III Domenica di Avvento


"Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti". E subito dopo san Paolo aggiunge la motivazione: "Il Signore è vicino" (Fil 4,4-5). Ecco la ragione ella gioia


Dopo aver celebrato domenica scorsa la solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, entriamo in questi giorni nel clima suggestivo della preparazione prossima al Santo Natale. È un clima caratterizzato dal raccoglimento, dalla sobrietà, da una gioia non esteriore ma intima per la vicinanza sacramentale del Signore nel sacramento della Confessione, della Comunione, dell'Amore reciproco con gesti di bontà verso i poveri. La vicinanza del Signore non è una questione di spazio e di tempo, ma una questione di amore: l'amore avvicina! Il prossimo Natale verrà a ricordarci questa verità storica fondamentale della nostra fede cioè il darsi della Persona divina del Figlio del Padre che assume un corpo umano, un volto umano nel grembo verginale di una fanciulla quindicenne di Nazareth per opera dello Spirito Santo. È dunque provvidenziale che quasi come una porta d'ingresso al Natale, visia la liturgia di Colei che è la Madre di Gesù, e che meglio di chiunque altro può guidarci a conoscere, amare, adorare il Figlio di Dio fatto uomo. Lasciamo dunque che sia Lei ad accompagnarci; siano i suoi sentimenti ad animarci, perché ci predisponiamo con sincerità di cuore e apertura di spirito a riconoscere nel Bambino di Betlemme la memoria del Figlio di Dio venuto sulla terra per la nostra redenzione e che risorto verrà glorioso alla fine dei tempi, sacramentalmente nell'Eucaristia, Confessione, Comunione, Carità natalizia. Camminiamo insieme a Lei, viva e presente con la presenza sacramentale del Figlio e accogliamo in questa novena il ripetuto invito che la liturgia dell'Avvento ci rivolge di restare nell'attesa dell'incontro sacramentale, un'attesa vigilante e gioiosa perché il Signore non tarderà: Egli viene sacramentalmente a liberare il suo popolo dal peccato, dall'assenza di amore.

In tante famiglie, scuole, ospedali, carceri, seguendo una bella  e consolidata tradizione, subito dopo la solennità dell'Immacolata Concezione si allestisce il "Mirabile dono" del Presepe come l'ha chiamato Papa Francesco, quasi per rivivere insieme a Maria e Giuseppe quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita storica di Gesù 2019 anni fa. Costruire il Presepe in casa e nei luoghi pubblici può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare il cuore della fede cioè la vicinanza di Dio per trasmetterla ai propri figli e ai cittadini. Il Presepe aiuta a contemplare liberamente il mistero della vicinanza, dell'amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d'Assisi fu così preso dal mistero dell'Incarnazione che volle riproporlo a Greccio, dove è pellegrinato Papa Francesco per firmare a Lettera apostolica "Ammirabile dono", nel Presepe vivente con l'apparizione di Gesù in un bambino, divenendo in tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l'evangelizzazione. Il Presepe può infatti aiutarci visibilmente a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell'umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale "da ricco che era, si è fatto povero" (2 Cor 8,9) per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell'Angelo: "Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi in un altare, in un confessionale, in un gesto di carità, uomini e donne del Duemila. Non c'è altro Natale.


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