Domenicas XVI

 

La Parola di Dio, oggi, ci propone un tema fondamentale per la fede e sempre affascinante della Bibbia: ci ricorda che Dio è in continuità il Pastore dell'umanità, di ognuno di noi. Questo significa che Dio vuole per noi la vita che dura sempre, vuole guidarci a buoni pascoli, dove possiamo nutrirci e riposare; non vuole che ci perdiamo in tante difficoltà e che moriamo, ma che giungiamo alla meta del nostro cammino, alla vita oltre la morte, che è proprio la pienezza della vita con ogni bene senza più alcun male, la nostra risposta attraverso il libero arbitrio, che ci dà la possibilità di amare con il rischio di rifiutare. È quello che desidera ogni papà e ogni mamma per i propri figli senza costringere come Dio che è amore: il bene, la felicità, la realizzazione vivendo in grazia di Dio. Nel Vangelo Gesù si presenta come un Pastore delle pecore perdute di Israele. Il suo sguardo sulla gente non solo di Israele attraverso papà e mamma, il sacerdote, il Vescovo, il Papa è uno sguardo per così dire "pastorale". Gesù risorto e chi agisce in sua persona incarna Dio Pastore col suo modo di predicare e celebrare i sacramenti, la Messa della Domenica in particolare e con le sue opere di carità, prendendosi cura dei malati e dei peccatori, di coloro che sono "perduti" (19,10), per riportarli al sicuro attraverso il perdono, nella misericordia del Padre nella Confessione.

Il Vangelo ci fa rivivere l'inizio della pastorale quando gli apostoli, dopo la loro prima missione, ritornando dal Gesù terreno gli raccontano quello che hanno fatto in suo nome, quello che hanno insegnato, secondo le istruzioni ricevute da lui. Essi non soltanto hanno insegnato, ma hanno anche operato, in particolare con la loro dedizione generosa verso i malati, i peccatori e chi si convertiva.

Gesù allora, di fronte a quella pastorale intensa, si preoccupa di farli riposare; dice loro: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'" per non strafare. Anche il riposo costituisce un aspetto della vita pastorale per stare da soli con Cristo. Non è possibile, anche spiritualmente, continuare un'attività pastorale intensa per molto tempo senza fare una sosta e quindi si devono preoccupare i figli, i fedeli per i loro pastori; occorre rispettare le esigenze dell'organismo umano, che richiede un'alternanza di lavoro e riposo.

Ma in questa circostanza, in questo inizio della pastorale di Gesù, la sua intenzione non si può realizzare, perché la folla lo vede partire con i discepoli e comincia ad accorrere là dove lui e i discepoli sono diretti, precedendoli. Gesù era partito sulla barca verso un luogo solitario perché i suoi pastori stessero solo con lui, ma, quando vi arriva, il luogo non è più solitario: c'è una grande folla che pastoralmente lo attende.

Questa situazione si verifica spesso anche con noi, in famiglia, in parrocchia, in comunità. Non riusciamo in questa alternativa pastorale tra lavoro e riposo, perché interviene una necessità urgente, che non possiamo non affronatare con piena disponibilità con pieno amore.

Sbarcando, Gesù vede molta folla e si commuove per essa. Egli ha un cuore pastorale pieno di compassione, perché si rende conto che queste pecore, figli e fedeli, sono come pecore senza pastore. Questa compassione lo spinge innanzitutto a insegnare. Le persone cioè i figli, i fedeli hanno bisogno della verità, che guidi la loro vita. Non possono vivere senza luce, e la luce per loro è solo la verità. Chi, oggi travolto dai mass media, non conosce le verità essenziali del Credo con il Catechismo, non può trovare il giusto cammino cristiano nella vita, ma si smarrisce, va a finire in vicoli ciechi; la vita allora diventa per lui una continua disperazione. Invece, chi pastoralmente è guidato dall'insegnamento religioso del Catechismo della sua Chiesa Cattolica, può procedere con chiarezza e scioltezza nella vita, superare, non soltanto senza danno ma sempre con profitto, le prove e avere un'esistenza veramente riuscita. La fedeltà al Catechismo anche nell'obbedienza ai genitori, al Parroco, al Vescovo, al Papa: prima di loro viene la fede cattolica del catechismo.

È significativo per genitori e sacerdoti il fatto pastorale che la compassione spinga Gesù innanzitutto ad insegnare, a spiegare alle persone come ci si deve comportare nelle relazioni con Dio, con il prossimo e con le cose, come si può progredire nell'amore vero. Al sentire, al volere occorre sempre premettere il sapere, cosa oggi contraria all'egemonia culturale che impone prima il sentire, il volere un sapere dall'esperienza.

Nella prima lettura Dio, per bocca del profeta Geremia, critica i pastori di Israele perché invece di radunare le pecore, le hanno disperse, lasciate sole, divise, dimenticate: "Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati", solo riposando.

Il Signore promette di radunare egli stesso il resto delle pecore da tutte le regioni dove sono stata scacciate, lasciate sole. Poi promette di costituire pastori che le faranno pascolare come si deve. Pertanto si servirà di strumenti umani – come Gesù si serve degli apostoli anziché di scribi e farisei -, per associarli alla sua missione pastorale, di fronte a figli e fedeli abbandonati.

L'oracolo di Geremia fa riferimento, in particolare, a un successore di Davide, che sarà un pastore giusto, pieno di saggezza e di generosità, e che sarà chiamato "Signore nostra giustizia". Questo oracolo trova il suo compimento in Gesù, che è discendente di Davide ed è, morto e risorto, vivo e che agisce sacramentalmente attraverso genitori e sacerdoti con tutti i loro limiti   "il buon pastore", che pastoralmente ha cura delle sue pecore, al punto, soprattutto nell'Eucarestia di ogni Domenica, l'attualizzazione continua del suo sacrificio per liberare dal peccato e far crescere i figli del Padre in Lui Figlio per opera dello Spirito Santo nel Battesimo e nel continuo Battesimo della Confessione.

Un aspetto della continua opera pastorale di Gesù ci viene presentato dalla seconda lettura, in cui Paolo parla della riunione di tutti gli uomini in un solo popolo. "Cristo Gesù morto, risorto, sacramentalmente presente – egli dice – è la nostra pace", come ci scambiamo nella Messa soprattutto domenicale. Gesù è un pastore che non divide, ma riunisce tutti, così diversi, in un solo gregge.

Prima di lui e senza l'incontro sacramentale con Lui almeno nell'Eucarestia della domenica c'è divisione, un muro di separazione, tra il popolo eletto e le nazioni pagane, muro che provoca inimicizie reciproche con il rischio di guerre, oggi anche atomiche. Ma l'opera di Gesù nel suo mistero pasquale è stata quella di abbattere tale muro, annullando le prescrizioni della legge che separavano gli ebrei dalle altre nazioni.

Orami in Cristo, morto, risorto e sacramentalmente, ecclesialmente, pastoralmente presente, non c'è differenza tra giudeo e greco (Rm 10,12), ma tutti sono chiamati ad accogliere la grazia di Dio, cioè la giustificazione e la pienezza dell'amore divino attraverso i genitori e i sacerdoti, i pastori attraverso i quali il Cristo risorto agisce. Gli uomini sono chiamati ad accoglierla ecclesialmente insieme, uniti tra loro, perché Gesù ha riconciliato tutti. Questa riconciliazione è stata fatta per mezzo della croce e la attualizza sacramentalmente attraverso la Messa soprattutto della domenica cui non si può mancare, croce che ha distrutto l'inimicizia non solo tra ebrei e pagani. Gesù ha annunciato la pace a coloro che erano lontani (i pagani) e a coloro che erano vicini (gli ebrei).

Così tutti insieme possiamo sentirci uniti come un solo gregge sotto un solo pastore (Gesù) ed essere guidati da Lui attraverso genitori, sacerdoti, autorità verso il Padre, in un solo Spirito con una madre divina, Maria.

 

 

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