche senza la consapevolezza che le viene dalla evangelizzazione cattolica, se segue rettamente la propria strada come la storia della filosofia fino a Cartesio documenta, se è logica e consequenziale e non si abbandona alle follie del pensiero moderno, è già incamminata verso la fede; e la fede, dal canto suo, cerca anch'essa la ragione, nel senso che non si appaga di ricevere ciecamente e irrazionalmente, sentimentalmente la verità rivelata, ma vuol capire, fin dove le è possibile (e non oltre) perché le cose stanno così, e perché non stanno in altro modo: il che è legittimo, è buono, è umano come san Tommaso, portando a compimento Aristotele documenta. Fides quaerens intellectum, la fede cerca la ragione. L'uomo non può pretendere di conoscere chi è l'Essere infinto Uni-trino che fonda l'essere creato, le origini del male storico del libero-arbitrio, la salvezza del Figlio incarnato e risorto sacramentalmente  presente e operante, e quindi le cose ultime per tutti oltre la morte del corpo, ma può aspirare a conoscere tutto quello che storicamente, umanamente è conoscibile: perché la ragione di tutti gli uomini è un dono divino che gli è stato dato distinguendolo da tutto il resto della creazione, e non c'è nulla di sbagliato nel volerla usare pienamente anche con il dato storico, ma è questo anzi il modo più appropriato di onorare e ringraziare l'Autore di un dono così meraviglioso. La Rivelazione ci spiega anche la ferita del libero arbitrio fin dalle origini, libero arbitrio che rende ogni uomo libero e quindi capace di amare, a somiglianza di chi l'ha creato. Ma il libero-arbitrio è naturalmente anche un rischio, come è avvenuto fin dall'inizio per influsso del Maligno. Però il Maligno non può entrare nell'intimo di ogni uomo che rimane responsabile. Può influire dall'esterno con la tentazione, con la paura. Per Lutero, per Calvino l'uomo non è stato solo ferito ma rovinato e quindi della creazione non resta nulla di buono. Nella Tradizione cattolica l'essere ferito non toglie la bontà di ogni uomo e con Cristo può essere ricreato e salvato.

Ho tratto da un articolo di "Accademia Adriatica di Filosofia" di Francesco Lamendola   dell'11 luglio 2021 in un approfondimento della transustanziazione: "Vediamo ciò che avviene nell'Eucaristia alla luce di queste nozioni, non senza aver notato il fatto che esse si trovano, pressoché come sono state esposte, già in Aristotele segna un MERAVIGLISO INCONTRO della più antica speculazione del genio antico (IV secolo Avanti Cristo!) con il sublime mistero cristiano". E san Tommaso, anche oggi, rimane il punto di riferimento fra la vera ragione naturale, ispirata ad un sano realismo di fronte alle fumisterie dell'illuminismo, dell'idealismo, dell'esistenzialismo; sul piano spirituale, fra il bene e il male, sul piano religioso fra Gesù Cristo della Tradizione Cattolica e le ideologia moderne, dell'identità di genere.

 


 


 


Fides quaerens intellectum, la fede cerca la ragione


 


 


di


 


 


Francesco Lamendola


 


 


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La fede cerca, integra e soprattutto illumina la ragione per mezzo della grazia: questo è il vero punto di partenza per una comprensione oggettiva e realistica delle cose; tutti gli altri punti di partenza, tipici delle filosofie moderne, dal cogito cartesiano, all'Io penso kantiano, allo Spirito hegeliano, sono precari, posticci, intrinsecamente contraddittori e non possono che produrre una visione deformata e deformante della realtà, adatta per cervelli deboli e malati e non a creature sane e razionali. L'intera visione della realtà da parte dell'uomo moderno è una deformazione di essa, ora grottesca, ora paurosa, ora semplicemente insensata: l'uomo moderno non riesce a vedere le cose per ciò che esse effettivamente sono, perché il suo sguardo è offuscato e intorbidito da una serie di pregiudizi, di falsi presupposti, di tortuosità mentali che fanno da filtro tra lui e il mondo reale; e quel che gli permettono di vedere è solo una proiezione dei suoi sogni, delle sue allucinazioni e dei suoi stessi incubi.


E ciò non vale solo per il pensiero, teoricamente razionale, ma anche per l'arte, la letteratura, la poesia, la psicologia, la scienza, la tecnica, le cose dello spirito – nozione, quest'ultima, ch'egli ha di fatto perduta – e la stessa religione. Che cosa c'è di religioso in un prete che celebra la santa Messa indossando la mascherina; che svuota l'acquasantiera dell'acqua benedetta e pone al suo posto il disinfettante; che si rifiuta di distribuire l'Ostia consacrata sulla lingua dei fedeli che nell'omelia sa parlare solo delle cose di quaggiù, dei migranti, dell'ambiente, del mutamente climatico, o del presunto dovere del cristiano di vaccinarsi, o dell'amore in un senso tutto umano, facendo anche l'elogio dell'amore omosessuale; che cita Greta Thunberg, o i Black Lives Matter, o la Pachamama, o il Corano, ma omette di citare Gesù Cristo e parla di Dio in senso generico, sentimentale e immanentistico, come se fosse solo la proiezione del nostro bisogno di un "qualcosa" di vago e indistinto; che pretende il distanziamento delle persone sedute sui banchi; che ha tolto gl'inginocchiatoi per cui nessuno si può inginocchiare; che ha tolto la croce dall'esterno della sua chiesa, sicché dalla strada, complice l'estrema bruttezza architettonica dell'edificio, nessuno potrebbe indovinare che si tratta appunto d'una chiesa cattolica; che nasconde abitualmente il Santissimo in un altare laterale, o addirittura in sagrestia, sicché nessuno può vederlo mentre si trova lì a pregare; e infine che, se scorge un fedele sprovvisto della museruola d'obbligo, lo caccia dalla casa del Signore, e magari spinge il proprio zelo di neofita della nuova religione vaccinale fino al punto di chiamare la polizia, perché prendano in consegna e conducano fuori il pericolosissimo untore?


 


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Non c'è alcuna incompatibilità, alcuna contraddizione fra la ragione e la fede: la ragione è il presupposto della fede, perché la fede è qualcosa di ragionevole, e che tuttavia oltrepassa la ragione: la oltrepassa non nel senso di negarla o contraddirla, ma nel senso di completarla e condurla alla sua meta finale!


 


Che cosa c'è di religioso, e a maggior ragione cosa c'è di specificamente cristiano e cattolico, in tutte queste cose? Nulla, assolutamente nulla. Non c'è vero senso di Dio e non c'è la sequela di Gesù Cristo; c'è, anzi, un giustificarsi per il fatto di parlare di Dio, con tanti problemi urgenti che vi sono al mondo, e quasi un vergognarsi di Gesù Cristo, perché parlare di Lui significa creare divisioni, sabotare il dialogo: e il dialogo, si sa, è la cosa più importante che esista per un cattolico adulto, il quale abbia ben compreso la "nuova pentecoste" del Concilio Vaticano II, e quanto alle divisioni, si può forse immaginare qualcosa di più anacronistico, di più brutto, di più indegno d'una persona amorevole e civile? Così è stato loro insegnato dai cattivi pastori e dai cattolici alla moda, quelli che piacciono tanto al potere della globalizzazione: a Bill Gates che vuol far vaccinare l'intera popolazione mondiale, realizzando profitti astronomici; a George Soros che finanzia le navi le quali, camuffandosi dietro scopi umanitari, favoriscono l'incessante invasione dell'Italia da parte dei falsi profughi e la sostituzione graduale della sua popolazione con masse di africani islamici; ai Rotschild, dei quali si è fatto amico, e dichiara di aderire ai loro progetti, il signore vestito di bianco che si spaccia per successore di San Pietro in Vaticano. Tutta gente che odia da sempre la Chiesa cattolica, quella vera, perché odia Gesù Cristo; e che è ben decisa a imporre sul mondo intero una spietata dittatura finanziaria mascherata da emergenza sanitaria, sfruttando il terrore, seminato ad arte, della falsa pandemia e del virus coltivato intenzionalmente nei diabolici laboratori pagati da essa e supervisionati da tecnici prezzolati come Anthony Fauci.


 


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La fede illumina la ragione per mezzo della grazia: questo è il vero punto di partenza per una comprensione oggettiva e realistica delle cose; tutti gli altri punti di partenza, tipici delle filosofie moderne, dal cogito cartesiano, all'Io penso kantiano, allo Spirito hegeliano, sono precari, posticci, intrinsecamente contraddittori e non possono che produrre una visione deformata e deformante della realtà, adatta per cervelli deboli e malati e non a creature sane e razionali!


 


C'è pertanto tutto un immenso lavoro da fare, un mondo da rimettere sui piedi anziché sulla testa, una visione delle cose da restituire alla realtà quale essa è, e non quale la sognano i cultori della modernità; una realtà, per dirne una, nella quale l'uomo è uomo e la donna è donna, e l'idea di transitare da un sesso all'altro, di scegliere l'indifferenziato, cioè scegliere di non voler essere una persona definita, ma un vapore sospeso nell'etere, capace di assumere qualsiasi forma secondo l'estro del momento, appaia per quello che effettivamente è: il delirio d'un pazzo o il progetto criminale di chi è ben deciso a destrutturare l'essere umano, colpire a morte la famiglia naturale e disarticolare scientemente l'intera società, dopo averle strappato l'anima.


Il primo punto dal quale bisogna ripartire è la riconquista della sana razionalità e del sano realismo. Il pensiero greco, e specialmente Aristotele, mostrano a quali vette possa giungere la ragione naturale, quando si lascia guidare dal sano realismo: certo non fino alla verità ultima, tuttavia riesce ad avvicinarvisi non poco e costituisce la premessa per il balzo ulteriore, che è possibile solo con la fede. Non c'è alcuna incompatibilità, alcuna contraddizione fra la ragione e la fede: la ragione è il presupposto della fede, perché la fede è qualcosa di ragionevole, e che tuttavia oltrepassa la ragione: la oltrepassa non nel senso di negarla o contraddirla, ma nel senso di completarla e condurla alla sua meta finale. E dunque la ragione, in qualche modo, anche senza saperlo, se segue rettamente la propria strada, se è logica e consequenziale e non si abbandona alle follie del pensiero moderno, è già incamminata verso la fede; e la fede, dal canto suo, cerca anch'essa la ragione, nel senso che non si appaga di ricevere ciecamente e irrazionalmente la verità rivelata, ma vuol capire, fin dove le è possibile (e non oltre) perché le cose stanno così, e perché non stanno in altro modo: il che è legittimo, è buono, è umano. L'uomo non può pretendere di conoscere le cose ultime, ma può aspirare a conoscere tutto quel che umanamente è conoscibile: perché la ragione è un dono divino che gli è stato dato per contraddistinguerlo da tutto il resto della creazione, e non solo non c'è nulla di sbagliato nel volerla usare pienamente, ma è questo anzi il modo più appropriato di onorare e ringraziare l'Autore di un dono così meraviglioso.


 


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Ci stanno subdolamente imponendo una spietata dittatura finanziaria mascherata da emergenza sanitaria: è il progetto criminale di chi è ben deciso a destrutturare l'essere umano, colpire a morte la famiglia naturale e disarticolare scientemente l'intera società, dopo averle strappato l'anima!


 


Scriveva monsignor Carlo Carbone nel quinto volume di un ottimo manuale di religione per le scuole superiori dell'epoca anteriore al Concilio, quando, spesso, anche un modesto libro di testo scolastico – ne abbiamo già segnalato alcuni, come quelli di Pasquale Margreth (cfr.: Una pagina al giorno: Libertà e responsabilità dell'uomo, di P. Margreth, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il  31/08/09 e su quello dell'Accademia Nuova Italia il 16/02/18) era un piccolo gioiello di finezza didattica e di chiarezza e precisione teologica (da: Carlo Carbone, La vera vita, IX edizione, Roma, Editrice A.V.E., 1955, pp. 106-107):


FIDES QUAERENS INTELLECTUM.


È questa una meravigliosa formula del pensiero cristiano. Non ci si contenta della verità, ma si cerca di approfondirla, di conoscerla il più possibile. La fede fa luce a quella ragione che S. Anselmo d'Aosta chiama «la cosa principe tra tutte quelle che sono nell'uomo» ("De Fide Trin." C: II). Cerchiamo!


SOSTANZA ED APPARENZE.


Gesù dice: «Questo è il mio Corpo…; questo è il mio Sangue». Poiché non si può equivocare sul verbo «è» e poiché le apparenze sono sempre quelle del pane e del vino, è chiaro che siamo di fronte al cambiamento della sostanza del pane e del vino in Cristo, restando immutate le apparenze.


Ma cosa è la sostanza e cosa sono le apparenze?


Una cosa appare ai sensi con molteplici aspetti: quantità, colore, sapore, luogo, ecc.: un complesso di proprietà e di modi d'essere che emanano dalla cosa, la rivelano, la caratterizzano. Queste "apparenze" – in latino "specie", dette da Aristotele "accidenti" – SONO DELLE COSA, MA NON SONO LA COSA.


SOTTO LE APPARENZE – come si vedrà subito, mutevoli – STA qualcosa che rimane; qualcosa che è il principio da cui emanano quei "fenomeni" – apparenze -; qualcosa che è l'intimo, il profondo, l'essenziale, e perché STA SOTTO gli accidenti è chiamato "sub stantia", sostanza.


Essa è distinta dagli accidenti. Spostare un oggetto da un luogo all'altro, riscaldare un pezzo di ferro, liquefare del ghiaccio, rompere un pezzo di gesso; si mutano gli accidenti ma permane identica  e immutata la sostanza. Pensare alla sostanza "acqua" che può trovarsi sotto apparenze diversissime: liquida, solida (ghiaccio), vapore acqueo. Se dunque la sostanza può rivestirsi di diversi accidenti vuol dire che è diversa da essi e può da essi dividersi.


NOTARE:


1) Contrariamente all'affermazione di Cartesio la sostanza non è la quantità : spezzate un corpo, ne mutate la quantità, non ne modificate la natura, non spezzate la sostanza. Piccolo o grande, intero o spezzato in minuti frammenti, un pezzo di gesso è sempre un gesso. «La quantità non è sostanza, ma sostanza è la cosa cui la quantità è inerente» (Aristotele: "Metaph.", V, c. 3).


2) La sostanza è ugualmente presente sotto i più diversi accidenti; si trova in tutti gli individui che ne partecipano; è tutta nel tutto e tutta in ciascuna parte.


3) LA SOSTANZA NON SI VEDE, NON SI SENTE, NON SI TOCCA, NON CADE SOTTO I SENSI, MA È SOLO CONOSCIUTA DALL'INTELLETTO.


CIÒ CHE AVVIENE NELL'EUCARISTIA.


Vediamolo alla luce di queste nozioni, non senza aver notato il fatto che esse si trovano, pressoché come sono state esposte, già in Aristotele segna un MERAVIGLIOSO INCONTRO della più alta speculazione del genio antico (IV sec. Av. Cr.!) con il sublime mistero cristiano. E ciò è ben più che una coincidenza fortuita e depone in partenza a favore della fede. 1) Mutazione di tutta la sostanza  del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, Già in natura avvengono tante mutazioni sostanziali. Anche l'uomo si nutre di elementi inorganici, vegetali, animali e li trasforma nella sua carne e nel suo sangue. Certo nell'Eucaristia la mutazione è qualcosa di più assoluto e radicale, ma l'analogia è molto toccante.  Ora quel Dio che ha dato all'uomo il potere di trasformare il cibo che ingerisce nel suo corpo e sangue, non può compiere, in un istante, la transustanziazione eucaristica? (…)


 


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Il mistero dell'Eucarestia? Anche l'uomo si nutre di elementi inorganici, vegetali, animali e li trasforma nella sua carne e nel suo sangue. Certo nell'Eucaristia la mutazione è qualcosa di più assoluto e radicale, ma l'analogia è molto toccante!


 


L'Autore si sofferma sul mistero dell'Eucarestia per mostrare che è un mistero non nel senso della magia, ma nel senso di ciò che oltrepassa la ragione, senza però in alcun modo contraddirla. Non vi è nulla di contraddittorio e irrazionale nell'idea della transustanziazione, perché in natura esistono i cambiamenti di stato e perché la buona filosofia ci mostra che gli accidenti sono apparenze della sostanza, mentre la sostanza è qualcosa che giace "sotto" l'apparenza, così come essa appare ai sensi fisici. Il ragionamento si potrebbe estendere ad altri ambiti, ad esempio alla Resurrezione di Cristo, che fa tanto problema per i razionalisti a un tanto il chilo, impregnati di pregiudizi scientisti e positivisti e niente affatto razionali come credono di essere. Qui ci basta aver evidenziato che quanti si scandalizzano per la presunta impossibilità della transustanziazione, come fosse cosa che contraddice la ragione, per esempio i calvinisti che rifiutano tale idea e la sostituiscono con quella del memoriale dell'Ultima Cena, perché ciò disturba meno i loro deboli cervelli, si trovano a inseguire una razionalità che coincide coi loro pregiudizi e perciò sono costretti a giocare al ribasso sulle cose sacre, pensando con ciò di rendersi più accettabili alla cultura dominante, mentre è vero il contrario, che nei loro goffi e patetici sforzi riescono solo a mostrare la debolezza e l'estrema fragilità del loro impianto razionale, né riescono a farsi accettare dal mondo moderno, il quale vuole una cosa sola: la fine del cristianesimo e l'auto-dissoluzione della Chiesa cattolica. Solo a quelle condizioni essi verranno accettati; e infatti in tal senso si stanno adoperando i vari Bergoglio, Ravasi, Paglia, James Martin, ecc.


 


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Oggi non si può tenere il piede in due staffe bisogna fare una scelta: o con Gesù Cristo o con gli idoli moderni! 


 


Poco importa; anzi meglio, perché finalmente i giochi sono chiari. Bisogna fare una scelta: non si può tenere il piede in due staffe. Sul piano filosofico bisogna scegliere fra la vera ragione naturale, ispirata ad un sano realismo, e le fumisterie dell'illuminismo, dell'idealismo, dell'esistenzialismo, ecc.; sul piano spirituale, fra il bene e il male; sul piano religioso, fra Gesù Cristo e gli idoli moderni.

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